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Acqua-radioattiva

Acqua: nuove tutele per la risorsa più preziosa

By Tutela ambientaleNo Comments

Acque destinate al consumo umano: da oggi più controlli sulla radioattività

Proprio oggi, 22 Marzo 2016, in occasione della giornata mondiale dell’acqua, entra in vigore il D.Lgs. 28 del 15 Febbraio 2016.

Tale provvedimento stabilisce i requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano e sostituisce il D.Lgs. 31/01 e s.m.i. stabilendo principi e disciplina di controllo delle sostanze radioattive mediante parametri indicatori e relativi valori di parametro (valore di attenzione del parametro).

Aspetti salienti

Acqua-radioattivaIl Decreto in questione pone in capo alle Regioni e Province Autonome l’obbligo di assicurare il controllo delle sostanze radioattive nelle acque destinate al consumo umano; tale attività, viene effettuata tramite un approccio basato sull’elaborazione e messa in atto di un programma di controllo da cui possono scaturire, in caso di superamento di uno o più valori di parametro, opportune azioni volte al controllo sulla salubrità delle acque e sugli alimenti e bevande per scopi di tutela della salute pubblica.

Nel caso di superamento dei valori, difatti, il Decreto individua le seguenti azioni, tese ad assicurare che:

  1. venga valutato il rischio per la salute a cui è esposta la popolazione interessata;
  2. vengano adottati, ove necessario, provvedimenti correttivi volti a ridurre la concentrazione di radioattività nell’acqua destinata al consumo umano per renderla conforme ai requisiti del presente decreto;
  3. vengano adottate, ove necessario, misure cautelative a tutela della salute pubblica.

Il decreto riporta un apparato sanzionatorio a carico del gestore del servizio idrico nei casi in cui siano accertate le violazioni delle disposizioni previste nel Decreto.

Sanzioni

Il Decreto prevede l’applicazione di sanzioni amministrative importanti a carico del gestore che:

  1. non effettua i controlli interni come previsti nel decreto stesso (sanzione amministrativa pecuniaria da 40.000 € a 120.000€),
  2. non conserva i certificati di analisi effettuati (sanzione amministrativa pecuniaria da 20.000 € a 80.000€ per ogni risultato di misura non conservato)
  3. non comunica l’accertato superamento dei valori di parametro all’azienda sanitaria locale territorialmente competente (sanzione amministrativa pecuniaria da 30.000 € a 100.000€, per ogni dato non comunicato)
  4. non attua i provvedimenti correttivi adottati dall’azienda sanitaria locale territorialmente (sanzione amministrativa pecuniaria da 50.000 € a 150.000€)
  5. non provvede ad informare la popolazione di situazioni di non conformità in atto (sanzione amministrativa pecuniaria da 50.000 € a 150.000€)

 

Definizioni

Rientrano nella definizione delle “acque destinate al consumo umano”:

  • tutte le acque trattate o non trattate, destinate ad uso potabile, per la preparazione o la cottura di cibi e bevande, o per altri usi domestici, a prescindere dalla loro origine, siano esse fornite tramite una rete di distribuzione, mediante cisterne, in bottiglie o altri contenitori;
  • tutte le acque utilizzate in un’impresa alimentare per la fabbricazione, il trattamento, la conservazione o l’immissione sul mercato di prodotti o sostanze destinati al consumo umano.

Nel perseguire la tutela della salute pubblica il Decreto definisce parametri indicatori (in particolare la concentrazione di attività del radon, la concentrazione di attività di trizio, la dose indicativa) e relativi valori di parametro che altro non sono che i valori di attenzione con cui confrontare la media annua dei valori del parametro misurati.

Tra le definizioni riportate nel Decreto è utile evidenziare il termine “gestore”, con il quale si intende uno dei principali attori del sistema di controllo.

Si intende difatti per “gestore” il gestore del servizio idrico integrato così come definito nell’ambito del testo unico ambientale (art. 74 c.1 lett. r) D.Lgs. 152/06 e s.m.i.), possono essere ricomprese nella definizione anche le imprese alimentari se queste derivano le acque da fonti proprie o comunque non sono approvvigionate dalla rete di distribuzione idrica.

