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L’importanza delle certificazioni volontarie nella Supply Chain agroalimentare

By Sicurezza degli alimentiNo Comments
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Nel corso degli ultimi anni, le certificazioni volontarie nel settore agroalimentare hanno visto una netta crescita, svolgendo funzioni sempre più importanti e rappresentative per le aziende del comparto.

Infatti oggi, possedere una o più certificazioni per l’azienda significa poter garantire ai propri clienti di lavorare con metodo affinché venga sempre garantita la qualità dei prodotti commercializzati.

Significa anche porsi visibilmente sul mercato ed essere considerata un’azienda affidabile, perché certificata da un organismo di parte terza assolutamente indipendente.

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Tutte le certificazioni si basano su un sistema HACCP integrato a procedure di buone norme di lavorazione e un sistema di gestione documentale.

Da sottolineare che questi standard volontari ampliano il raggio di controllo e di azione anche su altri aspetti documentali, quali ad esempio il controllo della conformità delle etichette, il confronto delle tabelle nutrizionali riportate in etichetta con i risultati analitici ed altri aspetti legati ai requisiti specifici e legali dei paesi nei quali si applicano.

Scopriamo nel dettaglio quali sono gli standard di certificazione volontaria caratteristici del settore Food e richiesti nella Supply Chain agroalimentare.

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ISO 9001

Lo standard ISO 9001 rappresenta il più popolare tra gli standard ISO, impiegati da milioni di aziende in tutto il mondo.

Questo standard descrive l’insieme della struttura organizzativa, delle procedure, dei processi e delle risorse necessari ad attuare la gestione della qualità in una azienda.

Quali sono i principali obiettivi che si prefigge l’ultima versione dello standard?

Nel settembre 2015, è stata pubblicata la versione 9001:2015, con l’obiettivo di rendere la sua implementazione più facilitata all’interno delle organizzazioni, grazie ad un linguaggio che è stato reso più semplice, per una maggiore comprensione dei requisiti.

Il cambiamento chiave di quest’ultima versione riguarda la “filosofia del rischio”, concetto già implicito nella ISO 9001:2008. Sostanzialmente, viene chiesto alle organizzazioni di affrontare rischi ed opportunità, pianificare le relative azioni gestionali e stabilire gli obiettivi per la qualità.

Quali sono i maggiori benefici per l’azienda che decide di certificarsi ISO 9001?

Il maggior vantaggio apportato dalla norma è stato quello di essersi allineata ad altre norme del sistema di gestione ISO, come la ISO 14001 per la certificazione ambientale e la OHSAS 18001 per la salute e sicurezza sul lavoro.

Ciò si traduce nella possibilità, per un’azienda, di integrare il proprio sistema di gestione per la qualità anche con questi ulteriori standards.

 

 

ISO 22000

La ISO 22000 è lo standard del sistema internazionale ISO specifico per la sicurezza alimentare.

L’ultima versione è stata pubblicata nel Settembre 2005.

Può essere applicata a prescindere dalle altre norme sui sistemi di gestione.

La sua attuazione può essere allineata o integrata con i requisiti esistenti relativi agli altri sistemi di gestione qualità (ad esempio la norma ISO 9001).

Quali sono i principali obiettivi di questo standard di certificazione volontaria?

Lo scopo di tale norma è armonizzare a livello globale i requisiti per la gestione della sicurezza alimentare per le attività produttive e commerciali all’interno dell’intera filiera agroalimentare.

E’ destinata all’applicazione da parte delle organizzazioni che ricercano un sistema di gestione per la sicurezza alimentare, che va oltre rispetto a quanto normalmente richiesto dalla normativa cogente.

Vengono infatti stabili i PRP, ovvero i Programmi di Prerequisiti, che si integrano ai principi HACCP.

I PRP sono tutti quei presupposti e attività di base (in riferimento alla sicurezza alimentare), necessarie per mantenere un ambiente igienico lungo tutta la filiera agroalimentare, che sia idoneo alla produzione, gestione e fornitura di prodotti finiti sicuri e alimenti sicuri per il consumo umano.

Quali categorie di aziende possono certificarsi ISO 22000?

Questo standard è applicabile a tutte le aziende coinvolte nella filiera agroalimentare, quindi:

  • produzione primaria (animale e vegetale)
  • trasformazione
  • produzione di mangimi e alimenti per animali
  • stoccaggio, distribuzione e trasporto
  • ristorazione collettiva
  • servizi
  • produzione imballaggi
  • produzione prodotti chimici e biologici per l’industria alimentare

ISO 22005

Questo standard certifica la rintracciabilità nella filiera alimentare e mangimistica e viene scelto, molto spesso, da quelle organizzazioni che intendono valorizzare e comunicare l’origine dei prodotti e delle materie prime utilizzate.

 

Quali sono i vantaggi nell’applicazione di questo standard?

