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Origine degli alimenti: finalmente la Commissione Europea fa chiarezza

By Sicurezza AlimentareNo Comments

L’ indicazione dell’origine obbligatoria per l’ingrediente primario, quando questa sia diversa da quella del prodotto finito è oggi  più vicina.

La commissione Europea ha elaborato un documento in bozza, con l’intento di adottare gli atti di esecuzione per l’applicazione dell’Art. 26 paragrafo 3 del Reg. U.E. 1169/11.

Il documento potrà essere soggetto a modifiche prima di essere approvato. Tuttavia è il primo passo della Commissione Europea, atteso da ben tre anni (originariamente tali atti avrebbero dovuto essere adottati entro il 13 Dicembre 2013), per colmare una lacuna rilevante del Regolamento U.E. 1169/11 e che sta ormai creando molti imbarazzi alle aziende dei diversi Paesi membri che trovano difficoltà per l’applicazione corretta del suddetto articolo.

 

origine degli alimenti made in italy

 

Di seguito gli argomenti principali che sono stati presi in esame per la stesura della bozza:

  • Verrà considerata quale indicazione di origine, qualsiasi dicitura, termine, immagine o simbolo  anche quando essa figuri nel marchio aziendale
  • Il Regolamento non si applicherà a quegli alimenti che abbiano un nome che, sebbene riporti una indicazione geografica, questa sia diventata parte integrante della denominazione dell’alimento
  • Il Regolamento non si applicherà laddove altre norme della U.E. stabiliscano l’indicazione di origine (obbligatoria o volontaria) per particolari categorie di prodotti
  • Qualsiasi indicazione geografica che derivi da un disciplinare di prodotto I.G.P., D.O.P. o simili, non sarà considerata indicazione di origine e quindi non farà scattare l’obbligo di indicazione di origine dell’ingrediente primario
  • Il bollo C.E., assegnato alle aziende che producono alimenti di origine animale e che sono riconosciute ai sensi del Reg. C.E. 853/04, non sarà considerata indicazione di origine
  • Non sarà consentito utilizzare, come indicazione di origine, aree geografiche di fantasia o che non siano immediatamente riconoscibili dal consumatore. Di contro, l’utilizzo di indicazioni geografiche che coprono il territorio di più stati membri, sarà consentito (es. “origine Tirolo”).

 

A seguito delle suddette considerazioni, sono stati proposti 6 articoli che costituiranno l’applicazione del Reg. U.E. 1169/11. Tra le novità più interessanti, sicuramente le modalità di espressione di origine dell’ingrediente primario (Articolo 3) che potrà essere in alternativa, una delle seguenti:

  • “Origine U.E” oppure “Origine Non U.E.”
  • “Origine (qualsiasi Regione all’interno di uno Stato membro, che sia facilmente riconoscibile dal consumatore)”
  • “Origine (lo Stato membro o il Paese terzo)”

 

Quando si voglia indicare che l’ingrediente primario abbia una differente origine rispetto al prodotto finito, senza volerne specificare lo Stato di provenienza (Articolo 4), andrà riportata una dicitura simile a:

                “(nome dell’ingrediente primario) non ha origine da (nome del Paese di origine del prodotto finito)”

Entrambe le diciture previste dagli Articoli 3 e 4 andranno riportate nello stesso campo visivo dell’indicazione di origine del prodotto finito, con un carattere di grandezza almeno pari al 75%, tuttavia con dimensioni non inferiori a quelle minime già previste dal Reg. U.E. 1169/11

La data di applicazione proposta sarà il 1 Aprile 2019, con la possibilità di commercializzare tutti gli alimenti messi in commercio o etichettati antecedentemente a tale data, fino ad esaurimento delle scorte.

Rimane tuttavia in sospeso la spinosa questione relativa alla definizione di ingrediente primario fornita dallo stesso Regolamento, che lascia più di un dubbio interpretativo.

È apprezzabile comunque che finalmente la Commissione abbia dato il via all’iter di questa nuova norma, che avrà comunque molto tempo per essere perfezionata al meglio.

 

 

Stabilimento di produzione in etichetta… ci siamo

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Come abbiamo avuto già modo di scrivere a Maggio scorso, eravamo in attesa che il D.D.L. di delegazione Europea 2015 venisse approvato in via definitiva.

Oggi, 16 Settembre 2016, il testo è entrato in vigore come Legge 170/16.

