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MERENDINE CON OLIO DI PALMA?

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Olio di palma sì o no?

L’olio di palma periodicamente torna sotto i riflettori e viene messo sotto accusa.

La merendina industriale fatta con olio di palma fa più male rispetto al dolce fatto in casa con il burro?

Di alternative in quanto ad oli per le preparazioni industriali ce ne sono, dall’olio di oliva, soia, girasole, cocco, all’olio di canola o colza, ma non è detto che siano sempre migliori.

 

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L’olio di palma ha proprietà uniche poi che lo rendono difficile da rimpiazzare.

Dati scientifici precisi e uniformi che dimostrano che l’olio di palma ha effetti negativi sulla salute non ce ne sono.

Né esistono studi che collegano l’olio di palma a possibili effetti cancerogeni o all’aumento del rischio colesterolo o diabete, come si sente dire da varie parti, semmai i rischi sono correlati all’obesità, ma qui allora subentra un problema diverso.

 

Al momento l’Organizzazione mondiale della Sanità non ha preso posizioni ufficiali, né tantomeno lo hanno fatto l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa), il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità.

Da quando l’Organizzazione mondiale della sanità ha dettato norme più severe sull’uso dei grassi idrogenati, come le margarine, è aumentato l’uso dell’olio di palma da parte delle industrie alimentari che lo trovano la soluzione migliore per non usare i grassi idrogenati (fa parte degli oli vegetali saturi non idrogenati).

Sostanze grasse come burro, strutto o oli vegetali sono sempre stati tra gli ingredienti di preparazioni artigianale e industriale dei prodotti da forno dolci e salati.

I grassi che danno miglior struttura e consistenza sono i grassi saturi, ossia semisolidi come il burro, meno gli oli vegetali che sono grassi insaturi e liquidi.

L’olio di palma per le sue proprietà chimiche, che lo fanno assomigliare più al burro che agli altri oli vegetali, si presta ad essere utilizzato nelle preparazioni industriali.

La sostituzione sempre più importante con l’olio di palma è avvenuta non solo perché costa meno ma soprattutto perché è più facilmente “lavorabile” del burro ed è possibile ottenere degli alimenti con migliori caratteristiche organolettiche. Non altera il sapore e garantisce una conservabilità maggiore dei prodotti perché resiste più alla temperatura e all’irrancidimento.

 

Composizione nutrizionale dell’ olio di palma

L’olio di palma ha caratteristiche nutrizionali analoghe a tutti gli altri oli e grassi, ma “a differenza degli altri grassi vegetali, contiene una elevata quantità di acidi grassi saturi; quindi assomiglia molto alla composizione dei grassi animali (burro, sego, sugna, ecc.) con la differenza sostanziale che nell’olio di palma non c’è il colesterolo”, spiega il professore Agostino Macrì, esperto di sicurezza alimentare e sanità pubblica veterinaria che ha lavorato per anni presso l’Istituto Superiore di Sanità ed ora è responsabile della sicurezza alimentare per l’Unione Nazionale Consumatori.

 

L’olio di palma non fa male alla salute, ma il consiglio resta di non eccedere

Il problema non è l’olio di palma ma l’eccesso dei consumo di acidi grassi saturi (carni o burro, strutto)” secondo Macrì.

Come per gli altri grassi di origine animale va consumato in modo limitato perché gli effetti sul nostro organismo sono gli stessi, ossia un eccesso di grassi saturi.

Questo non significa che si può esagerare nel consumo di altri grassi vegetali (olio di oliva, di girasole, di mais, di soia, ecc.) in quanto anche questi, pur essendo ricchi di acidi grassi insaturi, hanno un equivalente valore calorico.

 

Grazie alle nuove regole sulle etichette dei prodotti alimentari il consumatore ora sa se l’olio di palma è tra gli ingredienti

Se fino a pochissimo tempo fa i consumatori erano ignari sulla presenza dell’olio di palma così come di altri tipi di oli in ciò che acquistavano, dal 13 dicembre 2014 con il cambio delle regole sulle etichette dei prodotti alimentari non è più possibile scrivere sulle confezioni genericamente “oli vegetali” ma è obbligatorio specificare l’origine dell’olio (palma, cocco, colza, oliva ecc).

Se poi è presente un olio idrogenato, ossia chimicamente modificato, è obbligatorio indicarlo («totalmente o parzialmente idrogenato»).

