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FSMA: caro importatore ti scrivo…

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Sarebbe tuttavia meglio dire “caro importatore ti rispondo”; alcune (forse tutte) le aziende che hanno rapporti commerciali con gli U.S.A. e che importano/importeranno alimenti  in quel mercato, in questi giorni stanno ricevendo delle comunicazioni da parte dei propri importatori sul territorio U.S.A. che risuonano come un campanello d’allarme.

 

fsma updates

 

Il sunto di quanto scritto in queste comunicazioni è che le aziende devono fornire agli importatori le garanzie necessarie per poter esportare i prodotti (il tutto entro il 31 Maggio 2017); tali garanzie possono essere riassunte nei seguenti punti:

  • Modificare le tabelle nutrizionali e adattarle alla nuova normativa;
  • Gestire e ridurre al minimo il rischio di cross-contamination da allergeni;
  • Adeguarsi ai requisiti del FSVP;
  • Aggiornare la propria registrazione sul sito dell’FDA;

 

Niente panico! Tali comunicazioni sono solo l’effetto di una sovrapposizione di scadenze.

Il FSVP è una norma il cui rispetto compete agli importatori e per la quale essi devono fornire documentazione alla FDA.

La scadenza dell’applicazione si è verificata appunto lo scorso 31 Maggio, data entro la quale gli importatori hanno avuto l’obbligo di soddisfarne tutti i requisiti.

Tuttavia vi sono delle precisazioni da fare; questa data è stata pianificata circa 8 mesi dopo la scadenza imposta alle aziende per adeguarsi ai nuovi obblighi dell’FSMA (Settembre 2016), perciò con un certo filo logico.

Non si è però tenuto conto delle deroghe previste per le piccole aziende (presumibilmente il 99% delle aziende non operanti su suolo Statunitense) le quali hanno avuto un anno in più di tempo per ottemperare alle novità normative (Settembre 2017).

 

Si è creato quindi un apparente paradosso per il quale gli importatori stanno chiedendo documenti e aggiornamenti per i quali non è ancora arrivata la data ultima di adeguamento.

C’è da dire che gli importatori sanno perfettamente che molte aziende non hanno ancora ottemperato agli obblighi del FSMA.

Questo traspare anche dal tono delle comunicazioni inviate che utilizzano molto spesso il condizionale (should, could ecc.), ad indicare non tanto un obbligo quanto una cortese richiesta.

Probabilmente la richiesta scaturisce dalla necessità di reperire i documenti al più presto possibile, soprattutto per evitare l’accumularsi di scartoffie nei pressi della data di scadenza.

Quello che le aziende possono/devono fare in questo caso è solamente fornire i documenti già in loro possesso, comunicando inoltre che la documentazione mancante sarà inviata, non appena pronta, entro la scadenza stabilita di Settembre 2017.

 

Per inciso, le novità relative alla tabella nutrizionale dovranno essere applicate (sempre per le piccole aziende) a partire dal Luglio 2019, quindi ben oltre le scadenze che abbiamo finora discusso.

È perfettamente legittimo infatti, fino a tale data, commercializzare alimenti con la vecchia tabella nutrizionale.

Il mondo dell’Import Statunitense, come abbiamo visto, sta certamente attraversando un momento di subbuglio, soprattutto alla luce delle tante novità; quello che si sta portando avanti è un percorso che coinvolge tanto le aziende quanto gli importatori e solo con la massima trasparenza e collaborazione si potrà arrivare al traguardo!

gestire rischi export verso usa

Esportazione negli Usa: come controllare il pericolo microbiologico

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Si avvicina sempre più il termine ultimo, per le aziende che intendono intraprendere il commercio di alimenti con gli Stati Uniti, per adeguarsi alle nuove procedure legate alla sicurezza alimentare previste dal Food Safety Modernization Act (FSMA).

Entro settembre 2017, per esportare gli alimenti nel territorio statunitense, sarà necessaria la redazione di un Food Safety Plan da parte di un PCQI (Preventive Control Qualified Individual) secondo quanto previsto dal Preventive Control for Human Food Regulations.

