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Pericolo fisico negli alimenti: misure preventive

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Nel 2015 circa 60 delle 2967 notifiche trasmesse attraverso il Sistema di allerta rapido europeo (Rasff) hanno riguardato la presenza di corpi estranei negli alimenti.

Un prodotto alimentare può infatti essere oggetto di ritiro non solo per non conformità microbiologiche, chimiche, da allergeni ma anche per presenza di corpi estranei.

Solo pochi mesi fa abbiamo assistito, ad esempio, al ritiro dal mercato di barrette Mars (46 lotti di prodotto solo in Italia!) per il rinvenimento da parte di un consumatore di un pezzo di plastica rossa all’interno di una barretta.

E’ di invece pochi giorni fa la notifica di allerta sanitaria riguardante la presenza di pietre in nocciole tritate prodotte in Austria e distribuite in Italia.

Prima di descrivere le principali misure preventive che le imprese alimentari possono adottare per prevenire la contaminazione fisica dei prodotti, previste anche dagli standard di certificazione volontaria quali IFS, BRC, ISO 22000, riepiloghiamo brevemente i più comuni copri estranei e la loro origine.

Quali sono i contaminanti fisici più comuni?

Le notifiche del 2015 relative alla presenza di corpi estranei hanno riguardato prevalentemente vetro e metalli; tuttavia, negli ultimi anni, non sono stati rari i casi di frammenti di plastica, metalli, tappi, gomme, ossa, lische, sassi, noccioli, gusci, schegge di legno, carta, capelli, che hanno allarmato imprese e consumatori.

Da dove hanno origine i corpi estranei nei prodotti alimentari?

I contaminanti fisici sono numerosi, diversi sia per tipologia che per origine.

Nella tabella n.1 riportiamo, in linea generale, le principali tipologie di contaminanti fisici e le rispettive fonti/origini:

pericolo-fisico-alimenti-corpi-estranei-tabella

 

La contaminazione fisica può quindi avere origine dall’ambiente di lavoro per carenti condizioni strutturali o per inefficace o scarsa attività di manutenzione degli impianti, ma anche dal mancato rispetto delle norme di igiene e comportamento del personale, dalle materie prime e da inefficaci trattamenti di separazione di contaminanti fisici “naturali” (pietre, ossa, lische, ecc).

In che modo l’operatore del settore alimentare (OSA) può e deve gestire il pericolo fisico?

L’insieme delle procedure preventive e di controllo deve basarsi su un’attenta analisi del pericolo fisico che vede anzitutto una puntuale identificazione dei seguenti elementi:

  • corpi estranei che possono interessare i propri prodotti (metalli, sassi, ossa, plastiche, ecc);
  • origine dei corpi estranei (materie prime impiegate, processo produttivo, attrezzature, struttura, personale, ecc).

Identificati i pericoli fisici e le loro fonti all’interno dello stabilimento, l’azienda deve definire e attuare programmi di prevenzione e di controllo che prevedano:

  • la gestione di tutte le fonti di contaminazione qualora sia inevitabile la loro presenza in aree o fasi produttive in cui il prodotto può essere contaminato;
  • la formazione e sensibilizzazione del personale rispetto ai pericoli fisici identificati, con particolare attenzione agli aspetti operativi di prevenzione e di controllo.
  • la valutazione del potenziale utilizzo di sistemi di identificazione o rimozione dei contaminanti (filtri, setacci, magneti, metal detector, raggi X, ecc).

Le norme volontarie quali ad esempio BRC e IFS dedicano diversi requisiti alla prevenzione e controllo della contaminazione fisica sottolineando la necessità di disporre di procedure e istruzioni documentate che definiscano l’utilizzo e la gestione delle diverse fonti di contaminanti fisici quali i metalli, il vetro, le plastiche dure, il legno.

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plastica nel cibo

Pezzi di spugna e plastica trovati nelle verdure

Vediamo pertanto alcuni esempi delle misure preventive (generali e specifiche per i diversi contaminanti fisici) richieste tanto dalla norme di buona pratica di  lavorazione quanto dagli standard di certificazione volontaria.

Misure preventive per la contaminazione fisica da oggetti riconducibili al personale

Disporre di ambienti di lavoro e attrezzature in ottimo stato manutentivo, di sistemi di prevenzione e di controllo all’avanguardia può risultare del tutto insufficiente se il personale non opera nel rispetto delle norme igieniche di buona pratica di lavorazione.

La formazione del personale rispetto alle regole di igiene e alla prevenzione della contaminazione fisica è cruciale per ridurre al minimo la possibilità che un corpo estraneo finisca nel prodotto.

La gestione degli imballi primari, la verifica preoperativa e operativa delle attrezzature e dell’utensileria, il rispetto delle regole di igiene sono solo alcuni esempi di misure preventive la cui efficacia dipende dal livello di formazione e attenzione delle maestranze.

