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etichettatura estera

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Paese che vai etichetta che trovi: Australia e Nuova Zelanda

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Dopo aver approfondito un Paese per ogni continente (Nord America, Sud America, Asia), il viaggio non sarebbe completo senza includere l’ultimo continente e cioè l’Oceania.

Chiaramente, dire Oceania è sinonimo di Australia, ed è proprio di questo mercato che parliamo. La normativa Australiana si accompagna a quella della Nuova Zelanda, con la quale condivide molti aspetti salienti, tuttavia con alcune differenze.

Anche in questo mercato, le norme sull’etichettatura degli alimenti sono piuttosto complicate e differiscono sostanzialmente dalle norme di USA e Canada (con le quali ci aspetteremmo maggiore affinità, trattandosi di tutti Paesi anglosassoni).

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Iniziando dall’elenco delle informazioni obbligatorie, l’attenzione cade subito su un elemento spesso trascurato dalle norme sull’etichettatura e cioè il numero di lotto.

Anche per il Reg. U.E. 1169/11 il lotto non è previsto ed è in realtà è contemplato in una Direttiva a parte, così come non lo è per altri Paesi come il Canada e gli U.S.A.

Tuttavia, per l’indicazione del lotto è consentito utilizzare le medesime modalità previste in Europa e cioè apporre un’indicazione che sia una sigla di identificazione univoca oppure utilizzare al suo posto una qualsiasi data presente in etichetta.

 

Altro elemento che si trova solamente nella normativa Europea, e che invece non è quasi mai contemplato dalle normative extra Europee, è l’indicazione dell’ingrediente caratterizzante che deve essere apposta all’interno dell’elenco ingredienti, in corrispondenza dell’ingrediente interessato. Esattamente come in Europa, l’indicazione della % è obbligatoria laddove l’ingrediente sia messo in risalto con immagini, parole o altri accorgimenti.

Si delineano quindi alcune particolarità che avvicinano l’etichettatura Australiana a quella Europea, più di quanto non lo sia quella Statunitense ad esempio.

Sulla scia di queste similitudini, la norma Australiana prevede una effettiva differenza di indicazione della data di scadenza.

Si parla infatti di data di scadenza vera e propria (Use-by date) per gli alimenti deperibili il consumo dei quali è a rischio, una volta superata la data; si parla invece di data di preferibile consumo (Best before date) per quegli alimenti che dopo la data suddetta sono ancora sicuri per il consumo ma che possono perdere le loro caratteristiche organolettiche.

Un capitolo a parte sarebbe costituito dalla tabella nutrizionale, per la quale tuttavia abbiamo previsto un futuro articolo che compari l tutte la tabelle nutrizionali dei Paesi dei quali abbiamo affrontato l’etichettatura.

Chiudiamo brevemente con il capitolo additivi, per i quali abbiamo una sostanziale differenza con l’Europa, e cioè che questi debbano essere indicati attraverso la loro funzione e il loro nome specifico (non vale cioè la nomenclatura Europea).

Forse la normativa sull’etichettatura Australiana, sebbene geograficamente il Paese sia il più lontano dall’Europa tra quelli che abbiamo esaminato, è quella che più si avvicina ai nostri standard.

Questo naturalmente non deve far abbassare la guardia sulle possibili insidie che si nascondono nelle pieghe di un regolamento che comunque risulta molto corposo.

 

Se ti serve aiuto con questo,o con gli altri regolamenti esteri, visita la nostra pagina di servizi etichettatura estera!

 

etichettatura canada

Paese che vai etichetta che trovi: il Canada

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Altro giro altra corsa; il nostro viaggio intorno al mondo ci porta a toccare il terzo continente del nostro tour alla scoperta delle diverse etichette alimentari.

Questa volta ci spostiamo in Nord America, ma decidiamo di virare rispetto al tradizionale mercato U.S.A., per dirigerci verso quello che in realtà potrebbe preso diventare un mercato in forte espansione: il Canada

Non ci stancheremo mai di dire che ogni Paese fa storia a sé per quanto riguarda i requisiti relativi all’etichettatura degli alimenti, e ovviamente il Canada non fa eccezione.

 

Per chi fosse portato a pensare che la vicinanza con gli Stati Uniti abbia generato un sistema di etichettatura simile, la sorpresa sarebbe molto grande.