Il FSMA e il Food Safety Plan prevedono che sia effettuata un’attenta e approfondita valutazione dei pericoli, e l’attuazione di misure di controllo (preventive control) necessarie per ridurre ad un livello accettabile o eliminare la probabilità che un pericolo si presenti su un prodotto alimentare.

 

gestire rischi export verso usa

 

Tra i pericoli che sicuramente mettono a rischio la sicurezza alimentare e che pertanto devono essere presi in considerazione nell’analisi dei pericoli, in caso di produzione di alimenti destinati al mercato USA, ci sono quelli microbiologici.

Secondo i rapporti del CDC (Centre for Disease Control and Prevention) sulla ricorrenza delle patologie di origine alimentare, infatti, i pericoli microbiologici rappresentano la principale causa di malattia correlata al consumo di alimenti negli USA. 

L’analisi del pericolo microbiologico, deve essere effettuata per ciascuna linea di produzione, identificando i possibili contaminanti presenti in ognuna delle materie prime utilizzate.

Quindi deve essere presa in esame anche la possibilità di contaminazione durante le varie fasi di lavorazione.

Laddove dall’analisi emerga la necessità di un preventive control e la necessità di applicare lo stesso nella fase che si sta considerando, devono essere esplicitati anche i seguenti aspetti:

  • il pericolo
  • i limiti critici
  • il sistema di monitoraggio che deve essere adottato
  • le azioni correttive
  • le attività di verifica
  • le registrazioni che devono essere effettuate.

 

I possibili pericoli microbiologici sono numerosi ed includono batteri, virus, protozoi, lieviti e muffe.

È pertanto fondamentale che vengano identificati quei pericoli che sono così rilevanti da dover essere gestiti usando un approccio preventivo, tenendo conto anche delle allerte alimentari e delle informazioni circa l’incidenza di patogeni che provengono da fonti autorevoli, quali ad esempio l’USDA (U.S. Department of Agricolture) o l’ICMSF (International Commission on Microbiological Specifications for Foods).

Il processo di analisi del pericolo è, perciò, un passaggio di estrema importanza per identificare quelli che sono i pericoli che richiedono delle misure di controllo perché possono influire sulla sicurezza del prodotto, sui quali andranno investite le risorse aziendali.

In particolare, il Food Safety Plan dovrà porre l’attenzione agli alimenti che potrebbero essere terreno favorevole per lo sviluppo di patogeni sporigeni (Bacillus Cereus, Clostridium Botulinum, Clostridium Perfringens) e non sporigeni (Campylobacter spp, E.Coli, Listeria monocytogenes, Salmonella spp Stafilococco aureo).

I microrganismi sporigeni sono in grado di produrre spore che sono molto resistenti al calore, alle sostanze chimiche e ad altri trattamenti che sono in grado di distruggere gli altri patogeni. Proprio per questo motivo i trattamenti necessari all’eliminazione delle spore sono spesso molto più severi rispetto a quelli necessari a distruggere le cellule vegetative.

Le spore diventano pericolose nel momento in cui si instaurano le condizioni favorevoli alla loro germinazione e alla crescita come cellule vegetative.

 

I patogeni principali

Le condizioni ideali per la crescita dei microrganismi, e la capacità di resistere ai metodi di inattivazione, differiscono da microrganismo a microrganismo.

Proprio per questo è importante conoscere i patogeni di interesse per uno specifico alimento e le condizioni che ne consentono la crescita, in modo da poter selezionare le misure di controllo più idonee da attuare per controllarli.

Di seguito riportiamo le caratteristiche di alcuni patogeni che sono tra le più comuni cause di patologie correlate al consumo di alimenti.

 

pericolo microbiologico alimenti

 

La Salmonella è uno dei più comuni patogeni alimentari ed è un patogeno ambientale.

L’infezione causa diarrea, febbre, crampi addominali, vomito. Più raramente la Salmonella può causare la morte. I sintomi compaiono generalmente dopo 12-72 ore dal consumo di cibo contaminato.

