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Nuovo accordo internazionale Olio d’oliva

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Con la Decisione (UE) 2016/1892 del consiglio del 10 ottobre 2016, relativa alla firma, a nome dell’Unione europea, e all’applicazione provvisoria dell’accordo internazionale del 2015 sull’olio d’oliva e le olive da tavola, è stata autorizzata la firma, a nome dell’Unione, dell’accordo stesso che subentrerà all’accordo internazionale del 2005 sull’olio di oliva e sulle olive da tavola.

Tale accordo si applicherà in via provvisoria a decorrere dal 1o gennaio 2017 e resterà in vigore fino al 31 dicembre 2026, salvo richiesta di proroga da parte del consiglio dei membri del COI (Consiglio Oleicolo Internazionale).

Cosa cambierà per i produttori di olio di oliva e olive da tavola con questo accordo?

 

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In sostanza il nuovo accordo mantiene fermi gli obiettivi del precedente accordo del 2005 e non apporta modifiche a quanto stabilito circa le denominazioni e definizioni degli oli di oliva e delle olive da tavola.

La novità fondamentale sta nel fatto che l’accordo del 2015 getta le basi per un’organizzazione moderna e più efficiente in grado di rispondere alla continua globalizzazione ed evoluzione del mercato oleario.

L’accordo prevede, ad esempio, importanti cambiamenti in termini di funzionamento e procedure decisionali dello COI e prevede un maggiore impulso ad attività quali l’allargamento dell’Accordo anche ai membri consumatori (quali Brasile, Cina, Stati Uniti ed Australia) nonché l’adesione agli standard di qualità certificati dal COI da parte del maggior numero di nuovi paesi produttori, quali la Cina, per evitare che l’imposizione di standard nazionali penalizzi gli scambi internazionali di olio d’oliva.

Tale cambiamento dovrebbe assicurare una più efficace azione del COI a livello internazionale ed un più proficuo utilizzo delle risorse finanziarie messe a disposizione dai paesi membri e da altri donatori, fondamentale per la valorizzazione del settore oleario che costituisce uno dei settori più rappresentativi e strategici di tutto il patrimonio agroalimentare italiano.

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Olive “riverniciate”: un trucco pericoloso

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Olive colorate e abbellite, come funzionava il “restyiling”?

La pratica di colorare le olive da tavola con il solfato di rame è solo l’ultima delle frodi alimentari delle quali si è avuto notizia nel nostro Paese. Il coinvolgimento di molte aziende (19 persone denunciate e 26 comunicazioni di notizia di reato) non fa altro che gettare un’ombra molto lunga su quello che è un mercato di rilievo a livello nazionale.

Le olive da tavola, una volta raccolte e lavorate, proseguono comunque il loro processo di maturazione che le porta, dopo un determinato lasso di tempo, a perdere brillantezza, ad opacizzarsi e ad assumere una colorazione tendente al giallognolo. Tutti questi elementi ovviamente rendono le olive molto meno appetibili da parte del consumatore, il che genera un mancato acquisto e di conseguenza un mancato guadagno per le aziende. Per ovviare a questo inconveniente, alcune aziende hanno deciso di ricorrere alla pratica di colorare le olive con il solfato di rame, un sale a base di rame e zolfo.

Il trattamento avviene successivamente alla raccolta delle olive, ed è proprio in questa pratica che è possibile riscontrare gli estremi del reato.

Le olive “troppo verdi” sono pericolose?

Il solfato di rame in questione rientra nel novero dei fitofarmaci, di quelle sostanze cioè il cui utilizzo è consentito sui prodotti ortofrutticoli, ma solo prima della raccolta, e che non devono generare residui sul prodotto “post raccolta”. Per ogni fitofarmaco (o più precisamente per ogni sostanza attiva in esso presente) sono stati fissati dei limiti dal Reg C.E. 396/05, detti “limiti massimi di residui” (LMR) che rappresentano la concentrazione massima di residuo che può essere riscontrata su un particolare alimento affinché questo possa essere sicuro per il consumo umano.

Per le olive verdi da tavola il limite è stato fissato a 30 mg/Kg, ma nei campioni prelevati dal Corpo Forestale e sottoposti ad analisi, si è riscontrato un valore superiore al doppio consentito, precisamente 70 mg/Kg, rendendo le olive in questione pericolose per il consumo umano.

Il sequestro appare quindi giustificato in quanto il solfato di rame è stato utilizzato in maniera impropria (post raccolta con funzione di colorante) e inoltre i suoi residui sono risultati maggiori del limite consentito per legge. Vogliamo aggiungere che la fattispecie può costituire reato perseguibile penalmente ai sensi dell’Art.  516 del Codice Penale, per aver posto in commercio un articolo non genuino come genuino, il che prevede la reclusione fino a 6 mesi o la sanzione fino a € 1.032,00.

Il colorante nelle olive:

Discorso diverso deve essere fatto riguardo la pratica di colorare le olive con l’additivo E141 (complessi delle clorofille), pratica che è stata tirata in ballo in questi giorni. Detta pratica è comunque non consentita, ma decisamente non pericolosa. (basti pensare che la clorofilla è il pigmento responsabile del colore verde di molte verdure comunemente consumate sulle nostre tavole).

L’impiego di questo colorante nelle olive non è ammesso ai sensi del Reg. C.E. 1333/08, anche se questo divieto, imposto dalla Comunità Europea  è piuttosto recente. I produttori Italiani di olive da tavola infatti, in passato hanno sempre adottato questo espediente per rendere il loro prodotto più appetibile, senza per questo voler frodare il consumatore o metterne in pericolo la salute. A fronte del sopra citato divieto, i produttori hanno chiesto alla stessa Comunità Europea  di poter reintrodurre l’utilizzo dell’E141 basandosi sui seguenti punti:

  • L’E141 è un colorante comunemente utilizzato in tantissime categorie di alimenti (caramelle, bibite analcoliche, conserve vegetali, gelati solo per citarne alcuni) anche normalmente destinati a categorie di consumatori sensibili quali i bambini.
  • Il Comitato scientifico per l’alimentazione umana ha stabilito una dose giornaliera ammissibile di clorofilla pari a 15 mg/Kg di peso corporeo, mentre il consumo medio pro capite di olive da tavola apporterebbe circa 1,3 mg di clorofilla annui, quindi dosi neanche lontanamente paragonabili al limite ritenuto ammissibile.

Attualmente la richiesta è ancora in fase di discussione e siamo in attesa di ulteriori sviluppi.

Dunque, il quadro che emerge è quello di un mercato che deve essere monitorato dalle Autorità Competenti, per garantire ai consumatori un prodotto  sempre conforme alle  regole; l’accorgimento è ovviamente quello di distinguere chi mette in pericolo la salute adulterando gli alimenti con sostanze pericolose come il solfato di rame e chi, con l’intento di rendere il prodotto più gradevole, utilizza la clorofilla che come abbiamo visto è assolutamente sicura per il consumo umano nei giusti quantitativi.

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