Esenzioni

Il Decreto non si applica ad alcune fattispecie, quali:

  • acque minerali naturali riconosciute come tali ai sensi del D.Lgs. 176/01, che attua la direttiva 2009/54/CE;
  • acque medicinali ai sensi del D.Lgs. 219/06, che attua la direttiva 2001/83/CE

 

acque-destinate-al-consumo-umano

 

Ciò ovviamente non significa che tali tipologie di acque non siano sottoposte ai controlli su radioattività, ma semplicemente che sono sottoposte a normative specifiche che tengono conto anche della radio protezione.

Altra esenzione prevista è quella riferita alle singole fonti di piccole dimensioni (attingimento medio giornaliero inferiore a 10 metri cubi) e riferite a piccolo bacino d’utenza (meno di 50 persone); tali casi saranno esentati con decreto del Ministro della Salute e saranno, in ogni caso, mantenuti attivi provvedimenti finalizzati ad informare la popolazione e a dare la possibilità alla popolazione di chiedere, agli Enti di controllo istituzionali, le verifiche e ricevere le informazioni su potenziali pericoli.

Parametri e controlli

Ai fini dell’attuazione del programma di controllo, messo in atto dalle Regioni e Province Autonome, sono definiti dei controlliesterni” ed “interni” sui valori di parametro che devono essere rispettati nei seguenti punti:

  1. nel punto in cui queste fuoriescono dai rubinetti per le acque fornite attraverso una rete di distribuzione idrica;
  2. nel punto in cui fuoriescono dalla cisterna per le acque fornite da una cisterna;
  3. nel punto in cui sono imbottigliate o introdotte nei contenitori per le acque confezionate in bottiglie o altri contenitori;
  4. nel punto in cui sono utilizzate nell’impresa per le acque utilizzate nelle imprese alimentari.

La distinzione tra controlli esterni ed interni si riferisce al soggetto che ne provvede: nel primo caso vengono effettuati dalle aziende sanitarie locali territorialmente competenti, nel secondo caso direttamente dal gestore.

I risultati dei controlli devono essere conservati almeno per 5 anni e sono gestiti dagli Enti istituzionali preposti (Regioni, Province Autonome, Ministero della Salute, Istituto Superiore della Sanità.

acqua-potabile-con-teschioNel caso si verificasse il superamento, come valore medio annuo di uno dei valori di parametro, scattano le azioni riferite alla valutazione del rischio per la salute a cui la popolazione è esposta, all’individuazione delle cause del superamento, nonché quelle necessarie alla definizione dei provvedimenti correttivi e le misure di cautela da intraprendere.

Per l’attuazione dei provvedimenti correttivi provvedono tutti i soggetti competenti (Sindaco, Gestore, azienda sanitaria locale, etc.), ognuno per le proprie competenze, nell’ambito dello svolgimento dei controlli e nell’ambito delle necessarie azioni informative verso la popolazione.

Conclusioni

Il nuovo Decreto, che entra in vigore proprio nella giornata mondiale dell’acqua, sostituisce e modifica le previsioni del D.Lgs. 31/01 e s.m.i. relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano in merito ai controlli sulla radioattività.

Nuove definizioni, nuovi criteri di controllo della radioattività presente nelle acque, specifici programmi di controllo e un approccio basato all’individuazione preventiva dei rischi, gli strumenti che le Regioni e le Province Autonome, anche grazie all’ARPA e all’ASL, dispongono per assicurare il controllo delle sostanze radioattive nelle acque.

Gli obblighi di controllo, di scambio di informazioni e l’individuazione di importanti sanzioni in capo al gestore, costituiscono altri strumenti per garantire la tutela della salute pubblica riferita alle acque destinate al consumo umano.

Arsenico nell’acqua: la tabella

By Sicurezza degli alimenti, VarieNo Comments

L’ arsenico nell’acqua potabile di alcune città del Lazio a partire da Viterbo è rilevato ancora oltre la soglia consentita per legge (10 microgrammi per litro) dopo che le deroghe concesse in Italia hanno permesso di superare per alcuni periodi la soglia massima imposta dall’UE.