Da adesso il Governo avrà i già previsti 12 mesi di tempo per delineare nuove norme in merito all’indicazione obbligatoria dello stabilimento di produzione o confezionamento e alle modalità di indicazione del lotto in etichetta.

 

stabilimento-di-produzione-in-etichetta

 

Quindi, entro Settembre 2017 dovremo aspettarci una piccola rivoluzione relativamente alle etichette dei prodotti alimentari, come già a suo tempo lo fu l’introduzione del Regolamento U.E. 1169/11.

Rimane ben inteso che qualsiasi misura adottata in tal senso dal Governo Italiano, dovrà essere presentata per approvazione alla Commissione Europea.

Sempre entro 12 mesi da oggi, il Governo dovrà adeguare il regime sanzionatorio in materia di etichettatura degli alimenti, alle disposizioni previste dal Regolamento U.E. 1169/11, ma in questo caso senza dover chiedere approvazione preventiva alla Commissione Europea.

mappa-origine-degli-alimenti-nel-mondo

Origine degli alimenti in etichetta

By Sicurezza AlimentareNo Comments

La questione legata all’ origine degli alimenti è un argomento che sta a cuore a molti ed in particolar modo trova terreno fertile laddove il consumatore medio sia portato a credere che i prodotti agroalimentari originari del proprio Paese siano i migliori in circolazione, pretendendo quindi di veder indicata chiaramente l’origine dell’alimento in etichetta per poter compiere delle scelte consapevoli.

Al di la della legittimità o meno di questa pretesa, l’indicazione di origine obbligatoria in linea di principio viene avversata dall’Unione Europea e, quando è stata introdotta, lo si è fatto per cercare di arginare pericoli sanitari (l’epidemia di “mucca pazza” per la quale è diventata obbligatoria l’indicazione di origine delle carni bovine, con il Reg. C.E. 1760/00) o in caso di variazioni accertate nella qualità del prodotto in base alla provenienza (Direttiva CE 110/2001 sulla commercializzazione del miele).

La situazione attuale

Attualmente il riferimento normativo di più ampio respiro, nel quale venga affrontato il tema dell’origine, è il Reg .U.E. 1169/11 il quale, all’Art. 26 paragrafo 2 così recita:

“L’indicazione del paese d’origine o del luogo di provenienza è obbligatoria nel caso in cui l’omissione di tale indicazione possa indurre in errore il consumatore in merito al paese d’origine o al luogo di provenienza reali dell’alimento, in particolare se le informazioni che accompagnano l’alimento o contenute nell’etichetta nel loro insieme potrebbero altrimenti far pensare che l’alimento abbia un differente paese d’origine o luogo di provenienza”.

origine degli alimenti mappa paesi

Il Reg. U.E. 1169/11 ha portato luci e ombre nel campo dell’etichettatura e in particolare nel campo dell’indicazione di origine, molte sono le incertezze.

Ad esempio, il medesimo Art. 26, nel successivo paragrafo 3 recita: “quando il paese d’origine o il luogo di provenienza di un alimento è indicato e non è lo stesso di quello del suo ingrediente primario:

a) è indicato anche il paese d’origine o il luogo di provenienza di tale ingrediente primario; oppure

b) il paese d’origine o il luogo di provenienza dell’ingrediente primario è indicato come diverso da quello dell’alimento.”

Se all’apparenza tale paragrafo sembrerebbe aggiungere un ulteriore grado di approfondimento e chiarezza  alla questione, così non è, per il fatto che il paragrafo a tutt’oggi non è ancora applicabile (siamo in attesa di atti di esecuzione che la Commissione avrebbe dovuto pubblicare entro il 13 Dicembre 2013).

A complicare ulteriormente la faccenda, contribuisce anche la definizione che, sempre il Reg. U.E. 1169/11 dà di luogo di provenienza: “qualunque luogo indicato come quello da cui proviene l’alimento, ma che non è il “paese d’origine” come individuato ai sensi degli articoli da 23 a 26 del Reg. CEE n. 2913/92; il nome, la ragione sociale o l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare apposto sull’etichetta non costituisce un’indicazione del paese di origine o del luogo di provenienza del prodotto alimentare ai sensi del presente regolamento” e che rimanda ad un ulteriore Regolamento, non facilitando di certo il compito di chi voglia chiarirsi le idee.

