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Olio di oliva vergine: altre novità in vista

By Sicurezza AlimentareNo Comments

È in discussione la data di “scadenza” dell’olio di oliva, per ora il testo è stato approvato dalla Camera dei Deputati (Legge Europea 2015/2016) e seguirà l’iter in Senato.

Si tratta di un Disegno di Legge, in attesa quindi di diventare un testo definitivo.

Sono già emersi tuttavia alcuni commenti relativi alle novità presentate, sui quali riteniamo giusto fare il punto della situazione.

Le novità intorno all’olio d’oliva:

Si è comprensibilmente generata preoccupazione laddove la notizia è stata presentata come “eliminazione della data di imbottigliamento dall’etichetta”.

Occorre però ricordare che attualmente non vi era alcun obbligo di indicare la data di imbottigliamento sull’etichetta degli oli di oliva, ma solamente la data di preferibile consumo, con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”, seguita dalla relativa data.

Quindi il consumatore non può aspettarsi di trovare su un olio comprato anche solo qualche mese addietro, la data di imbottigliamento.

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Quello che in realtà è cambiato sono le modalità di attribuzione della data di preferibile consumo da parte del produttore o del confezionatore; mentre prima, per legge, la data di preferibile consumo non poteva essere superiore ai 18 mesi partendo dalla data di imbottigliamento, ora viene data facoltà ai soggetti interessati di stabilire tale data sotto la propria responsabilità.

La conseguenza più immediata è quella di non essere più in grado di risalire alla data di imbottigliamento dell’olio, partendo dalla data di preferibile consumo, cosa che potrebbe far storcere la bocca a molti.

Sarà quindi possibile trovare sul mercato, oli “più vecchi” di 18 mesi.

Una doverosa puntualizzazione deve essere fatta però sulla differenza tra la data di scadenza, superata la quale un alimento è ritenuto pericoloso per il consumo e la data di preferibile consumo, superata la quale l’alimento potrebbe perdere alcune delle sue caratteristiche organolettiche (è il caso dell’olio).

Dunque, se un produttore/confezionatore è ragionevolmente sicuro che il suo olio possa mantenere inalterate le proprie caratteristiche organolettiche per un periodo superiore ai 18 mesi, ora viene data facoltà a tali soggetti di mettere in commercio oli con una “vita prolungata”.

Questo non va necessariamente a detrimento del consumatore, fintantoché l’olio sia messo in commercio in condizioni idonee e che non perda le sue proprietà nel lungo periodo.

GUIDA ALL’OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA. COME SCOPRIRE LE ADULTERAZIONI?

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Ognuno di noi probabilmente più’ di una volta, assaporando un olio extravergine d’oliva dal gusto amabile e delicato, si sarà fatto qualche domanda sul produttore o la provenienza, senza pero’ trovare il più’ delle volte risposte ai suoi dubbi. Da oggi c’è una guida per sapere  quali procedimenti e lavorazioni deve subire un olio per essere classificato “olio extravergine oliva” e in quali invece si parla di adulterazioni.

 

Il “made in Italy” si sa è un richiamo enorme  in tutto il mondo, soprattutto quando si tratta di prodotti alimentari. Proprio per questo motivo i nostri prodotti enogastronomici sono sempre più oggetto di frodi e adulterazioni. L’ultima, in ordine d’importanza, riguarda proprio l’olio extravergine d’oliva.

Ad inizio 2014 fu il New York Times a denunciarne l’adulterazione con un’inchiesta dal titolo “Il suicidio dell’olio extravergine”.

Secondo l’inchiesta del quotidiano americano, il prodotto simbolo della nostra tradizione agroalimentare in sette casi su dieci era risultato contraffatto, perché miscelato con oli provenienti dai paesi del Nord Africa.

Il New York Times ha analizzato i risvolti politici della vicenda, accusando i nostri governanti di non attuare efficaci misure di contrasto. Noi ci occupiamo di sicurezza alimentare, e tralasciando i risvolti politici ci concentreremo sulle caratteristiche proprie dell’olio extravergine d’oliva, traendo spunto dalla Guida redatta dall’Unione nazionale consumatori. 

Il documento recita:

L’olio extravergine di oliva si ottiene dall’estrazione dei frutti con metodi
fisici a freddo. Dal processo di “spremitura” delle olive rimane
come residuo una materiale costituito dalla parte solida (polpa, nocciolo,
bucce, foglie eventuali) che prende il nome di “sansa” e che
contiene ancora una parte di olio che può essere recuperato con altri
metodi fisici oppure con l’aiuto di solventi chimici¹.

¹ Unione nazionale consumatori, Guida all’olio d’oliva, 2014 p.3 – 4.

 

L’unione europea si è pronunciata diverse volte  in merito, fornendo, attraverso il Regolamento  CEE 2568/91,  e le sue molteplici integrazioni,  una classificazione in numerose categorie, consultabili all’interno della guida.

Bruxelles si è pronunciata anche in merito alla vendita dell’olio nei pubblici esercizi, predisponendo – con la legge europea 2013 bis, recepita dal nostro ordinamento giuridico come Legge 30 ottobre 2014 n°161 (art 18) – per Bar, ristoranti, mense, e tutti gli esercizi pubblici che prevedono la somministrazione di pietanze, l’obbligo di utilizzare un tappo antirabbocco per le bottiglie di olio, pena la confisca del prodotto e una cospicua sanzione.

La Commissione europea si espressa per ben due volte in difesa dei consumatori, nel tentativo di porre un freno a truffe e inganni (con quali regolamenti o pronunce?)

L’unione nazionale consumatori ha fatto propria la denuncia del New York Times e le disposizioni dell’Unione Europea, redigendo la  “Guida all’olio extravergine d’oliva” scaricabile cliccando qui sotto:

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