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coloranti

pane viola

È l’ora del pane viola

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Dopo il pane nero, ecco un altro colore. Nuovo alimento, stessi problemi.

“Ecco il pane viola, un alimento sano con proprietà antinfiammatorie e antiossidanti”

“Buono e salutare, ecco il pane viola”

“è arrivato il pane viola. Ecco perché fa bene”

Questi sono solo alcuni dei titoli che è possibile trovare in questi giorni su diversi siti web, più o meno specializzati in fatto di alimentazione.

pane-violaViene dato grande risalto alle proprietà benefiche di questo pane, con particolare riferimento alle sue migliori proprietà digestive, che lo renderebbero adatto anche ai diabetici per il fatto di rallentare la trasformazione di amidi in zuccheri.

L’effetto benefico sembra attribuito ad una classe di pigmenti, gli antociani (o antocianine) naturalmente presenti in natura e facenti parte della famiglia dei flavonoidi, responsabili del colore rosso e viola di molti vegetali.

Purtroppo, come spesso accade sulla scia di qualsiasi “novità”, si rischia con molta facilità di fornire al consumatore un’informazione inesatta o solo parziale.

La creazione di questo nuovo alimento viene infatti accostata da qualcuno a proprietà benefiche, senza però approfondire forse a sufficienza l’argomento. Se è vero infatti, come sostenuto da molti studiosi, che gli antociani aiutano a prevenire malattie cardiovascolari o addirittura il cancro, discorso diverso deve necessariamente essere fatto per un alimento al quale gli antociani sono aggiunti come ingrediente.

Pane viola, messaggi pubblicitari “poco chiari”…

Vale la pena ricordare che, secondo il Reg. U.E. 1169/11 “…le informazioni sugli alimenti non attribuiscono a tali prodotti la proprietà di prevenire, trattare o guarire una malattia umana né fanno riferimento a tali proprietà”.  

Il rischio quindi  è di assistere al proliferare di una serie di messaggi altamente fuorvianti per il consumatore che potrebbe trovarsi di fronte, come già successo nell’ormai famigerato caso del pane nero, a messaggi pubblicitari che promettono effetti benefici, ma purtroppo del tutto inammissibili da un punto di vista normativo.

Senza considerare poi che, per quanto riguarda qualsiasi “claim” che voglia accompagnare un alimento, esiste un organismo deputato al loro controllo e approvazione. Naturalmente parliamo dell’EFSA, che periodicamente esamina e autorizza (o respinge) richieste di claims legati agli alimenti, in base astudi scientifici accurati.

Attualmente non esistono claims autorizzati relativi agli antociani, tanto meno relativi ai flavonoidi, per i quali anzi sono stati sottoposti nel corso degli anni almeno 30 pareri che sono stati tutti respinti.

Senza contare poi che, per quanto pigmenti naturali, gli antociani sono comunque un colorante alimentare (E 163) e come tale sono soggetti alla legislazione europea di riferimento, cioè il Reg. CE 1333/08, che non ne consente l’utilizzo come ingrediente nella composizione del pane.

pane-viola-fa-bene?

Dunque, in attesa di vedere questo nuovo prodotto nei banchi di vendita, occorre ricordare che le sue presunte proprietà benefiche devono ancora essere oggetto di studio da parte di organismi deputati a tale scopo e che, comunque sia, da un punto di vista prettamente legale, non è consentito denominare “pane” un prodotto al quale siano stati aggiunti i suddetti coloranti.

Purtroppo sembra che attualmente la strada intrapresa sia la medesima del pane nero sul quale, ormai mesi dopo la sua prima commercializzazione, si è riusciti a fare chiarezza in merito alle proprietà benefiche vantate (del tutto inesistenti) e al nome commerciale (anch’esso non poteva essere chiamato pane).

Rimaniamo in attesa di ulteriori sviluppi legati alla vicenda, non volendo necessariamente “essere contro” a prescindere, di fronte a questi che sembrano più che altro fenomeni mediatici, ma con l’intento di fornire una informazione più chiara ed esaustiva possibile.

olive sequestrate

Olive “riverniciate”: un trucco pericoloso

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Olive colorate e abbellite, come funzionava il “restyiling”?

La pratica di colorare le olive da tavola con il solfato di rame è solo l’ultima delle frodi alimentari delle quali si è avuto notizia nel nostro Paese. Il coinvolgimento di molte aziende (19 persone denunciate e 26 comunicazioni di notizia di reato) non fa altro che gettare un’ombra molto lunga su quello che è un mercato di rilievo a livello nazionale.

Le olive da tavola, una volta raccolte e lavorate, proseguono comunque il loro processo di maturazione che le porta, dopo un determinato lasso di tempo, a perdere brillantezza, ad opacizzarsi e ad assumere una colorazione tendente al giallognolo. Tutti questi elementi ovviamente rendono le olive molto meno appetibili da parte del consumatore, il che genera un mancato acquisto e di conseguenza un mancato guadagno per le aziende. Per ovviare a questo inconveniente, alcune aziende hanno deciso di ricorrere alla pratica di colorare le olive con il solfato di rame, un sale a base di rame e zolfo.

