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Consiglio Nazionale dei Chimici

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Daniela Maurizi eletta nel Consiglio Nazionale dei Chimici

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Gruppo Maurizi riporta con orgoglio la notizia dell’elezione di Daniela Maurizi nel Consiglio Nazionale dei Chimici.

Daniela-Maurizi-eletta-al-Consiglio-Nazionale-ChimiciNella votazione del 20 Marzo 2016 infatti, la Dottoressa e Amministratore Delegato del Gruppo Maurizi ha ottenuto la larga maggioranza dei voti, passando così dal Consiglio interregionale di Lazio, Umbria, Abruzzo e Molise a quello Nazionale.

Il Consiglio Nazionale coordina e supervisiona tutti gli Ordini territoriali rispondendo direttamente al Ministero.

Ha il compito di contrastare l’esercizio non autorizzato della professione di chimico così come l’uso abusivo di tale titolo, per garantire alla comunità dei professionisti qualificati e competenti nel rispetto delle vigenti norme di legge.

Riportiamo inoltre, così come scritto sul sito del CNC:

“Il Consiglio ha funzione giurisdizionale rispetto a ricorsi e reclami degli iscritti nei confronti degli ordini territoriali; esprime inoltre pareri, su richiesta dei Ministeri, in merito a proposte di legge e regolamenti riguardanti la professione, oltre ad avere la funzione di referente del Governo in materia di tariffa professionale.

Tra gli obiettivi primari che il Consiglio si propone c’è la volontà di rafforzare il peso della figura professionale del chimico nella società italiana.”

Dal 20 Marzo, Daniela Maurizi è uno dei 15 consiglieri in Italia.

Scarica il comunicato stampa.

Decalogo della Sicurezza Alimentare

Decalogo della Sicurezza Alimentare

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E’ questo uno dei motivi che ha spinto il Consiglio Nazionale dei Chimici a promuovere il Decalogo della Sicurezza Alimentare, contenente tutte le indicazioni per una corretta sicurezza alimentare, anche casalinga.

 

Molte persone preferiscono produrre in casa alcune tipologie di alimenti ma non sempre si è a conoscenza dei rischi a cui si va incontro.

L’istituto Superiore di Sanità mette a disposizione delle linee guida per la corretta preparazione delle conserve alimentari in ambito domestico, con indicazioni che vanno dal mantenimento di una corretta igiene degli alimenti, per ridurre al minimo il rischio di contaminazione, alla scelta degli ingredienti e le buone pratiche e procedure da seguire per la preparazione di diverse tipologie di conserve.

Aziende di produzione e ristoranti devono rispettare regole ben precise riguardo le metodologie di conservazione e lavorazione del pesce ma anche nel caso di utilizzo in casa di questi prodotti è bene seguire alcune buone pratiche.

  • Un primo aspetto importante riguarda la conservazione degli alimenti a temperatura controllata

Come per tutti gli alimenti congelati, surgelati o deperibili, anche il pesce deve essere mantenuto a una temperatura costante, evitando di spezzarne la catena del freddo con sbalzi termici ma soprattutto cercando di limitare al minimo i tempi in cui l’alimento è soggetto a temperature superiori, come nel caso del trasporto dal negozio a casa.

  • Se consumato crudo, il pesce deve essere preventivamente conservato nel congelatore domestico

In mancanza di un abbattitore professionale di temperature, è necessaria la conservazione del prodotto nel congelatore casalingo (che dovrebbe essere contrassegnato con tre o più stelle) per almeno 96 ore a -18°C. Caso diverso è invece quello del ristorante, che grazie all’utilizzo dell’abbattitore può ridurre i tempi a 24 ore, mantenendo il pesce a -20°C.

Lo scongelamento non deve mai avvenire a temperatura ambiente, idonea alla proliferazione dei batteri, ma sempre all’interno del frigorifero o tramite microonde. Una volta scongelato, l’alimento deve poi essere consumato entro le 24 ore e non deve essere ricongelato, a meno che non venga preventivamente cotto.

Saper leggere le etichette

Anche riguardo la conservazione e il consumo di prodotti industriali c’è spesso molta confusione, a partire dalle indicazioni in etichetta, che offrono una vasta gamma di informazioni utili alla corretta gestione degli alimenti, di cui a volte il consumatore non è del tutto consapevole.

Indicazione della data di scadenza

Tutti i prodotti che abbiano superato la data di scadenza non possono essere messi in commercio ma spesso capita di comprare un alimento e conservarlo in casa oltre quella che viene comunemente definita, appunto, ‘data di scadenza’.

C’è da fare tuttavia una precisazione:

Sulla confezione dell’alimento acquistato si possono trovare due diciture:

  1. da consumarsi entro il”, che indica la data stabilita dal produttore entro cui il prodotto può essere consumato in sicurezza;
  2. da consumarsi preferibilmente entro il”, cioè la data di preferibile consumo, oltre la quale il prodotto può perdere le sue caratteristiche nutrizionali e/o organolettiche, pur non diventando generalmente pericoloso per la salute.

Marchi di qualità e claims

Spesso nelle etichette dei prodotti alimentari capita di trovare marchi di qualità come IGT, IGP, DOP, DOC. In realtà queste diciture, pur indicando specifici criteri di lavorazione o garantendo l’utilizzo di determinare materie prime (controllate dal disciplinare di produzione della denominazione di appartenenza) non forniscono alcuna indicazione o garanzia in termini di qualità o sicurezza dell’alimento stesso.