Per certi aspetti infatti, l’etichetta Canadese è addirittura più ostica di quella Statunitense.

Iniziamo col dir che, essendo il Canada un Paese bilingue, anche l’etichetta dovrà riflettere questa caratteristica:

sarà quindi necessario riportare tutte le informazioni sia in Inglese che in Francese, con tutte le ovvie difficoltà di sdoppiare le informazioni a discapito dello spazio disponibile.

Altra curiosità riguarda il nome prodotto per il quale, se è vero che esistono degli Standards ben precisi che definiscono accuratamente le diverse categorie di alimenti, d’altro canto sono permesse delle evidenti eccezioni.

Infatti, per quei prodotti che abbiano avuto un lungo periodo di commercializzazione e che i consumatori abbiano imparato a conoscere al di là di ogni dubbio, sarà permesso utilizzare un nome di fantasia. A tale proposito la “Food Labelling Guide” cita il nome Pepsi Cola come assolutamente ammissibile da un punto di vista normativo!

Continuando con le peculiarità, ci sembra doveroso citarne una che potrebbe essere ben vista dall’industria, in quanto alleggerisce notevolmente il problema della “variabilità della materia prima”.

Viene infatti consentito di riportare in elenco ingredienti alcuna materie prime che potrebbero subire delle variazioni, indicando quindi al consumatore che potrebbe trovare l’una o l’altra. Il vantaggio in questo caso è ovvio, in quanto consente di non modificare gli impianti stampa, laddove non fosse possibile reperire sempre le stesse materie prime sul mercato.

 

Ancora, immancabile come in ciascuno dei precedenti articoli, il capitolo dedicato agli allergeni (abbiamo già visto il trattamento speciale che il Brasile riserva al glutine e il particolare elenco della Corea del Sud).

In questo caso poche differenze e poche sorprese: l’elenco, rispetto a quello del Reg. U.E. 1169/11, non comprende sedano e lupini ma aggiunge i pinoli.

Tuttavia la differenza sta soprattutto nei requisiti di scrittura, laddove non viene richiesto alcun carattere particolare per indicare gli allergeni. È sufficiente infatti indicarne le presenza all’interno dell’elenco ingredienti oppure subito di seguito a questo, preceduti dal termine “contains” (ma solo se l’alimento dal quale deriva l’allergene non è indicato in elenco ingredienti).

 

Chiudiamo con quello che probabilmente è l’elemento di ogni etichetta che più mette in difficoltà per le sue differenze: la tabella nutrizionale.

Questo è ancora più vero in Canada dove ad esempio, ci sono dei requisiti molto stringenti per quanto riguarda il carattere da utilizzare, che deve essere “senza grazie”, cioè privo di orpelli (ad esempio non è ammesso il font Times New Roman mentre è consentito il font Helvetica.

Altra ovvia differenza riguarda i parametri inclusi nella tabella, che si differenziano molto da quelli previsti in Europa; vi è poi da aggiungere che attualmente il Canada si trova in un periodo di transizione per quanto riguarda la tabella nutrizionale, dato che è stato delineato un nuovo formato di tabella che modificherà le informazioni a disposizione del consumatore (modifica nei micronutrienti presenti e nei requisiti di leggibilità).

Come per gli altri articoli, anche questo vuole costituire solo una semplice introduzione al mondo dell’etichettatura Canadese che, al pari di quella di altri Paesi, deve essere affrontata con cautela e con il giusto approccio metodico, per evitare di porre in commercio alimenti che altrimenti rischiano il blocco in dogana per informazioni non corrette.

 

Hai bisogno di aiuto con le etichette per il mercato Canadese?

Scopri i nostri servizi sull’etichettatura per il Canada!

 

corea del sud cibo

Paese che vai etichetta che trovi: la Corea

By Sicurezza AlimentareNo Comments

In questo secondo capitolo del viaggio nel mondo dell’etichettatura ci spostiamo in un altro continente.

Se la prima tappa ci aveva condotti in Brasile, la seconda ci porta ad immergerci in una cultura completamente diversa: la Corea del Sud.