Molteplici sono i vantaggi nell’applicazione di questa certificazione; innanzitutto rappresenta un valido ed efficace strumento di garanzia della qualità delle produzioni, concorrendo ad aumentare la fiducia dei propri clienti e del consumatore finale.

Ottimizza i processi interni, garantisce il rispetto del Reg. CE 178/02 in tema di tracciabilità e rintracciabilità degli alimenti, facilitando la gestione della documentazione e delle informazioni anche in merito alle procedure di ritiro e richiamo dei prodotti

 

IFS FOOD

Lo standard IFS (International Food Standard) è arrivato alla sesta edizione e l’ultimo aggiornamento risale ad Aprile 2014; questo standard viene applicato dalla GDO francese, tedesca e italiana.

Quali sono le principali differenze tra questo standard e gli standard di certificazione della serie ISO?

Differentemente dagli standards ISO sopracitati, che certificano il sistema di gestione qualità di un’azienda, l’IFS è una certificazione di prodotto, ovvero attesta che le produzioni agroalimentari si svolgono garantendo la sicurezza alimentare e la salubrità dei prodotti commercializzati.

Quali sono i principali passi da compiere per un’organizzazione che vuole certificarsi IFS?

Affinché un’azienda possa certificarsi IFS deve eseguire un’accurata analisi dei rischi (microbiologico, biologico, chimico, fisico, allergeni), conoscere, valutare e controllare tutti i propri fornitori, sia di materie prime che di imballi primari e materiale a contatto con gli alimenti .

Basilare è il processo di approvvigionamento, per il quale i criteri di valutazione e qualifica devono essere chiari e si basano su:

– audit ai propri fornitori

– certificati di analisi

– affidabilità/reclami

– valutazione del rischio

Quali sono i maggiori benefici che trae l’azienda certificata IFS?

IFS, così come BRC che affrontiamo più avanti, sono riconosciuti da GFSI (Global Food Safety Initiative), ovvero il più autorevole gruppo di interesse di aziende agroalimentari.

Ciò si traduce in un enorme prestigio ed autorevolezza che ne acquista l’azienda certificata secondo questi standards.

 

BRC Global Standard

Sviluppato e pubblicato per la prima volta nel 1998, lo Standard è stato aggiornato a intervalli regolari al fine di riflettere le ultime tendenze nel settore della sicurezza alimentare.

Il suo utilizzo si è diffuso a livello mondiale.

 

Quali sono i principali obiettivi che si prefigge l’ultima versione dello standard?

Lo Standard costituisce un punto di riferimento per i produttori alimentari; offre una serie di linee guida per la produzione di alimenti sicuri e per la gestione della qualità dei prodotti, al fine di soddisfare appieno le aspettative dei clienti.

Riconosciuto a livello internazionale e conforme GFSI, prevede il rilascio di un rapporto e di una certificazione che possono essere accettati dai clienti, evitando che questi ultimi debbano procedere a una nuova verifica, comportando così un notevole risparmio di tempo e risorse.

Così facendo, consente alle aziende di verificare che i propri fornitori abbiano adottato sistemi di sicurezza alimentare adeguati.

Come per le altre certificazioni volontarie, garantisce una valutazione indipendente e affidabile dei sistemi di sicurezza alimentare di un’azienda, perché la verifica è condotta da organismi di certificazione esterni e indipendenti.

Quali sono le principali novità introdotte dalla versione 7?

Con l’introduzione di quest’ultima versione si è voluto migliorare la rintracciabilità, inserendo dei requisiti sulla gestione dei fornitori di materia prima e packaging, affrontare correttamente il problema sempre più ricorrente delle frodi e del bioterrorismo, perfezionare i controlli sul packaging e l’etichettatura dei prodotti, incoraggiare l’adesione delle aziende meno strutturate ed organizzare, evidenziare differenziando ancor di più il grado di conformità delle aziende certificate BRC.

Quali sono le principali similitudini e differenze tra l’IFS e il BRC?

Sono stati entrambi creati per soddisfare le richieste dei retailer della GDO.

I requisiti principali da soddisfare sono gli stessi ma il metodo di determinazione per la conformità allo standard è leggermente differente, perché l’IFS adotta un sistema di valutazione a punteggio percentuale mentre il BRC valuta l’azienda per grado di conformità (AA, A, B, C, D).

Alla luce di tutte queste considerazioni, possiamo affermare che gli standards BRC e IFS sono facilmente integrabili l’uno con l’altro e poggiano le loro fondamenta su un sistema di gestione qualità del tipo ISO 9001.

Anche la norma ISO 22000 è facilmente integrabile agli standard BRC e IFS.

In conclusione, le certificazioni rappresentano senza dubbio per le aziende un valido ed efficace strumento di standardizzazione dei propri processi e delle proprie procedure, nell’ottica del miglioramento continuo e dell’aumento della fiducia e fidelizzazione della propria clientela.

Scopri come possiamo aiutarti ad ottenere la certificazione che vuoi!