Per completare il quadro quindi è impossibile non citare la definizione di paese di origine:

“Sono originarie di un paese le merci interamente ottenute in tale paese”; e ancora:

Una merce alla cui produzione hanno contribuito due o più paesi è originaria del paese in cui è avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, economicamente giustificata ed effettuata in un’impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo od abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione”.

Occorre ribadire come non siano mai sufficienti a conferire il carattere originario operazioni molto semplici quali: cambiamenti di imballaggio, la cernita, la riduzione in pezzi, il condizionamento e l’apposizione di marchi.

Attualmente dunque, l’obbligo di indicazione di origine è ancora dovuto solamente per quelle categorie di alimenti per i quali sia stata emanata normativa specifica (come già visto miele e carni bovine, ma anche olio di oliva, carni ovine caprine, suine e di pollame, pesce, uova).

Per tutti gli altri alimenti, nell’attesa di ulteriori specifiche da parte della Commissione Europea, è legittimo mantenersi in una situazione di attesa.

Rimane inteso che in particolari casi, l’indicazione dell’origine sia comunque da applicarsi. Ad esempio, volendo commercializzare un alimento che il consumatore identifica con un Paese e per il quale vengono fatti riferimenti in etichetta espliciti a quel Paese (fois gras in confezioni riportanti la bandiera francese o la silhouette della Francia ma realizzato in Italia), allora in quel caso l’indicazione di origine  diventerà obbligatoria perché le informazioni che accompagnano l’alimento o contenute nell’etichetta nel loro insieme possono far pensare che l’alimento abbia un differente paese d’origine o luogo di provenienza” (cfr.Art. 26 Reg. U.E. 1169/11 sopra citato).

Origine degli alimenti in etichetta : Scenari futuri 

Dobbiamo segnalare che, in data 22 febbraio 2016, la Commissione Europea ha proposto una bozza di atti di esecuzione per quanto riguarda il sopra citato Art. 26 paragrafo 3, dalla quale è stato possibile estrapolare alcuni contenuti.

Sembra che, in caso di materia prima di diversa origine rispetto al Paese di produzione, questa dovrà essere indicata con caratteri analoghi usando una delle due diciture:

“prodotto in… con materia prima di origine/provenienza di …”

“prodotto in… con materia prima di origine/provenienza diversa”

Altra novità riguarda la “qualificazione” dell’origine geografica che dovrà essere del medesimo “livello” (Regione o Paese) per l’indicazione di produzione e di origine di materia prima.

Sembra purtroppo che le specifiche di origine legate a particolari ricette tradizionali (ad esempio il ragù alla bolognese) non saranno comprese nell’ambito di applicazione, cosa che non contribuirà a ridurre il fenomeno del cosiddetto “Italian sounding”.

stabilimento di produzione cassetta lettere

Stabilimento di produzione … si muove qualcosa!

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Aggiornamento 16/9/2016:

Il Decreto è stato approvato in via definitiva: leggi il nuovo articolo sullo stabilimento di produzione in etichetta.


La Camera dei Deputati ha appena approvato il Disegno di Legge di delegazione europea 2015, presentato in prima istanza dal Governo il 18 Gennaio 2016.

Tra i vari argomenti presentati, di particolare interesse risulta quanto scritto nell’Art. 4, in riferimento a due argomenti relativi all’applicazione del Reg. U.E. 1169/11 sull’informazione ai consumatori in campo di etichettatura alimentare:

  • L’indicazione obbligatoria dello stabilimento di produzione
  • Il regime sanzionatorio

Entrambi i provvedimenti potranno prevedere l’abrogazione di disposizioni nazionali relative a quanto già disciplinato dalla normativa europea (ora del definitivo e ufficiale pensionamento del vecchio D. Lgs. 109/92?).

Per quanto concerne lo stabilimento di produzione, verrà reintrodotta l’obbligatorietà di tale indicazione, con la possibile aggiunta dello stabilimento di confezionamento, se diverso. Le finalità sono principalmente una corretta informazione al consumatore e una maggiore facilità per gli organi di controllo di rintracciare l’alimento.

stabilimento di produzione cassetta lettere

La prima motivazione potrebbe risultare alquanto debole, dato che un consumatore medio trarrebbe un beneficio relativamente piccolo nel sapere se un alimento sia stato prodotto a Milano o  Roma; diversamente la seconda motivazione potrebbe essere molto valida laddove si dovesse risalire con celerità alle cause di una tossinfezione alimentare o altra emergenza simile.