La principale fonte di Salmonella è rappresentata dall’intestino di molti animali, quindi i prodotti crudi di origine animale (quale carne, pollame, uova, prodotti derivati dal latte) sono frequentemente associati con l’insorgenza della patologia. Anche frutta fresca, e vegetali possono essere contaminati durante la coltivazione se non vengono applicate le Good Agricoltural Practise.

La Salmonella è in grado di crescere sia in presenza che in assenza di ossigeno, e trova le condizioni ideali per la crescita alla temperatura del corpo umano, mentre cresce molto poco alla temperatura di refrigerazione e non prolifera sopra i 46°C. Viene facilmente distrutta dalle usuali temperature di cottura.

 

Il Clostridium botulinum è un microrganismo sporigeno che produce differenti tipi di tossine.

I tipi A, B, E, F sono causa di una grave patologia chiamata botulismo. Tra i sintomi della patologia ci sono vista appannata o sdoppiamento della vista, secchezza della bocca, difficoltà di deglutizione, paralisi dei muscoli respiratori, vomito e diarrea.

I sintomi insorgono dopo 18-36 ore (a volte giorni) dall’ingestione di alimenti contaminati e se non si interviene con gli opportuni trattamenti si può arrivare alla morte. Le spore del C. botulinum sono molto diffuse in natura e sono spesso presenti nel suolo e nel tratto intestinale di alcuni animali.

Le spore sono resistenti al calore e nelle giuste condizioni, in assenza di ossigeno, possono germinare e produrre la tossina. Per distruggere la tossina è necessario raggiungere la temperatura di ebollizione per almeno 5 minuti.

Tra i fattori che inibiscono la produzione di tossina ci sono un pH inferiore a 4.6 e l’utilizzo di nitriti di sodio (ad esempio negli alimenti stagionati).

 

Il C. perfringens è microrganismo anaerobio, sporigeno che causa diarrea e dolori addominali, 6-24 ore dopo l’ingestione di alimenti contaminati da un numero elevato di cellule vegetative (>106/g).

Lo sviluppo della malattia richiede pertanto la crescita del patogeno nell’alimento.

Il C. perfringens è presente nel suolo e nel tratto intestinale di persone e animali. Le spore sopravvivono alle normali condizioni di cottura, inclusa l’ebollizione. Le spezie sono una potenziale fonte si C. perfringens poiché le spore possono persistere nelle spezie per periodi di tempo prolungati.

Le principali cause di intossicazione da C. perfringens sono l’inadeguata conservazione a caldo o l’inadeguato raffreddamento di alimenti cotti, in particolar modo carne, stufati, pasticci di carne, condimenti, pratiche che consentono la moltiplicazione dei batteri in quanto le spore possono sopravvivere al processo di cottura.

Infine, il C. perfringens ha uno dei più rapidi tassi di crescita tra i patogeni alimentari, e può raddoppiare in meno di 10 minuti alla temperatura ideale.

 

E.coli è un batterio che è normalmente presente nel tratto intestinale di esseri umani e altri animali e la maggior parte dei ceppi di E.coli non sono associati a malattie.

Alcuni ceppi però, come E.coli O157:H7, risultano pericolosi per l’uomo. E.Coli 0157:H7 produce una tossina chiamata tossina Shiga nell’intestino umano causando una grave patologia.

I sintomi comprendono diarrea, che può essere emorragica, occasionalmente febbre e compaiono generalmente 2-3 giorni dopo l’ingestione di alimenti contaminati. L’insufficienza renale e la morte possono essere una conseguenza della malattia soprattutto nei bambini.

La fonte principale di E.Coli O157:H7 è la contaminazione fecale.

Il consumo di hamburger crudi o non ben cotti, prodotti agricoli contaminati, cavoletti, latte e succhi di frutta non pastorizzati sono frequentemente associati alla patologia.

La condizioni ottimali per la crescita sono una temperatura vicina alla temperatura del corpo umano, e un pH di 4.4.

 

Listeria monocytogenes può causare la meningite, una grave infezione con sintomi che includono febbre improvvisa, mal di testa intenso, nausea, vomito, delirio e coma in soggetti con sistema immunitario depresso.

Più di un terzo del persone ospedalizzate muoiono.

In una persona sana l’infezione può non causare sintomi o causare sintomi simili all’influenza e diarrea.

