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spaghetti al pomodoro

Pasta “all’Italiana”: qualità e trasparenza nel piatto

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Se c’è un simbolo della dieta mediterranea, questo è senza dubbio la pasta.

Nell’immaginario collettivo un semplice piatto di spaghetti, un cucchiaio di salsa di pomodoro, un filo di olio extra vergine di oliva e una spolverata del formaggio preferito, costituiscono un quadro perfetto di un alimento consumato e conosciuto da tutti.

 

spaghetti al pomodoro

 

Come è ovvio, per noi Italiani la pasta rappresenta una base dell’alimentazione, e le varietà di questo alimento che si possono trovare sulle nostre tavole sono innumerevoli.

Quando si tratta di pasta, dunque, il consumatore Italiano pretende la massima qualità e trasparenza!

Forse, proprio su questa scia si sono voluti muovere i Ministeri delle Politiche Agricole e dello Sviluppo Economico, emanando una serie di decreti relativi all’ “origine”.

 

Gli ultimi in ordine di tempo sono quelli sui prodotti lattiero caseari, sul grano della pasta e sui derivati del pomodoro (quindi su quasi tutti gli ingredienti di un buon piatto di pasta).

In sintesi tutti e tre i Decreti vogliono cercare di tutelare il prodotto Nazionale, e obbligano i produttori ad indicare l’origine della materia prima, se l’alimento viene prodotto in Italia.

Naturalmente questo ha scatenato reazioni opposte (il plauso delle associazioni dei consumatori e lo sdegno delle aziende) dato che ha toccato interessi opposti e contrastanti.

Si segnala in tal senso il grande risalto che i Ministri in questione hanno voluto dare al momento della pubblicazione dei decreti, contrastato dal ricorso al TAR presentato dall’Associazione dei pastai Italiani per il decreto sull’origine del grano.

Senza voler entrare nel merito della legittimità dei diversi Decreti (si vocifera infatti già di un probabile annullamento proprio di quello sull’origine del grano), sarebbe forse il caso di focalizzare l’attenzione sugli effettivi benefici (o danni) che ne potrebbero derivare.

 

In un mercato ormai da molti anni divenuto globale, anche le aziende alimentari si sono adeguate, intessendo scambi commerciali spesso al di fuori dell’Italia. Vogliamo naturalmente dare per scontato che qualsiasi azienda metta la qualità al primo posto, anche perché il “consumatore non perdona” quando si tratta di cibo!

Il rischio di commercializzare un alimento “scadente”, soprattutto per chi dell’alimento fa un vanto (e pensiamo alle tante eccellenze Italiane), e di perdere quindi credibilità è troppo elevato.

Di pari passo vanno i controlli effettuati dalle nostre Autorità Competenti che, per quantità e qualità, non hanno rivali.

 

Insomma, il consumatore Italiano può essere relativamente tranquillo di mangiare alimenti sicuri!

Ma questa sicurezza deriva veramente dall’origine delle materie prime? Forse si, forse no!

Come tutte le cose infatti, in medio stat virtus.

L’argomento che forse non si è voluto affrontare è quello che in realtà dovrebbe essere il cardine su cui si basano i Decreti di cui stiamo parlando: la corretta e trasparente informazione al consumatore.

Questa però non si realizza solamente emanando Decreti (che sono comunque uno strumento necessario e imprescindibile), ma anche fornendo tutti gli strumenti necessari alla loro comprensione.

Se il consumatore non può avere un quadro completo, molto probabilmente non sarà così libero nella sua scelta.

 

Sulla bontà di quanto l’Italia sta facendo in materia di origine, non possiamo far altro che attendere gli sviluppi a lungo termine, magari sollecitando la Commissione Europea a prendere la parola per emanare gli ormai famigerati atti esecutivi relativi all’Art. 26 del Reg. U.E. 1169/11 (quello relativo proprio all’indicazione di origine degli alimenti).

 

nostra pasta pesticidi

Quanto è sicura la nostra pasta?

By Laboratorio, Sicurezza AlimentareNo Comments

La pasta è uno dei simboli del “made in Italy” ed è giustamente un alimento del quale il nostro Paese si vanta in quanto a qualità e bontà. Tuttavia, così come per altri alimenti, anche la pasta è esposta a pericoli che possono renderla un alimento non così appetibile per il consumatore.

Tra i pericoli più frequenti non possiamo sicuramente tralasciare i pesticidi (o come sono meglio conosciuti in gergo tecnico, i residui di antiparassitari) e le micotossine.

Le differenze tra i due sono abbastanza marcate sia dal punto di vista dell’origine del pericolo, sia dal punto di vista della possibile gestione da parte delle aziende.

Cosa è emerso dalle analisi di laboratorio?