Il trattamento avviene successivamente alla raccolta delle olive, ed è proprio in questa pratica che è possibile riscontrare gli estremi del reato.

Le olive “troppo verdi” sono pericolose?

Il solfato di rame in questione rientra nel novero dei fitofarmaci, di quelle sostanze cioè il cui utilizzo è consentito sui prodotti ortofrutticoli, ma solo prima della raccolta, e che non devono generare residui sul prodotto “post raccolta”. Per ogni fitofarmaco (o più precisamente per ogni sostanza attiva in esso presente) sono stati fissati dei limiti dal Reg C.E. 396/05, detti “limiti massimi di residui” (LMR) che rappresentano la concentrazione massima di residuo che può essere riscontrata su un particolare alimento affinché questo possa essere sicuro per il consumo umano.

Per le olive verdi da tavola il limite è stato fissato a 30 mg/Kg, ma nei campioni prelevati dal Corpo Forestale e sottoposti ad analisi, si è riscontrato un valore superiore al doppio consentito, precisamente 70 mg/Kg, rendendo le olive in questione pericolose per il consumo umano.

Il sequestro appare quindi giustificato in quanto il solfato di rame è stato utilizzato in maniera impropria (post raccolta con funzione di colorante) e inoltre i suoi residui sono risultati maggiori del limite consentito per legge. Vogliamo aggiungere che la fattispecie può costituire reato perseguibile penalmente ai sensi dell’Art.  516 del Codice Penale, per aver posto in commercio un articolo non genuino come genuino, il che prevede la reclusione fino a 6 mesi o la sanzione fino a € 1.032,00.

Il colorante nelle olive:

Discorso diverso deve essere fatto riguardo la pratica di colorare le olive con l’additivo E141 (complessi delle clorofille), pratica che è stata tirata in ballo in questi giorni. Detta pratica è comunque non consentita, ma decisamente non pericolosa. (basti pensare che la clorofilla è il pigmento responsabile del colore verde di molte verdure comunemente consumate sulle nostre tavole).

L’impiego di questo colorante nelle olive non è ammesso ai sensi del Reg. C.E. 1333/08, anche se questo divieto, imposto dalla Comunità Europea  è piuttosto recente. I produttori Italiani di olive da tavola infatti, in passato hanno sempre adottato questo espediente per rendere il loro prodotto più appetibile, senza per questo voler frodare il consumatore o metterne in pericolo la salute. A fronte del sopra citato divieto, i produttori hanno chiesto alla stessa Comunità Europea  di poter reintrodurre l’utilizzo dell’E141 basandosi sui seguenti punti:

  • L’E141 è un colorante comunemente utilizzato in tantissime categorie di alimenti (caramelle, bibite analcoliche, conserve vegetali, gelati solo per citarne alcuni) anche normalmente destinati a categorie di consumatori sensibili quali i bambini.
  • Il Comitato scientifico per l’alimentazione umana ha stabilito una dose giornaliera ammissibile di clorofilla pari a 15 mg/Kg di peso corporeo, mentre il consumo medio pro capite di olive da tavola apporterebbe circa 1,3 mg di clorofilla annui, quindi dosi neanche lontanamente paragonabili al limite ritenuto ammissibile.

Attualmente la richiesta è ancora in fase di discussione e siamo in attesa di ulteriori sviluppi.

Dunque, il quadro che emerge è quello di un mercato che deve essere monitorato dalle Autorità Competenti, per garantire ai consumatori un prodotto  sempre conforme alle  regole; l’accorgimento è ovviamente quello di distinguere chi mette in pericolo la salute adulterando gli alimenti con sostanze pericolose come il solfato di rame e chi, con l’intento di rendere il prodotto più gradevole, utilizza la clorofilla che come abbiamo visto è assolutamente sicura per il consumo umano nei giusti quantitativi.

LISTA NERA DEI COLORANTI ARTIFICIALI DANNOSI PER I BAMBINI

By Sicurezza Alimentare, VarieNo Comments

Alcuni coloranti sono dannosi per la salute dei bambini e vanno esplicitamente indicati in etichetta

E’ quanto prescrive l’EFSA che si sta occupando di riesaminare tutti gli additivi chimici contenuti negli alimenti e, quindi, anche i coloranti artificiali . Per alcune sostanze scatta addirittura il divieto di utilizzo.

Lo scorso 20 luglio è entrato in vigore quanto prescritto dall’art. 24 comma 1 e dall’allegato V del regolamento CE 1333/08:   sulle etichette dei prodotti alimentari contenenti uno o più dei seguenti coloranti: Read More

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