Questo microrganismo rappresenta un problema principalmente per le donne in gravidanza, in quanto causa di aborto spontaneo, e per gli anziani.

La malattia si manifesta circa 2 settimane dopo l’ingestione di alimenti contaminati (o anche più) così capire la fonte della malattia può essere molto difficile.

I prodotti a base di carne ready to eat, prodotti lattiero caseari non pastorizzati e altri prodotti a bassa acidità pronti al consumo sono stati associati al manifestarsi di listeriosi.

La L. monocytogenes è un patogeno ambientale, quindi la contaminazione può verificarsi anche dopo la cottura sia da ambiente di lavoro, personale, attrezzature, pareti, condensa dei frigoriferi.

Questo batterio non sporigeno è distrutto dalle temperature di pastorizzazione, cresce sia in presenza che in assenza di ossigeno, e può crescere a temperature di refrigerazione.  L. monocytogenes è molto resistente se confrontata con tanti altri batteri, resiste a congelamento e scongelamento, e sopravvive per periodi prolungati in ambienti secchi.

 

Quali sono le strategie per controllare i pericoli microbiologici?

Sicuramente la principale strategia da attuare per controllare i batteri patogeni negli alimenti è la prevenzione della contaminazione.

Le strategie per la prevenzione della contaminazione sono indirizzate al controllo degli ingredienti, del personale addetto alle lavorazioni e dell’ambiente e attrezzature di lavoro.

Per tenere i patogeni lontani dagli alimenti sarà necessaria, quindi, l’attuazione delle buone pratiche igieniche da parte degli addetti alle lavorazioni, la prevenzione delle contaminazioni crociate attraverso procedure di sanificazione efficaci e l’attuazione di una procedura per la qualificazione dei fornitori per minimizzare l’introduzione di patogeni nell’azienda.

Altra strategia fondamentale è l’eliminazione o la riduzione dei patogeni ad un livello tale da non rappresentare un pericolo.

La cottura è un trattamento frequentemente utilizzato per distruggere i patogeni, altre tecniche applicate agli alimenti, per ridurre o eliminare il pericolo microbiologico, sono l’irradiazione, i trattamenti ad alta pressione, l’acidificazione, gli ultrasuoni e la luce pulsata (process preventive control).

Queste tecniche devono essere validate per lo specifico alimento e le specifiche condizioni di lavorazione dell’alimento per assicurare che tali trattamenti siano in grado di assicurare il controllo del pericolo nell’alimento in questione.

Per esempio perché la cottura sia efficace l’alimento deve raggiungere una temperatura adeguata per un tempo sufficiente ad uccidere i microrganismi patogeni di interesse.

La temperatura necessaria dipende dal tipo di alimento e dal tipo di patogeno di interesse.

Bisogna tenere presente però che le spore sono più resistenti delle forme vegetative dei batteri, e le temperature raggiunte in fase di cottura non sono pertanto efficaci per la distruzione delle spore. Proprio per questo motivo nel caso in cui dall’analisi dei pericoli emergesse la possibilità di contaminazione da parte di microrganismi sporigeni, diventerebbe necessaria l’attuazione di una misura di controllo da attuare sul fornitore (supply chain preventive control), per garantire la sicurezza dei prodotti alimentari.

Altro fattore che deve essere tenuto presente è che spesso un’ulteriore causa di patologie è rappresentata dalla ricontaminazione dei prodotti dopo la cottura o altri trattamenti antimicrobici, è necessario prendere in considerazione e gestire il pericolo della possibile reintroduzione del patogeno dopo la cottura o altri processi di inattivazione tramite delle procedure di sanificazione (sanitation control) mirate alla sanificazione delle superfici che entrano a contatto con gli alimenti e alla prevenzione della cross- contaminazione.

Infine, uno strumento fondamentale per ridurre l’insorgenza di patologie alimentari consiste nell’evitare la crescita dei microrganismi.

La prevenzione della crescita può ridurre il rischio di malattie alimentari perché alcuni patogeni devono crescere ad un livello sufficientemente alto per rappresentare una situazione di rischio.