Occorre ricordare in questa sede che il tanto compianto D.Lgs. 109/92, che aveva introdotto l’obbligo di indicazione dello stabilimento di produzione, già non si applicava agli alimenti confezionati provenienti da altri Paesi per la vendita in Italia e riteniamo che la nuova norma non si potrà discostare troppo da questo approccio, per una questione che ricade nell’ambito dell’indicazione di origine e che va contro il libero mercato.

Curiosamente verrà data la possibilità in alcuni casi di indicare lo stabilimento di produzione con diciture, marchi o codici equivalenti, cosa che probabilmente non faciliterà la comprensione dell’informazione da parte del consumatore.

Per quanto concerne le sanzioni invece, la norma adeguerà il sistema sanzionatorio nazionale a quello europeo, individuando nell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi del Mi.P.A.A.F., l’Autorità Competente per l’irrogazione delle sanzioni.

L’attuale iter legislativo e burocratico tuttavia è ancora lungo.

Come detto, il D.D.L. è stato approvato dalla Camera dei Deputati e dovrà passare per l’approvazione definitiva in Senato; una volta ottenuta, la legge potrà vedere la luce e, a partire da quella data, il Governo avrà dodici mesi di tempo per emanare uno o più Decreti Legislativi che legiferino in merito ai due argomenti di cui sopra.

Tali Decreti Legislativi saranno adottati su proposta di diversi Ministeri (Sviluppo Economico, Salute, Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Economia e Finanze, Giustizia) oltre che della Conferenza permanente Stato Regioni.

Il cammino quindi è ancora molto lungo e gli ostacoli da superare sono molti; inoltre finora gli argomenti sono stati solamente accennati e dovremo vedere come saranno affrontati nella stesura definitiva delle norme; tuttavia questo può senz’altro rappresentare un primo passo in una direzione che molti aspettavano.

Ribadiamo che allo stato attuale nulla è ancora ufficiale; è possibile però comprendere almeno in parte il senso verso il quale il Legislatore nazionale si stia orientando.

 

pesce etichetta frodi alimentari

Frodi alimentari: prodotti ittici e miele

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Irregolarità nelle etichette di miele e prodotti ittici

La Commissione Europea, in seguito allo scandalo della carne equina e alle omissioni nei contenuti di molte etichette di prodotti a base di carne, ha dato il via ad un piano di controlli coordinato per combattere le frodi alimentari. Il piano, contenuto nella Raccomandazione C(2015)1558 del 12 Marzo 2015, è stato tenuto “nascosto” dalla Gazzetta ufficiale proprio per garantire un effetto sorpresa maggiore sui controlli.

Controllo sui prodotti ittici: il 6% delle specie ittiche controllate (3.900 totali) dichiarate in etichetta non è risultato conforme a livello europeo, mentre in Italia le specie diverse da quelle dichiarate sono state solo il 2,4%.  Nel nostro paese sono stati prelevati 251 campioni, di cui solo 6 sono risultati non conformi. Di questi, 4 sono stati prelevati ai PIF (Posti di Ispezione Frontaliera) e provenivano dalla Cina e dal Senegal, mentre 2 campioni sono stati prelevati alla vendita al dettaglio.

Le specie in Italia più comunemente sostituite e utilizzate per frodi alimentari sono: la cernia (4 casi) , il rombo (1 caso ) e  la limanda (1 caso).

Controllo sul miele:  il 19% dei controlli effettuati  (2.237  totali) a livello europeo sul miele sono risultati non conformi, mentre a livello Italiano il dato si è fermato al 9,1% (110 totali). Le irregolarità maggiori sono state:

  • falsa dichiarazione dell’origine botanica (7%)
  • adulterazione con zuccheri (6%),
  • origine geografica, parametri chimico-fisici e altre problematiche di etichettatura  (2%).

In Italia, in particolare, le frodi alimentari prevedevano:

  • aggiunta di zuccheri in 2 casi
  • idrossimetilfurfurale (HMF) superiore ai limiti di legge in 2 casi
  • indice diastasico difforme in 3 casi
  • caratteristiche organolettiche non conformi in 3 mieli
  • origine botanica e/o geografica diversa dal dichiarato in 6 prodotti

Riportati sul sito del Ministero della Salute i dati salienti delle due indagini, la cui tipologia di controlli (effettuata dall’ICQRF per il 2015) è prevista anche per il 2016.

patatine artigianali

Patatine artigianali: un caso emblematico

By Sicurezza AlimentareNo Comments

La sentenza del T.A.R. del Lazio, emessa pochi giorni fa a fronte del ricorso presentato dalle aziende incriminate, non ha fatto altro che confermare quanto già stabilito dall’AGCM.