Dunque, l’elenco degli ingredienti per effetto del Regolamento UE n.1169 (allegato VII- parte A), può raggruppare gli “oli vegetali” facendo seguire però un elenco di indicazioni dell’origine vegetale specifica ordinati sulla base del peso complessivo degli oli presenti ed eventualmente anche dalla dicitura «in proporzione variabile».

 

Olio di palma sì, purché etico, e le aziende cambiano rotta: solo se proviene da coltivazioni sostenibili

Quello su cui c’è unanimità di vedute ed emerge una posizione netta è l’uso di un’agricoltura sostenibile.

Le piantagioni di palma da anni sono messe sotto accusa da mobilitazioni a livello mondiale che si battono contro la deforestazione.

 

olio di palma

 

Il problema critico infatti è quello degli effetti disastrosi sull’ambiente che coltivazioni senza regole di palme hanno provocato portando ad un massiccio abbattimento di foreste tropicali nei paesi dove le coltivazioni sono più intensive (Indonesia e Malesia).

Tutto ciò, insieme alle nuove norme sulla trasparenza delle etichette, hanno fatto cambiare comportamento alle aziende alimentari e sono molte le industrie che ultimamente comunicano la loro scelta sulla diminuzione dell’uso di olio di palma e di utilizzare esclusivamente  fornitori che garantiscano la provenienza da produzioni ecosostenibili.

 

Sei catene di supermercati hanno dichiarato di voler togliere l’olio di palma dai loro prodotti a marchio aderendo ad una petizione pubblica (Coop, Esselunga, Carrefour, Ikea, Ld discount e Md market).

Il Gruppo Ferrero ha annunciato di avere raggiunto l’obiettivo dell’utilizzo di olio di palma certificato al 100% sostenibile e “segregato” (ossia separato dall’olio di palma non sostenibile e con una tracciabilità del percorso dalle piantagioni certificate sostenibili alle linee di produzione) secondo quanto previsto per la catena di approvvigionamento dal Roundtable on sustainable palm oil (RSPO).

Così ha fatto Barilla, comunicando il suo impegno entro il 2015 all’approvvigionamento del 100% di olio di palma sostenibile e completamente tracciabile secondo il modello “segregato” certificato RSPO.

 Gentilini ha appena comunicato via Facebook il suo addio allolio di palma nei biscotti e in altri prodotti alimentari a proprio marchio per sostituirlo con olio di girasole e burro.

 

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L’ITALIA INSISTE: RIPRISTINARE L’INDICAZIONE DELLO STABILIMENTO DI PRODUZIONE IN ETICHETTA

By Sicurezza AlimentareOne Comment

In un tweet prima di Natale, il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, annuncia: “Abbiamo chiesto al Mise di ripristinare obbligo indicazione stabilimento con modifica decreto da notificare in Ue il 21 dicembre”. Nello stesso momento lo stesso Martina in un articolo pubblicato sull’Huffington post sulle etichette europee scattate lo scorso 13 dicembre, sottolinea la questione controversa dell’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione dei prodotti alimentari.

“In questo caso – afferma il Ministro – la mediazione europea ha sostanzialmente deciso di non obbligare più l’indicazione dello stabilimento di produzione. Ma voglio ricordare che non è vietato scriverlo. Infatti, molte industrie e catene di distribuzione italiane stanno giustamente rilanciando questo fronte sull’indicazione dello stabilimento confermando che sui loro prodotti rimarrà in etichetta. È la scelta giusta. Mentre lavoriamo con il Ministero dello Sviluppo economico, che ne ha la competenza, a una soluzione per il nostro Paese, faccio un appello a tutte le aziende agroalimentari italiane e a tutte le catene di distribuzione perché confermino questa decisione”

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Dal 13 dicembre 2014 tutte le etichette dei prodotti alimentari devono essere più trasparenti, chiare e facilmente leggibili per i consumatori. I produttori hanno dunque l’obbligo di rivedere e ristampare le informazioni contenute sulle confezioni dei prodotti secondo quanto previsto dalla normativa europea sulle etichette, Regolamento UE 1169/11. Etic
hetta che vedremo dunque apposta in posizione ben visibile, in caratteri che non devono essere di dimensione inferiore a quelli definiti per legge e con il nome o ragione sociale dell’operatore che commercializza il prodotto o, se tale operatore non è stabilito nell’Unione europea, l’importatore.