Il controllo della crescita rappresenta uno strumento particolarmente importante soprattutto nel caso in cui il normale processo di produzione dell’alimento non uccide il potenziale patogeno (ad esempio le spore) o quando i prodotti possono essere ricontaminati dopo un processo di distruzione (ad esempio i prodotti ready to eat dopo la cottura).

I parametri che possono influenzare la crescita dei patogeni potenzialmente pericolosi sono

  • tempo,
  • temperatura,
  • livello di acidità (pH),
  • acqua disponibile (aw),
  • livello di ossigeno,
  • presenza di competizione con altri batteri,
  • l’uso di conservanti.

 

In condizioni favorevoli i batteri cominciano rapidamente a crescere: un batterio si divide in due, due in quattro, quattro in 8 e così via.

In condizioni ideali un batterio può raddoppiare ogni 20 minuti, quindi in 5 ore si possono raggiungere i 30.000 batteri, e in 8 ore più di 16 milioni di batteri. La formazione di tossine di solito avviene durante questa fase di crescita esponenziale.

condizioni per crescita patogeni

 

La crescita può essere prevenuta attraverso l’applicazione di misure di controllo, quale il controllo della temperatura di conservazione degli alimenti.

Il range di temperatura in grado di supportare la crescita dei patogeni varia considerevolmente in base allo specifico batterio (come riportato nella tabella), ma in generale l’intervallo di temperatura tra 25° e 40°C consente una rapida moltiplicazione dei microrganismi patogeni.

Conservare gli alimenti a temperature di refrigerazione consente il rallentamento della crescita dei microrganismi e quindi riduce la probabilità di insorgenza di patologie.

 

In conclusione quindi i pericoli microbiologici rappresentano un rischio per la sicurezza alimentare se non opportunamente controllati.

Dal momento che l’applicazione di misure di controllo rappresenta per l’azienda alimentare uno strumento fondamentale per la riduzione o eliminazione dei pericoli microbiologici, e per garantire la sicurezza e la salute dei consumatori, la valutazione delle misure di controllo da attuare deve essere effettuata tramite un’adeguata ed attenta analisi dei pericoli che tenga conto della specifica tipologia di prodotto e dei processi produttivi.

È prioritario pertanto che l’analisi dei pericoli e la stesura del Food Safety Plan sia realizzata da una figura professionale qualificata, il PCQI (che potrà anche essere esterno all’azienda), proprio per garantire che il piano sia adeguato alla realtà aziendale e che le misure di controllo attuate siano realmente efficaci.

 

Scopri come il nostro personale qualificato PCQI può aiutarti nella stesura del Food Safety Plan.

 

 

 

fspca preventive controls for human food-first-edition-2016

USA: Come capire di quale fornitore ci si può fidare?

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Per le aziende che esportano o che vogliono esportare gli alimenti nel territorio statunitense, il FSMA e il Food Safety Plan (obbligatori ormai tra pochissimi mesi) prevedono di effettuare un’attenta valutazione dei fornitori.

La valutazione deve essere conseguente all’analisi dei rischi effettuata sulle diverse materie prime e semilavorati.

Studiando materia prima per materia prima, l’azienda deve valutare a quali pericoli (microbiologici, chimici, fisici, allergeni) potrebbe essere soggetta la stessa.

Questo deve essere effettuato attraverso un’attenta e approfondita hazard analysis.

In particolare, il Food Safety Plan deve porre particolare attenzione sugli alimenti che potrebbero essere terreno favorevole per lo sviluppo di patogeni vegetativi o sporigeni (come Salmonella, Listeria monocytogenes, Clostridium botulinum).

L’analisi dei pericoli quindi determina e stabilisce quando un pericolo richiede l’applicazione di una supply-chain preventive control.

Questo è un aspetto relativamente innovativo – tranne per le aziende già certificate secondo gli standard volontari BRC-IFS – portato dall’FSMA e che potrebbe essere, almeno per alcune aziende italiane, di non semplice applicazione (scopri come possiamo aiutarti noi).

 

Innanzitutto: cosa significa SUPPLY-CHAIN PREVENTIVE CONTROLS?