Leggendo la sentenza del T.A.R. non si può non notare, infatti, un’analisi accurata delle contestazioni mosse ai produttori.

Tuttavia, quello che risalta maggiormente è senza dubbio l’attenzione dedicata al consumatore e alle scelte che questi è portato ad intraprendere per un acquisto consapevole.

Al di là delle motivazioni che hanno portato alle sanzioni, che sono comunque da ritenersi sostanzialmente corrette, è interessante notare come le contestazioni siano scaturite non solo dalla verifica dell’applicazione del Reg. U.E. 1169/11 (che tutte le aziende seguono per la realizzazione delle proprie etichette), ma anche e soprattutto dal già citato Codice del Consumo, che spesso si spinge “oltre” i Regolamenti stessi.

Le sanzioni sono state comminate principalmente per:

  • pubblicità ingannevole, in violazione dello stesso Codice del Consumo;
  • l’indicazione di alcuni claim in etichetta, utilizzati da tutti i marchi coinvolti.

Le contestazioni sui claim riportati in etichetta hanno riguardato primariamente tre categorie:

    • “Meno …% di grassi”, 
    • “Cotte a mano/artigianali”
    • “Con olio di oliva”

Nel primo caso, mentre la minore percentuale di grassi era riportata in etichetta con caratteri molto vistosi, la frase comparativa “rispetto alla patatina fritta classica” risultava scritta in caratteri non immediatamente percepibili dal consumatore.

Riguardo invece l’olio d’oliva indicato tra gli ingredienti delle patatine artigianali, pur essendo il claim riportato sul fronte del pacco con il dovuto risalto (caratteri grandi, immagini di olive e bottiglie di olio, ecc), l’effettiva percentuale presente, peraltro irrisoria rispetto ad altri oli, era riportata sul retro e in caratteri più piccoli, perdendosi tra le altre informazioni.

In entrambi i casi, la norma comunemente applicata (il Reg. U.E. 1169/11) consente la realizzazione dell’imballo così come è stato effettivamente proposto sul mercato.

Tuttavia, la lettura data dall’AGCM e successivamente dal T.A.R. è stata quella di porsi maggiormente dalla parte del consumatore e di considerare i claim anche dal punto di vista della pratica commerciale ingannevole. Alla luce di questa lettura, le etichette così realizzate sono effettivamente risultate veicolare un messaggio ingannevole e/o scorretto e dunque sanzionabile.

In una delle sentenze, una delle ditte produttrici chiede il ricorso adducendo la motivazione che il suo operato (cioè scrivere in etichetta la dicitura “artigianale”) sia stato preventivamente approvato dalla A.S.L. territorialmente competente.

Questa motivazione è stata giustamente rigettata, in quanto la A.S.L. non risulta Autorità Competente per deliberare in merito ai messaggi pubblicitari o ai claim indirizzati ai consumatori.

Vogliamo poi soffermarci su un aspetto spesso trascurato, perché a torto non ritenuto rilevante ai fini dell’etichettatura, cioè che la Normativa riguardo la fornitura di informazioni ai consumatori, che comprende tutti i mezzi di comunicazione.

Poco importa se l’etichetta posta in commercio non presenti diciture contestabili, quando un messaggio proveniente da altre fonti (sito internet, televisione, radio) fornisca invece un messaggio commercialmente scorretto.

Nella valutazione delle Autorità Competenti sono stati presi in considerazione anche questi aspetti, cioè la pluralità di messaggi scorretti giunti ai consumatori.

Sull’ammontare delle sanzioni, ritenute esagerate dai ricorrenti in relazione agli effettivi introiti che si sono generati dallo sfruttamento dei claim scorretti, sempre il T.A.R. ha voluto precisare che:

“In materia di pubblicità ingannevole l’entità della sanzione deve commisurarsi non ai ricavi sul singolo prodotto oggetto della pubblicità ma sull’importanza e sulle condizioni economiche dell’impresa”.