Rispetto alle regole di igiene, l’azienda deve prevedere, ad esempio, il divieto di:

  • indossare monili (orologi, collane, piercing, braccialetti);
  • utilizzare unghie finte o decorazione per le unghie;
  • utilizzare divise con tasche esterne sopra la vite e bottoni;
  • indossare guanti o cerotti di colore simile al prodotto (il BRC 7 richiede che i cerotti siano detectabili, ovvero dotati di striscia metallica rilevabile e preferibilmente di colore blu);
  • accedere alle aree in cui è possibile la contaminazione dei prodotti non idoneamente abbigliati (copricapo che raccoglie l’intera capigliatura, mascherine per baffi e barba);
  • introdurre oggetti estranei nelle aree in cui è possibile la contaminazione dei prodotti (cellulari, chiavi, accendini, sigarette, ecc).

Misure preventive per la contaminazione fisica da vetro o altri materiali fragili

La premessa comune è di evitare l’introduzione di vetro e materiali fragili nelle aree di trattamento dei prodotti aperti o in aree in cui esista il rischio di contaminazione.

Qualora la presenza del vetro o di materiali fragili di plastica non possa essere evitata, l’azienda deve applicare opportune misure per proteggere tali elementi contro la rottura (ad esempio coperture in materiale infrangibile che non dà luogo a frammenti), nonché procedure per la loro manipolazione e gestione nei casi in cui siano impiegati nel processo produttivo, ad esempio come materiali di confezionamento.

L’azienda deve censire tali materiali, spesso incorporati nelle attrezzature (es. pannelli di copertura, display, guarnizioni, strumenti di misura, ecc) indicandone la tipologia, il numero e l’ubicazione, procedendo a sistematici controlli sulle loro condizioni.

La frequenza delle ispezioni deve basarsi sulla valutazione del rischio e in ogni caso le ispezioni devono essere condotte da personale adeguatamente formato in grado di riconoscere eventuali danneggiamenti o distacchi dei materiali.

Uno strumento di supporto per tale verifica ampiamente utilizzato è una check list in cui sono indicati, per ogni reparto, i diversi elementi oggetto del controllo. In alcuni casi può risultare utile disporre di dettagli fotografici che aiutino il confronto tra le condizioni di riferimento e quelle riscontrate.

La prevenzione della contaminazione da vetro o altri materiali fragili si basa infine su un’accurata gestione delle rotture di tali elementi, a partire dalla registrazione delle stesse fino ai trattamenti applicati che, in linea generale, possono essere riepilogati nelle seguenti fasi:

  • identificazione e quarantena dei prodotti e dell’area di lavorazione interessata;
  • pulizia dell’ambiente con strumenti di pulizia specifici e chiaramente identificati;
  • ispezione dell’area e delle attrezzature interessate volta a verificare che le operazioni di pulizia abbiano eliminato qualsiasi rischio di contaminazione;
  • cambio degli indumenti di lavoro e ispezione delle calzature;
  • autorizzazione alla ripresa della lavorazione.

Misure preventive per la contaminazione fisica da metalli

Che siano utilizzati o meno strumenti di ispezione e di controllo quali i metal detector, l’uso di utensili metallici taglienti, coltelli, lame da taglio installate su attrezzature, aghi e fili metallici deve essere sottoposto a controllo che ne evidenzi lo stato manutentivo nonché il loro eventuale smarrimento.

La frequenza delle ispezioni delle attrezzature e dell’utensileria deve essere predefinita e scelta in base alla valutazione del rischio; ciò può comportare una frequenza di ispezione specifica ovvero diversa per le diverse fonti di contaminazione. Un macchinario più soggetto a danneggiamenti o con viti e bulloni non saldati, ad esempio, deve essere ispezionato più frequentemente di un’attrezzatura che non presenti elementi distaccabili.

Particolare attenzione deve essere inoltre rivolta alle operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria, sia durante l’esecuzione che al termine delle stesse.

I materiali utilizzati per le manutenzioni devono essere:

  • chiaramente identificati;
  • disponibili solo al personale specificamente autorizzato all’utilizzo;
  • conservati separati dalle aree in cui esiste il rischio di contaminazione dei prodotti.

Requisiti specifici sono inoltre disposti dalle norme volontarie quali il BRC 7 che vieta l’utilizzo di taglierini e di punti metallici, graffette e puntine in tutte le aree di trattamento di prodotti aperti; nei casi di strumenti di chiusura come punti metallici, la norma dispone che siano comunque adottate “precauzioni appropriate” al fine di ridurre il rischio di contaminazione dei prodotti.

Misure preventive per la contaminazione fisica da legno

Come per gli elementi in vetro e per le plastiche anche per il legno la misura preventiva migliore è il divieto all’utilizzo nelle aree in cui esiste il rischio di contaminazione dei prodotti.