Non è altro che un controllo preventivo da applicare quando si individua un pericolo su una  materia prima che deve essere quindi controllata prima della sua ricezione.

Non tutte le materie prime devono essere soggette a un supply-chain preventive controls: per esempio un ingrediente come l’aceto non viene associato a nessun problema relativo alla sicurezza alimentare, quindi la sua produzione normalmente può prevedere l’applicazione delle comuni GMP e il preventive controls relativo al fornitore non è necessario.

La supply-chain preventive controls può non essere necessaria anche nei casi in cui esiste la possibilità di un pericolo specifico su un dato alimento, ma è possibile comunque ridurlo o eliminarlo all’interno dello stabilimento con uno o più processi produttivi caratteristici del prodotto finito.

In altri casi invece, laddove il pericolo non può essere ridotto o eliminato in step successivi e laddove i controllo del pericolo stesso può essere effettuato solo in fasi precedenti alla ricezione,  il supply-chain preventive controls diventa necessario.

I requisiti generali per l’applicazione di un SUPPLY-CHAIN PROGRAM sono descritti di seguito.

fspca preventive controls for human food-first-edition-2016

 

E’ evidente come tutti i fornitori di materie prime o ingredienti che applicano un controllo per un pericolo debbano essere approvati.

L’approvazione deve prevedere una verifica del fatto che il fornitore abbia implementato dei controlli appropriati,  che questi siano applicati e documentati.

Le attività da intraprendere per l’approvazione del fornitore variano a seconda della materia prima, del pericolo, e del food safety system implementato.

Le attività di verifica che devono essere previste devono prevedere una o più delle seguenti attività:

  • Un audit annuale presso il fornitore per la verifica delle procedure messe in atto per  la sicurezza alimentare. L’audit deve essere condotto da un auditor qualificato. Ciò è necessario per i pericoli che possono causare gravi conseguenze per la salute del consumatore, a meno che non sia implementata una istruzione interna che descrive il motivo per cui gli audit vengono effettuati con  frequenza minore
  • Campionare e analizzare il prodotto fornito dal fornitore, in merito al pericolo preso in considerazione
  • Controllo delle registrazioni sulla sicurezza alimentare effettuate dal fornitore, soprattutto per controlli di processo come tempo e temperatura

 

Eccezioni all’audit annuale sono ammesse solo se si dimostra e si da evidenza del fatto che altre attività di verifica o audit meno frequenti provvedono comunque ad una adeguata sicurezza.

L’audit deve essere effettuato da un auditor qualificato che abbia esperienza tecnica in materia di sicurezza alimentare e sia in grado di comprendere e valutare un’analisi dei pericoli.

L’audit è preferibile che sia condotto da un ente terzo esterno all’azienda, indipendente, in modo che l’esito sia il più oggettivo possibile.

L’audit deve prevedere sia la verifica delle registrazioni e dei documenti sia la verifica in campo dell’applicazione delle procedure e dei preventive controls (allergeni, sanificazioni, controlli di processo, supply-chain, GMP, recall plan): solo in questo modo si può avere una fotografia completa dell’azienda fornitrice e quindi del prodotto o materia prima che si acquista.

In questo modo inoltre si può fare una valutazione del prodotto e quindi confermarne o meno l’utilizzo e l’acquisto.

Naturalmente tutti i dati raccolti durante l’audit devono essere registrati.

Il Supply-chain program deve quindi prevedere l’implementazione di documenti appositi, che prevedano l’indicazione almeno dei seguenti dati:

  • Ragione sociale e sito
  • Procedure secondo cui è stato svolto l’audit
  • Data dell’audit
  • Conclusioni dell’audit
  • Azioni correttive da intraprendere in risposta a significative carenze identificate
  • Documentazione attestante che l’audit è stato eseguito da un auditor qualificato.

Le aziende italiane, soprattutto quelle non certificate secondo lo standard volontario BRC e/o IFS , devono iniziare quindi a cimentarsi con questa valutazione dei fornitori, evitando quindi di richiedere semplicemente un questionario informativo, come spesso è prassi comune!

 

Entro il 17 Settembre 2017 è necessario redigere il Food Safety Plan per continuare le collaborazioni commerciali con gli USA.