Per finire, vogliamo chiudere con un passaggio estrapolato dalle sentenze, che può risultare utile per comprendere quale sia l’approccio degli Organi di Controllo nei confronti dei messaggi destinati al consumatore:

È in capo ai produttori l’onere di chiarezza e di completezza di informazioni, che non può non riguardare in primis la presentazione di un elemento cruciale nella scelta di acquisto dei consumatori…e la sua percezione da parte del consumatore deve essere immediata…tutte le informazioni importanti, che secondo buon senso e correttezza si presume possano influenzare il consumatore nell’effettuare la propria scelta, devono essere rese già al primo contatto

Dunque, cosa fare per avere la sicurezza di non utilizzare pratiche commerciali scorrette?

  • Consultare diverse fonti

Il Reg. U.E. 1169/11 è lo strumento per realizzare una etichetta corretta dal punto di vista tecnico ma come abbiamo visto il Codice del Consumo fornisce indicazioni preziose sotto altri aspetti, senza voler dimenticare le cosiddette “normative verticali”, cioè quelle relative alle singole categorie di prodotti.

  • Non fidarsi di quello che si trova già sul mercato

Non è detto che altre aziende, anche con un certo nome, siano infallibili.

  • Affidarsi a professionisti del settore

Potranno consigliarvi per il meglio.

  • Mettersi sempre dalla parte del consumatore

Vale a dire, chiedersi se il messaggio che si vuole veicolare possa risultare in qualche modo ambiguo o di difficile interpretazione.

 

Alimenti senza glutine

Alimenti senza glutine e prodotti dietetici: dal prossimo anno regole più stringenti

By Sicurezza AlimentareOne Comment

I nuovi regolamenti Ue 828/14 e 609/13 sugli ADAP (Alimenti Adatti ad una alimentazione Particolare) entreranno in vigore il prossimo 20 luglio 2016 e riguardano le informazioni ai consumatori sulla presenza di glutine negli alimenti e gli alimenti destinati a fini medici speciali e alla prima infanzia.

Ciò che cambierà radicalmente saranno le procedure per la commercializzazione dei prodotti recanti la dicitura “prodotto dietetico” (come gli alimenti senza glutine e gli alimenti senza lattosio).

Non sarà più possibile aggiungere la dicitura “prodotto dietetico” nella denominazione dell’alimento e decadrà l’obbligo di notificare al Ministero della Salute i prodotti posti in commercio.

La notifica rimarrà su base volontaria per poter usufruire del rimborso a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Non saranno più consentite, inoltre, indicazioni del tipo “per diabetici” sugli alimenti, in quanto questi ultimi potranno facilmente scegliere gli alimenti loro adatti in base alla tabella nutrizionale e all’elenco ingredienti.

Per gli alimenti senza glutine la normativa prevede l’obbligo di applicare sugli imballaggi le seguenti diciture (obbligatorie dal 20 luglio 2016 ma inseribili da subito su base volontaria)

  • Senza glutinesolo per i prodotti con contenuto di glutine non superiore ai 20 mg/Kg
  • Con contenuto di glutine molto bassosolo sui prodotti contenenti frumento, segale, orzo o avena, specialmente lavorati per ridurre il tasso di glutine, in modo che questo non sia superiore ai 100 mg/Kg

Potranno aggiungersi negli imballaggi anche le seguenti  indicazioni:

  • Adatto alle persone intolleranti al glutine
  • Adatto ai celiaci

Laddove l’alimento sia stato espressamente prodotto per ridurre il tenore di glutine nell’alimento o per sostituire gli ingredienti contenenti glutine con altri che ne siano privi, l’imballo potrà inoltre riportare una delle seguenti diciture (assolutamente equivalenti tra loro):

  • Specificamente formulato per celiaci
  • Specificamente formulato per persone intolleranti al glutine

Non sarà comunque possibile utilizzare una dicitura riguardante l’assenza di glutine o la naturale assenza di lattosio, laddove ciò sia da ritenersi scontato e laddove tutti i prodotti analoghi presentino le medesime caratteristiche (ad esempio, non si potrà utilizzare il claim “senza glutine” su una confezione di latte).