Allo stesso modo, alcune diciture quali “senza lattosio” o “gluten free”  esprimono l’assenza in assoluto di questi allergeni ma ne garantiscono l’eventuale concentrazione al di sotto dei limiti stabiliti per legge, a tutela dei soggetti sensibili.

sicurpunto Daniela Maurizi

Sicurezza Alimentare, Responsabilita’ Globali

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Il Sistema Sanitario Pubblico Italiano per la Salute animale e la Sicurezza alimentare prevede infatti un apparato strutturato che integra una molteplicità di attori coinvolti, ognuno con le proprie responsabilità per il controllo, la prevenzione e il contrasto alle frodi alimentari.

Del tema si è recentemente parlato anche all’Expo di Milano, con il convegno Fighting food crime, enforcing food safety, durante il quale il Ministero della Salute ha presentato i risultati delle azioni di prevenzione e controllo messe in atto: nel 2014 sono state oltre 171.000 le ispezioni e 8.000 gli audit dei servizi veterinari e di igiene e sicurezza degli alimenti e nutrizione delle ASL italiane sugli stabilimenti per gli alimenti di origine animale, nonché quasi 288.000 le unità operative di imprese alimentari controllate e più di 110.000 i campioni analizzati dai laboratori ufficiali.

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TERRA DEI FUOCHI: I CHIMICI PROPONGONO CONTROLLO SU TUTTI I PRODOTTI ALIMENTARI E SULLE FALDE

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Il Consiglio Nazionale dei Chimici (CNC) propone di sottoporre a controlli tutti i prodotti alimentari provenienti dalla Terra dei fuochi, in modo da garantire che “sia chi produce generi alimentari che i consumatori siano certi che il prodotto che viene da quei territori sia sicuro per l’alimentazione umana” spiega a Rai News 24 Fernando Maurizi, segretario del Consiglio Nazionale dei Chimici.

La terra dei fuochi, non tutta la Campania ovviamente, è da anni una grande discarica a cielo aperto e ciò crea un grave problema per tutti i prodotti che vengono coltivati in quei territori. “La soluzione proposta dai Chimici è di mettere in sicurezza queste discariche costituite prima dell’entrata in vigore della normativa e che pertanto non rispondono oggi ai dettami per garantire una buona discarica – sottolinea Maurizi – di conseguenza l’unica cosa è coprire questi terreni in cui possono essere sotterrate sostanze nocive, ma lasciando i rifiuti dove si trovano e garantire un controllo delle falde. Assolutamente non bisogna spostarli altrimenti si provocherebbe solo una movimentazione di rifiuti andando magari ad inquinare altri posti”.

COME GESTIRE IL PERICOLO MICOTOSSINE

By Sicurezza Alimentare, VarieNo Comments

Il pericolo micotossine

Globalizzazione dei mercati, ed in particolare di quello alimentare, vuol dire maggiori rischi e pericoli legati a cattive pratiche di gestione degli alimenti.

Tra i pericoli che maggiormente interessano la comunità “alimentare” vi è quello delle Micotossine, muffe che possono causare malattie negli esseri umani.

Funghi come l’Aspergillus e il Fusarium producono micotossine, come le aflatossine, che possono causare anche disturbi della crescita nei bambini, cancro al fegato e problemi al sistema immunitario. Secondo la Fao le micotossine ogni anno infettano circa un quarto delle colture agricole del  mondo e provocano la perdita di un miliardo di tonnellate di cibo.

“Sia la Comunità Europea che l’Italia stessa sono sempre all’avanguardia nella gestione delle allerte alimentari, sia nell’ottica della prevenzione che in quella dei controlli. Non a caso da alcuni anni a questa parte si è avvertita la necessità di incrementare i controlli, soprattutto verso quei Paesi considerati a rischio, nei confronti dei quali la richiesta di materie prime si è andata incrementando.

Le  Micotossine, per la loro natura ubiquitaria, sono un pericolo per molte categorie di alimenti e, se mal gestite, possono potenzialmente essere causa di intossicazioni sia nell’uomo che negli animali”.

Lo spiega Fernando Maurizi, Segretario del Consiglio Nazionale dei Chimici all’aperturta stamattina a Roma dell IV Congresso Nazionale sulle micotossine nella filiera Agro-Alimentare  organizzato dall ‘Istituto Superiore di Sanità e dal Consiglio Nazionale dei Chimici e che durerà fino a mercoledì 13 giugno presso l’ Aula Pocchiari dell’ISS in viale Regina Elena 299.

E’ necessario comprendere a fondo quello che è lo stato dell’arte riguardo alle Micotossine. Quanto ne sappiamo?

Quali sono gli effetti dannosi per uomo e animali? Quali le novità nel campo della ricerca?

Solo ricevendo risposte precise e puntuali le imprese possono avere un quadro il più completo possibile per poter gestire il pericolo e per evitare problemi per la popolazione.

“In questa ottica si delinea il ruolo del Chimico che, con le sue competenze può essere considerato una figura di riferimento, una sorta di ‘trait d’union’ capace di mettere in comunicazione tra loro le diverse figure professionali che di volta in volta si alternano nel difficile compito di caratterizzare i diversi aspetti che caratterizzano le Micotossine – sottolinea Maurizi – Senza tralasciare le competenze tecniche che consentono sicuramente ad un chimico di poter comprendere ‘a tutto tondo’ i diversi aspetti legate alle Micotossine, il loro sviluppo, i rischi a loro connessi, le metodiche di analisi, solo per citarne alcuni.

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