E a redigerlo può essere solo una persona con il titolo di PCQI!

scopri come partecipare al nostro corso per il titolo di PCQI,

 

La FDA incontra le aziende italiane per parlare di FSMA

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Vai al nostro articolo più recente sul FSMA: Haccp VS Harpc

 

Un’occasione ghiotta per gli stakeholders del food export americano: Mr Colin McIff – direttore Europa US Food & Drug Administration -, disponibile per chiarire tutti i dubbi sul Food Safety Modernization Act. 

Ospiti della SSICA di Parma, posti seduti esauriti, il 16 novembre scorso, Mr McIff ha presentato i principi generali che regolano soprattutto il prossimo FSVP (Foreign Supplier Verification Program) la cui prossima applicazione è prevista per maggio 2017.

Ha  presentato eventuali esclusioni dall’applicazione, anche se sono emersi dubbi in merito alla sovrapposizione di norme già emanate in passato rispetto alle Regulations del FSMA (PCHF o FSVP), e ha chiarito che l’approccio della FDA verso le aziende sarà costruttivo e collaborativo.

 

fda

 

Il FSMA non è stato pensato per rallentare l’export verso gli USA, ma al contrario per favorire e incentivare un commercio responsabile e virtuoso rispetto a principi che legano la Sicurezza Alimentare.

Sempre Mr McIff ha ribadito che, il controllo fatto da soggetti terzi, è stato pensato e voluto per mantenere attivo il virtuosismo che ha mosso la redazione dell’intero assetto di Regulations del FSMA.

La FDA ha inoltre già stipulato accordi con Canada e Nuova Zelanda ed è in procinto di chiudere un accordo con l’Australia, per il riconoscimento dei loro sistemi di controllo per la Sicurezza Alimentare.

Ne consegue che il sistema di commercio, con questi Paesi, sarà più rapido.

La buona notizia è che il dialogo fra USA e Europa per un riconoscimento analogo è stato iniziato ma il processo sarà lento anche perché l’accordo dovrà coprire, con un sistema ad “ombrello”, tutti i 28 Paesi della UE.

Nel frattempo il Preventive Control for Human Food  (PCHF) è in vigore per le aziende più grandi e settembre 2017 si avvicina sempre di più per le altre aziende.

Nonostante le linee guida ufficiali per la sua applicazione non siano state ancora pubblicate (esiste solo una bozza poco chiarificatrice), i dubbi per le aziende italiane sono molti soprattutto in merito all’applicazione con altri Regolamenti preesistenti,  e definizione di aziende/fornitori di piccole dimensioni.

Ma la questione più dibattuta, nel nostro Paese in merito al FSMA, riguarda i requisiti che deve avere il PCQI ovvero colui, o colei, che ha la responsabilità di redigere e/o supervisionare alla redazione del Food Safety Plan ed è l’interlocutore preposto in occasione degli audit della FDA.

Forti della nostra tradizione ed elevata preparazione del personale, non digeriamo bene che un ente, per quanto autorevole, ci imponga un corso per una qualifica che riteniamo di avere già.

Le obiezioni principali delle aziende sono:

 

  • Titolo di studio e percorso formativo di lunga data ed elevato livello della figura che di solito ricopre il ruolo di Resp. Sistema di Gestione per la Sicurezza Alimentare
  • Esperienza pluriennale nel settore
  • Applicazione da diversi anni di norme ben più complesse e stringenti quali BRC e IFS
  • Critica verso il programma del corso per PCQI perché definito troppo basic.

 

Le più autorevoli Associazioni di categoria hanno giustamente avanzato questi dubbi ed anche richieste di chiarimento per sapere quali evidenze sono necessarie per evitare il corso e dimostrare la propria competenza.

E se cambiassimo punto di vista?

Qual è il vero obiettivo del nostro sistema produttivo alimentare italiano?

Vincere una questione di principio, far valere la nostra preparazione e autorevolezza oppure fare in modo che queste novità non rallentino troppo il processo e l’export con gli USA diventi il più indolore e produttivo possibile?

Non è una questione di vincitori né vinti ma di opportunità.