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Comunicazione commerciale dei prodotti alimentari: nuove linee guida dal Ministero

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Dieci sono le raccomandazioni delle associazioni di categoria firmatarie del documento (A.I.D.E.P.I., A.I.I.P.A., ASSOBIBE, ASSOLATTE, CONFIDA, FEDERALIMENTARE, MINERACQUA e IAP):

1. I claim prestazionali devono trovare riscontro in una adeguata base scientifica

Le indicazioni sulla salute non possono cioè prescindere dalla validazione da parte di ricerche o studi scientifici.

2. I claim prestazionali devono rispecchiare le caratteristiche e le proprietà vantabili da un prodotto

Per ottenere l’autorizzazione all’indicazione in etichetta, il claim salutistico deve avere caratteristiche di veridicità e correttezza verificabili nelle proprietà del prodotto o dell’ingrediente cui è attribuito. Inoltre, la formulazione del messaggio commerciale non deve sottendere od essere soggetta ad interpretazioni allusive che ne alterino il senso nella percezione del consumatore.

3.  No ad approvazioni, richiami e raccomandazioni o attestazioni di tipo medico che si risolvono nell’attribuire caratteristiche salutistiche ai prodotti

Il messaggio promozionale non deve citare o alludere a raccomandazioni o autorizzazioni mediche sulle proprietà salutistiche del prodotto. Le uniche indicazioni di tipo medico riportabili in etichetta sono quelle previste dal Reg. CE n. 1924/2006.

4. No alla visualizzazione di porzioni di cibo o situazioni che possano suggerire un consumo smodato

Le comunicazioni commerciali non devono mostrare o suggerire un consumo scorretto o eccessivo del prodotto.

5. No a un atteggiamento da parte di adulti che avalli comportamenti alimentari non corretti

Il documento sottolinea l’importanza della componente imitativa degli adulti da parte dei bambini. I messaggi commerciali destinati o che possano arrivare ai minori devono evitare, pertanto, di includere o mostrare comportamenti alimentari scorretti da parte degli adulti.

6. No alla ridicolizzazione dei corretti comportamenti alimentari

Allo stesso modo, le linee guida tengono conto della sensibilità psicologica dei suoi destinatari. La comunicazione dei prodotti alimentari non quindi deve portare (più o meno esplicitamente) a sentirsi in imbarazzo per il consumo di un alimento, a favore di un altro.

7. No a suggestioni che inducano a ritenere che il mancato possesso o consumo del prodotto comporti il rifiuto da parte degli amici o della comunità di appartenenza

Anche la componente sociale è tenuta in considerazione nella stesura delle raccomandazioni. I messaggi promozionali non devono evocare un senso di disagio legato alle abitudini alimentari del bambino.

8. No a comunicazioni che inducano esplicitamente a un consumo smodato o non equilibrato al fine di ottenere un premio

Nel caso di promozioni a premi, i messaggi non devono in ogni caso indurre a un consumo eccessivo o scorretto del prodotto.

9. Quando vengono utilizzati segni, disegni, personaggi legati ai minori deve essere reso chiaro che si tratta di comunicazione commerciale

Il riferimento a contenuti editoriali non deve confondere la natura promozionale del messaggio.

10. No a comunicazioni che inducano a seguire uno stile di vita scorretto o a sminuire l’importanza di una vita attiva

Le comunicazioni commerciali non devono in ogni caso suggerire o orientare a un’alimentazione o abitudini sbagliate.

daniela maurizi decanter radio 2

Decanter: le etichette alimentari spiegate da Daniela Maurizi

By Attività in Evidenza, Rassegna StampaNo Comments

Il Regolamento UE 1169/11, in vigore da dicembre 2014, prevede che il consumatore debba essere tutelato e informato sugli alimenti attraverso le indicazioni in etichetta.

Dall’obbligo di indicazione degli allergeni in etichetta alla tracciabilità degli alimenti e delle materie prime, tutti i temi affrontati nel podcast della puntata:

Decanter etichette alimentari

Credits: www.decanter.rai.it

 

 

 GRUPPO MAURIZI CAMBIA SEDE

 

La nostra Azienda è cresciuta negli ultimi anni e la nostra sede crescerà con noi.

Per fare spazio a nuovi progetti, clienti e collaboratori, abbiamo scelto una sede più grande.

Da lunedì 20 giugno potrai trovarci nel nostro nuovo Headquarter a questo indirizzo:

 

Gruppo Maurizi s.r.l.

Via Pellaro 22, 00178 Roma

 

A partire da tale data tutti i campioni del laboratorio dovranno essere spediti e/o consegnati al nuovo indirizzo.

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