Trasparenza e maggiore chiarezza a tutela dei consumatori  in primo luogo “per questo in Italia vogliamo andare ancora oltre, rafforzando la normativa nazionale sull’origine” dice Martina ricordando la consultazione pubblica aperta sul sito del Ministero per sapere cosa i cittadini vogliono leggere sull’etichetta, un questionario composto da 11 domande dove fino a fine gennaio i cittadini potranno esprimere la propria opinione e dare un indirizzo sulle future scelte politiche e legislative sulla materia.

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Casi di pubblicità ingannevole: Uliveto e Rocchetta.

By Sicurezza Alimentare, VarieNo Comments

Uliveto e Rocchetta non potranno più chiamarsi ‘acque della salute’. Lo ha deciso il Comitato di Controllo del Giurì dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria dopo una segnalazione inviata da Il Fatto Alimentare in seguito ad un articolo scritto da Roberto La Pira. I due marchi molto conosciuti non potranno più dunque usare l’etichetta ‘acque della salute’. La pubblicità delle due acque che appariva su diversi giornali “La Federazione Italiana Medici di Famiglia e Uliveto e Rocchetta insieme per la salute della famiglia” è contraria al Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale dunque è ingannevole così come altri claims che apparivano nei messaggi pubblicitari.

Diversi sono i motivi che rendono scorrette le informazioni, come spieghiamo di seguito in dettaglio.

Innanzitutto il richiamo alla prevenzione di alcune malattie è scorretto perché attribuisce in modo del tutto improprio “proprietà nella prevenzione e nella cura di malattie come ad esempio, osteoporosi o calcolosi urinaria”, quando le uniche menzioni possibili, secondo il D.Lgs. 176/11, sono quelle riguardanti le funzioni digestive o quelle epatobiliari mentre sono esplicitamente vietate menzioni che facciano riferimento alla prevenzione o cura di una malattia umane.

Anche il riferimento alla Federazione Italiana Medici di Famiglia risulta illegittimo perché si tratta un’associazione di natura sindacale che “attribuisce alle promesse pubblicitarie il vaglio di un riscontro scientifico inducendo il pubblico a fare affidamento su qualità curative dei prodotti che essi non possiedono” e questo è esplicitamente vietato dall’Art 3 del Reg CE 1924/06 (riguardante le indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari) dove si dice che le indicazioni non possono in alcun modo essere false, ambigue o fuorvianti. Dello stesso tenore è il D. Lgs. 109/92 che stabilisce nelle  pubblicità dei prodotti alimentari non si possa attribuire loro, caratteristiche che non possiedono. Quindi sia la normativa Nazionale prima, che quella Comunitaria successivamente, avevano già posto dei limiti all’utilizzo indiscriminato di “claims” pubblicitari.

Perché si tratta di casi di pubblicità ingannevole?

In quanto allo slogan “acque della salute”, esso è ingannevole secondo la decisione del Giurì perché lascia intendere che Uliveto e Rocchetta siano prodotti “specificamente utili per la prevenzione e la cura di malattie” indicazioni salutistiche che “non hanno trovato esplicita autorizzazione da parte della Comunità Europea e sono quindi anche sotto questo profilo improprie”. Difatti le numerose indicazioni sulla salute che compaiono ogni anno sulle etichette dei prodotti alimentari, sono vagliate attentamente dall’EFSA (European Food Safety Authority), la quale ne stabilisce la legittimità.

D’altra parte la scritta “acque della salute” era già stata giudicata ingannevole in una sentenza del Giurì del 2004, perché attribuiva alle due minerali un requisito di superiorità rispetto alle altre marche, che non esiste (per il D Lgs. 109/92 non è possibile attribuire ad un prodotto alimentare caratteristiche particolari, quando anche tutti i prodotti alimentari analoghi ne possiedano).

 

 GRUPPO MAURIZI CAMBIA SEDE

 

La nostra Azienda è cresciuta negli ultimi anni e la nostra sede crescerà con noi.

Per fare spazio a nuovi progetti, clienti e collaboratori, abbiamo scelto una sede più grande.

Da lunedì 20 giugno potrai trovarci nel nostro nuovo Headquarter a questo indirizzo:

 

Gruppo Maurizi s.r.l.

Via Pellaro 22, 00178 Roma

 

A partire da tale data tutti i campioni del laboratorio dovranno essere spediti e/o consegnati al nuovo indirizzo.

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