Di seguito una tabella sui valori di arsenico nelle acque minerali riportata su Io leggo l’etichetta in base all’ analisi sullo stato delle acque italiane su “Le Scienze” nel 2010

Denominazione Acqua Minerale/Fonte Valore (microgrammi per litro)
Acqua Gaudianello 0.619
Acqua Santa Croce 0.124
Acqua Leggera 4.650
Acqua Lilia 1.900
Acqua Sveva 2.740
Acqua Ferrarelle 6.810
 Acqua Lete 0.759
 Acqua Lieta (Conad) 0.238
 Acqua Galvanina 0.162
 Acqua Monte Cimone (Coop) 0.098
 Acqua di Nepi 5.710
 Acqua Claudia 0.059
 Acqua Egeria 8.910
 Acqua Fiuggi 1.850
Acqua Boario 0.056
 Acqua Coop (Sorgente Grigna) 0.390
Acqua Frisia 5.640
Acqua Levissima 6.200
Acqua Maniva 0.675
Acqua Norda (Sorgente Daggio) 3.730
Acqua Norda (Nuova Acqua Chiara) 0.161
Acqua San Pellegrino 1.380
Acqua Sant’Antonio 0.475
Acqua Vitasnella 0.117
Acqua Gaia 0.248
Acqua Nerea 0.102
Acque Alpi Cozie 1.040
Acqua Alte Vette (Iper) 0.407
Acqua Crodo Liesel 0.088
Acqua Cime Bianche 0.798
Acqua Lauretana 0.019
 Acqua San Bernardo 0.489
 Acqua Sant’Anna 1.310
Acqua Sant’Anna (Fonte Vinadio) 5.220
Acqua Candida 5.410
Acqua Funte Fria 5.690
Acqua Isola Antica 7.440
Acqua Pejo 0.091
Acqua Fonteviva 0.153
Acqua Panna 0.355
Acqua Uliveto 0.088
Acqua Fabia 0.404
Acqua Rocchetta 0.198
Acqua Sangemini 0.204
Acqua Viva 0.109
Acqua Dolomiti (Esselunga) 0.533
Acqua Guizza 0.428
Acqua Recoaro 0.054
Acqua San Benedetto 0.468
Acqua Vera 1.410

 

Nei giorni scorsi i presidenti delle associazioni consumatori della Tuscia, in merito alla mancata attivazione nei tempi prestabiliti dei dearsenificatori realizzati, hanno chiesto un incontro con il presidente della Provincia di Viterbo, nonché presidente dell’Ato1.

Sono di ottobre scorso altre ordinanza di non potabilità, essendo l’arsenico considerato elemento altamente cancerogeno dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro.

Un tema quello dei livelli di concentrazione di elementi tossici tra cui l’arsenico contenuti nelle acque potabili che avevamo trattato su questo blog nel 2010 facendo un punto della situazione nel Lazio dove peraltro le autorità competenti sul territorio (Asl) sono molto attive nei controlli delle acque.

In un articolo stamattina su Io leggo l’etichetta si torna a portare l’attenzione sul problema dell’ arsenico nell’acqua potabile e soprattutto sulla scarsa trasparenza delle acque minerali visto che l’arsenico è presente anche in queste sebbene il valore contenuto non venga indicato in etichetta da nessuna parte.

Sarebbe molto utile per i consumatori, sottolinea l’articolo, conoscere i quantitativi di arsenico contenuti nelle acque minerali riportando questo valore (ad oggi praticamente assente) sull’etichetta, proprio per maggiore trasparenza e correttezza verso il consumatore. In etichetta la presenza di arsenico, cadmio, mercurio piombo dovrebbe essere riportata anche se i valori sono nei limiti di legge.

Uguale trasparenza viene chiesta anche per le acque pubbliche degli acquedotti comunali, le cui analisi inclusive dei valori di arsenico dovrebbero essere facilmente raggiungibili da tutti i siti dei gestori.

Cosa prevista, come si ricorda nell’articolo, dalla delibera del 28 Dicembre del 2012 dell’Autorità dell’Energia che dava tempo fino al 30 Giugno 2013 affinché i gestori delle acque pubbliche rendessero disponibili sul proprio sito internet una modalità di ricerca delle informazioni relative alla qualità dell’acqua distribuita per almeno i seguenti parametri: PH, residuo secco a 180°, durezza, conducibilità, calcio, magnesio, ammonio, cloruri, solfati, potassio, sodio, arsenico, bicarbonato, cloro residuo, fluoruri, nitrati, nitriti, manganese.

Nei siti dei gestori però non ve n’è traccia.

L’acqua del rubinetto comunque resta sempre da preferire perchè più garantita e controllata come aveva spiegato il segretario del Consiglio Nazionale dei Chimici, Fernando Maurizi, intervenendo in una trasmissione Rai nel 2010 proprio sul problema dell’arsenico nell’acqua di molti comuni italiani.

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