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I residui di antiparassitari sono, come dice il loro nome, dei residui di prodotti di sintesi, utilizzati nel campo agricolo per proteggere le colture dai parassiti che potrebbero danneggiarle; sono quindi classificabili come un pericolo chimico. Vi è un elenco di questi prodotti sia nella normativa Europea (Reg. C.E. 396/05) che in quella Italiana (Decr. Min. Sal. 27/08/04) e per ognuno di essi viene indicato se possano essere utilizzati su un particolare alimento, oltre a un limite di concentrazione massimo consentito.

Per le aziende produttrici di pasta, quindi di un prodotto finito che utilizza una materia prima (il grano) trattata con antiparassitari, tenerne sotto controllo le concentrazioni è un compito assai arduo dato che la materia prima stessa non è sotto il loro diretto controllo. In questa fase diventa quindi cruciale una adeguata qualificazione dei fornitori, attraverso la quale garantire la qualità delle materie prime utilizzate. Di sicuro aiuto è anche un programma di controlli presso i fornitori stessi, per verificare le modalità operative utilizzate durante la coltivazione. In linea generale le paste sottoposte ad analisi hanno evidenziato dei residui di antiparassitari assenti, o presenti in quantità molto al di sotto dei limiti di legge, indice di una materia prima di qualità. La presenza sporadica può essere dovuta, oltre che ad un utilizzo diretto dell’antiparassitario, a contaminazioni indirette (in genere gli antiparassitari sono applicati in forma di aerosol, quindi facilmente diffondibili con il vento) da coltivazioni adiacenti.

Le micotossine sono delle tossine derivanti dalla presenza di funghi, spesso presenti nei locali dove la pasta viene stoccata. Rispetto agli antiparassitari, stiamo parlando dunque di un pericolo microbiologico che può invece essere facilmente controllato dalle aziende produttrici di pasta (con la corretta manutenzione dei locali, con il controllo delle condizioni di umidità degli ambienti ecc.).

Anche in questo caso i risultati dei test hanno fornito un quadro soddisfacente, dato che tutti i valori riscontrati sono risultati al di sotto dei limiti di legge stabiliti dal Reg. CE 1881/06.

pesticidi-negli-spaghettiNell’ambito delle micotossine riveste un ruolo molto importante il DON (Deossinivalenolo), una micotossina che, pur essendo stata dichiarata non cancerogena nel 1993, è ancora al centro di studi e approfondimenti. Attualmente la Commissione Europea ha commissionato all’EFSA (European Food Safety Authority – Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) uno studio relativo agli effetti dei metaboliti del DON sulla popolazione. Lo studio, il cui termine era stato originariamente previsto per Dicembre 2015, è stato prorogato fino a Luglio 2016, per consentire di ottenere una serie di dati più esaustivi possibile. Questo giustifica la grande attenzione per questa micotossina e spiega il perché venga sempre inclusa nei parametri da ricercare.

Un dato interessante, emerso dai valori di DON riscontrati sui campioni di pasta (ricordiamolo, sempre al di sotto dei limiti di legge previsti per la pasta secca), è quello relativo ai limiti previsti per questo contaminante negli alimenti per lattanti e bambini (da zero a tre anni). In alcuni casi, i valori di DON rilevati nei campioni esaminati, oltrepassano il limite previsto, pari a 200 ppb (µg/Kg), facendo quindi scattare un campanello d’allarme.

Tuttavia, c’è da considerare che quando la Normativa menziona gli alimenti per lattanti e bambini, si riferisce ad alimenti specificamente realizzati e commercializzati per questa categoria di utenti. Dunque, laddove non vi siano sull’alimento espliciti richiami ai lattanti e bambini, il limite sopra riportato non può essere considerato un parametro realmente discriminante.

Può essere invece utilizzato come spunto per capire come sia fondamentale una adeguata formazione ed informazione al consumatore; un genitore deve sapere che un prodotto “per adulti” può non avere tutte le caratteristiche idonee ad essere consumato dai bambini, per i quali sono invece poste in commercio delle alternative appositamente realizzate.

In conclusione, tutte le paste analizzate sono risultate sicure da un punto di vista della presenza di contaminanti (siano essi chimici o microbiologici), confermando la qualità di questo prodotto di punta della produzione alimentare Italiana.

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 GRUPPO MAURIZI CAMBIA SEDE

 

La nostra Azienda è cresciuta negli ultimi anni e la nostra sede crescerà con noi.

Per fare spazio a nuovi progetti, clienti e collaboratori, abbiamo scelto una sede più grande.

Da lunedì 20 giugno potrai trovarci nel nostro nuovo Headquarter a questo indirizzo:

 

Gruppo Maurizi s.r.l.

Via Pellaro 22, 00178 Roma

 

A partire da tale data tutti i campioni del laboratorio dovranno essere spediti e/o consegnati al nuovo indirizzo.

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