 

corea del sud cibo

 

L’etichettatura per questo mercato è probabilmente più ostica rispetto agli standard ai quali siamo abituati; basti pensare alle ovvie difficoltà linguistiche che si devono affrontare per confrontarsi con la scrittura per ideogrammi.

Fortunatamente il Ministero della Salute Coreano si è premurato di proporre una traduzione in Inglese delle principali normative, compresa quella sull’etichettatura.

Tuttavia ad una prima lettura non può non saltare all’occhio una evidente sgrammaticatura in alcuni passaggi, che rende particolarmente difficile l’interpretazione di quanto scritto.

Se a questo si aggiunge anche il seguente disclaimer presente in bella vista sulla prima pagina della traduzione

 

Note to reader: if there should be any differences between the original Korean texts and English translation, the original Korean texts shall prevail

Nota per il lettore: se dovessero esserci delle discrepanze tra il testo originale in Coreano e la traduzione in Inglese, il testo Coreano avrà la precedenza (N.d.A.)

 

è facile rendersi conto che  la prima differenza significativa per quanto riguarda il mondo dell’etichettatura Coreana, è proprio l’accessibilità all’informazione.

 

Detto questo, vediamo le principali peculiarità più prettamente “tecniche”.

Volendo cominciare da quello che è l’argomento forse più attuale in questo particolare momento, cioè gli allergeni, vediamo che già si presentano le prime difficoltà. Infatti come sempre quando si parla di allergeni, vi è la doppia difficoltà di gestirli sia a livello di etichettatura che a livello di procedure di autocontrollo.

In questa ottica è sempre utile quindi individuare gli allergeni “diversi”.

Per quanto riguarda la Corea, questo elenco comprende, tra gli altri, il grano saraceno, le pesche, il maiale, i pomodori!

Ciò è più che legittimo se si pensa che in genere un elenco allergeni viene stilato in base alle principali e più diffuse allergie presenti in un dato Paese.

Questo naturalmente, oltre a costituire un ostacolo in fase di etichettatura, costituisce anche una sfida in fase produttiva, in quanto sarà necessario gestire il pericolo allergeni alla luce di questo nuovo elenco (basti pensare ad una eventuale “cross contamination” da pomodoro che nessuno ha sicuramente mai dovuto gestire!)

 

Altra particolarità, che farà forse sorridere, è quella di dover aggiungere all’indicazione della quantità netta, quella delle calorie in modo che le due indicazioni appaiano accorpate sull’imballaggio.

Per alcuni cibi inoltre, vi è l’obbligo di apporre la data di produzione; in genere si tratta di cibi pronti al consumo.

Infine una breve parentesi sula tabella nutrizionale, che forse rappresenta lo scoglio più grande quando si vogliano conciliare elementi che si adattino a più Paesi.

Come per ogni mercato, anche quello Coreano infatti richiede un particolare formato con il quale indicare i valori nutrizionali, oltre alla tipologia dei parametri stessi, che presenta le sue particolarità.

Se infatti i parametri sono gli stessi di una Nutrition facts Statunitense, il layout della tabella e la disposizione dei parametri stessi è invece diverso.

Naturalmente molte altre sono le sfaccettature che si possono presentare in fase di realizzazione di un’etichetta per il mercato Coreano, tutte da considerare attentamente se si vuole entrare in questo mercato.

Un ultima parola deve essere dedicata agli importatori, i quali spesso possono costituire un ostacolo imprevisto, in quanto accampanti pretese che potremmo definire bizzarre, volte più a soddisfare un loro bisogno di “marketing” che un rispetto vero e proprio della norma.

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Etichette come biglietto da visita

By Rassegna StampaNo Comments

 

Riportiamo per completezza di informazione il secondo articolo della Gazzetta di Parma relativo al Seminario del 20 Ottobre di cui vi abbiamo anticipato qui.

L’incontro, tenutosi in collaborazione tra il Gruppo Maurizi, l’Unione Parmense degli Industriali e Informest Consulting, verteva in particolare su paesi quali Canada, Australia e Nuova Zelanda.

Paolo Di Bona, Senior Specialist sicurezza alimentare del Gruppo Maurizi, ha commentato così l’incontro cui ha partecipato come relatore:

“C’è stata grande partecipazione delle aziende su argomenti di forte interesse, relativi a mercati in cui il prodotto italiano riscuote grande successo.”

 

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