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IMPENNATA DEL REATI NELL’AGROALIMENTARE: L’IMPORTANZA DELLE CERTIFICAZIONI DI PRODOTTO A TUTELA DELLE AZIENDE ONESTE

By Sicurezza degli alimentiNo Comments

Cresce il business delle agromafie. A rischio sicurezza alimentare e immagine dei prodotti italiani

Controlli maggiori e più incisivi e pene più severe per i reati agroalimentari vengono richiesti da più parti per combattere un business illegale che nel 2014 ha raggiunto un valore 15,4 miliardi di euro secondo il Rapporto Agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare.

“Sarebbero almeno 5mila bar, trattorie, ristoranti di lusso, aperibar alla moda, franchising di locali esclusivi nelle mani di mafiosi ma la stima appare in difetto” è scritto nel’ultimo Rapporto sulle agromafie appena presentato a Roma.

Importazioni/esportazioni illegali di prodotti agroalimentari sottratti alle indicazioni sull’origine e sulla tracciabilità, macellazione e panificazione clandestine, traffici illegali di alimenti, falsificazione e sfruttamento illegale dei nostri brand sono le attività principali individuate nel Rapporto che mettono a rischio il made in Italy.Migliaia di tonnellate di prodotti e generi alimentari che, attraverso sofisticati meccanismi di alterazione, sofisticazione e contraffazione, sono commercializzati senza esserlo come prodotti tipici italiani o come eccellenze italiane per un valore intorno ai 60 miliardi ma che potrebbe anche essere superiore.

Eppure ogni anno le industrie effettuano controlli per la difesa della sicurezza alimentare per un valore di 2,5 miliardi di euro, come ha sottolineato il presidente di Federalimentare. A difesa dell’immagine del made in Italy è la battaglia sulle etichette trasparenti portata avanti dall’Italia a livello europeo per difendere la sicurezza dei consumatori, come l’ultima per la modifica dellla norma sulla nuova etichetta entrata in vigore lo scorso 13 dicembre che ha reso facoltativa l’indicazione dello stabilimento di produzione.

Subito è stata annunciata la creazione di un gruppo di lavoro specializzato sui reati agroalimentari. Chiaramente il fenomeno dell’agromafia o delle frodi in generale non può essere certo combattuto solo dalla prima linea quali ad esempio gli enti di controllo locali (ASL, NAS ecc) su loro iniziative puntuali ma ci vuole un coordinamento che parta da diversi Ministeri (Sviluppo Economico, Agricoltura, Interno). Il made in Italy agroalimentare è forse uno dei beni più preziosi che abbiamo nel nostro Paese e che produce ricchezza, lavoro, orgoglio nazionale forse più di ogni altra cosa. Se ci impegniamo ad affrontare questa questione in modo ampio al fine di innescare un circolo virtuoso, possono essere chiamate in causa, per un sistema di controlli mirati e diffusi sul territorio, le autorità competenti citate prima (ASL e NAS) ma vale anche la pena di premiare quelle aziende serie, sia di servizi che produttive che decidono di certificare il proprio prodotto o servizio.

Per essere fornitore della GDO ad esempio o per dare visibilità alla propria azienda in termini di qualità, sicurezza alimentare, responsabilità etica o ambientale, le aziende di produzione di alimenti, e non solo, possono decidere di certificare la loro attività/prodotto.

Come fa un’azienda a certificare la propria attività

Sono necessari 3 attori attivi e 1 di controllo: l’azienda che intende certificarsi; una società di consulenza; un ente di certificazione ed infine il tutto è garantito da un ente super partes che controlla le regole del gioco. In Italia questo organismo si chiama Accredia (ente unico di accreditamento designato dal Governo italiano).

Accredia accredita gli organismi di certificazioni abilitati a controllare il rispetto della normativa e dei disciplinari di produzione. Ciò a tutela della salute dei cittadini e a salvaguardia del sistema produttivo italiano.

La cosa però più importante è saper scegliere fra le diverse opportunità che il mercato offre in termini di società di consulenza o enti di certificazione. Uno dei parametri sicuramente più importanti è l’esperienza in questo settore che una società si è fatta negli anni di una società e che può essere sinonimo di garanzia del servizio che offre. Altro parametro di valutazione è la presenza di un laboratorio per le analisi sugli alimenti che sia accreditato Accredia.

Infine la presenza di una o più certificazioni volontarie quali quelle del sistema ISO o altre, certificate da Enti seri a loro volta accreditati da Accredia.

Il sistema delle certificazioni può sembrare a volte un bosco fitto dove si ha la sensazione di perdere solo tempo e denaro, ma con i giusti partner e la giusta comunicazione possono diventare quel plus commerciale che permette di aprire alcune porte. Avere una valutazione di conformità accreditata funziona come un vantaggio competitivo e un accesso più incisivo al mercato nazionale e estero dove in tal modo non è necessario superare controlli aggiuntivi.

Per questo è però fondamentale scegliere un approccio costruttivo e semplificativo che solo consulenti di esperienza sanno offrire.

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