 

pcqi-logo

 

La prima reazione che abbiamo avuto in azienda alla lettura del corposo programma per il corso PCQI è stata di “sufficienza”.

Dopo aver approfondito il tema con mezzi propri, aver seguito un corso per PCQI, essere andati negli USA per seguire e ottenere il titolo di Lead Instructor, la visione americana rispetto alla Sicurezza Alimentare è stata più chiara ed è diversa dalla nostra (non più efficace).

Per questo è importante non sottovalutare cosa può dare un corso per PCQI oltre ad un titolo che comunque non fa aprire altre discussioni.

Chiariamo subito che il nostro è il punto di vista di una società di consulenza che sta sul mercato da 45 anni e il cui core business non sono i corsi di formazione, ma la crescita e prosperità dei nostri clienti.

Il modus operativo e teorico di concepire la sicurezza alimentare, secondo gli americani, è diverso dal nostro nonostante i concetti siano gli stessi ma cambia sostanzialmente il vocabolario.

E qui sta la piccola rivoluzione.

Il corso per PCQI ci fa vedere la sicurezza alimentare da un’altra prospettiva e ci costringe a ragionare sui principi fondamentali sui quali abbiamo costruito tutti i nostri sistemi, ma che diamo per scontati da troppo tempo.

Molte aziende ricorderanno quando hanno deciso di applicare standard quali BRC o IFS e forse molte di loro hanno mandato personale a fare qualche corso per chiarirsi le idee e/o  chiesto aiuto a consulenti.

Il principio è analogo.

Il PCHF non è così banale anche se sembra esserlo.

Investire risorse economiche e il tempo di personale altamente qualificato per un corso che costringe a ripensare completamente il proprio sistema per metterlo in discussione, smontarlo e rimontarlo secondo una logica diversa, non può che fare del bene a qualunque sistema e rende sicuramente più forte e consapevole il responsabile di turno  che dovrà in futuro interloquire con persone che conoscono una unica visione, quella americana.

Proprio perché il PCHF sembra “facile” in realtà non lo è affatto e il programma del corso va vissuto cercando le differenze di approccio che sono molte.

Per esempio:

  • il controllo della gestione degli allergeni è visto e concepito in modo diverso;
  • l’analisi dei pericoli tiene in considerazione dati americani e non europei, (le uova pastorizzate sono potenzialmente non sicure, il pericolo radiologico deve essere sempre valutato);
  • necessità di dare maggiore evindenza alla validazione delle misure
  • ma soprattutto i Preventive Controls e la loro concezione, non sono una cosa da liquidare con due battute ma un approccio diverso che può diventare molto semplice con la giusta chiave di lettura. E il corso per PCQI fornisce questa chiave di lettura.

 

Come giustamente Mr McIff ha suggerito, pur non essendoci ancora una posizione chiara da parte della FDA in merito ai requisiti di un PCQI, può essere opportuno seguire un corso che si ritenga valido anche come una occasione.

A chiusura di questa riflessione, che vuole chiaramente incoraggiare le aziende al confronto, si ricorda la pubblicazione, di una Comunicazione della Commissione Europea del 30 luglio 2016 rivolta alle Autorità Competenti, che chiarisce gli elementi cardini e imprescindibili di un Sistema di Gestione per la Sicurezza Alimentare,  che va nella stessa direzione del PCHF e riconosce,  nella ISO 22000, la norma alla quale ispirarsi.

E guarda caso la ISO 22000 è l’unica ad avere il concetto di PRP operativi  che assomigliano molto ai Preventive Controls.

 

 

 GRUPPO MAURIZI CAMBIA SEDE

 

La nostra Azienda è cresciuta negli ultimi anni e la nostra sede crescerà con noi.

Per fare spazio a nuovi progetti, clienti e collaboratori, abbiamo scelto una sede più grande.

Da lunedì 20 giugno potrai trovarci nel nostro nuovo Headquarter a questo indirizzo:

 

Gruppo Maurizi s.r.l.

Via Pellaro 22, 00178 Roma

 

A partire da tale data tutti i campioni del laboratorio dovranno essere spediti e/o consegnati al nuovo indirizzo.

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