Deve essere pertanto impedito l’accesso delle pedane in legno, tuttora ampiamente utilizzate dalla logistica e dalla distribuzione, nelle aree di produzione provvedendo alla movimentazione delle materie prime e dei prodotti finiti con sistemi alternativi.

L’azienda deve inoltre prevedere l’utilizzo di utensileria e di attrezzature per le pulizie con manici non in legno.

Solo laddove l’uso del legno non possa essere evitato poiché richiesto da processo produttivo (es. maturazione dei prodotti), il legno può essere consentito, purché mantenuto in buone condizioni di manutenzione, privo di danni o schegge sulla superficie.

Conclusioni

Quello della contaminazione fisica è un problema particolarmente sentito dalle imprese alimentari sia per la diretta attribuzione di responsabilità (pensiamo ad un tappo di penna all’interno di un prodotto preimballato) sia per le prevedibili conseguenze che può comportare, tanto per il consumatore quanto per l’azienda.

Qualunque ne sia l’origine, il pericolo fisico deve essere ridotto al minimo con la definizione ed implementazione di efficaci procedure di prevenzione e di controllo basate su:

  • un’analisi dei pericoli attenta e specifica per la singola realtà produttiva;
  • l’applicazione delle norme di buona pratica di lavorazione, capisaldi della sicurezza alimentare sia in ambito cogente (HACCP) che volontario (standard di certificazione IFS, BRC, ISO 22000, ecc).
  • l’utilizzo efficace di sistemi di identificazione e rimozione dei corpi estranei.
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Ci vuole un fisico bestiale

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Il pericolo fisico riguarda tutto quello che, “fisicamente”, può andare in qualche modo ad influire negativamente sulla salubrità di un alimento. In questo ambito ricade una ampia varietà di materiali quali ad esempio pezzi di macchinari, parti di imballi, oggetti personali degli operatori, materiali di scarto… e l’elenco potrebbe continuare.

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Negli ultimi giorni abbiamo assistito ad una clamorosa operazione di ritiro dal mercato di barrette MARS, avvenuta a seguito del ritrovamento da parte di un consumatore di un pezzo di plastica rossa all’interno di una barretta. L’operazione ha riguardato, solo in Italia, 46 lotti di prodotti che sono stati prontamente ritirati dai supermercati. MARS sul proprio sito, nonostante cerchi di minimizzare l’accaduto, specifica però che le barrette ritirate sono state prodotte nel suo stabilimento Olandese, in un periodo tra il 5/12/15 e il 18/01/16, circa un mese e mezzo! un periodo di tempo decisamente ampio.

La stessa EFSA sul proprio portale RASFF ha classificato l’allerta come “seria” e ha elencato i 65 Paesi coinvolti, in Europa e non, dove il prodotto è stato distribuito e dove andrà conseguentemente ritirato.

Leggendo i numeri in nostro possesso, in particolare quelli riguardanti la durata della produzione, il numero di lotti ritirati e il numero di Paesi coinvolti, è impossibile non pensare ad una gestione delle procedure di sicurezza non efficace e/o efficiente.

Vale la pena ricordare in questa sede che l’apposizione del numero di lotto su una partita di prodotti non è solo un mezzo per poter rintracciare il prodotto stesso, ma è anche una identificazione di alimenti prodotti praticamente nelle stesse condizioni (stessa linea produttiva, con medesime materie prime ecc.).

Un’azienda alimentare, ancora di più se di un certo livello, deve effettuare controlli mirati a salvaguardare la salubrità dei propri prodotti, accertandosi che ogni singola produzione (lotto) avvenga in condizioni di sicurezza. Questo include naturalmente l’accertarsi che nessun elemento estraneo possa entrare a far parte del processo produttivo. È quindi ragionevole supporre che questo controllo sia venuto a mancare se si è deciso di richiamare tutta la produzione di circa 45 giorni, come a dire che in questo lasso di tempo non si è in grado di determinare con esattezza “quando” sia nato il problema.

Le conseguenze di questa gestione sono naturalmente sia economiche (mancati guadagni dovuti al ritiro dei prodotti) sia di immagine (la notizia che viene divulgata in breve tempo).

Cosa possono fare dunque le aziende per gestire al meglio questo tipo di pericolo?

In primis, è necessario partire da una corretta analisi dei pericoli in fase progettuale, che dovrebbe prevedere quindi una gestione quotidiana del pericolo fisico, proprio per arrestare in tempo una produzione nella quale sia entrato un elemento estraneo. Diversi sono poi i metodi operativi che possono essere messi in atto per tenere sotto controllo il pericolo fisico, partendo da un semplice controllo visivo dei locali e delle attrezzature (e conseguente manutenzione), passando per una corretta formazione del personale e finendo con la predisposizione di macchinari adatti allo scopo (es. metal detector alla fine della linea di produzione per i residui di metalli). Molte aziende possono adottare anche misure relative alla mappatura e controllo delle parti in vetro e plastica dura, oltre che controlli preoperativi (prima di ogni produzione) delle condizioni delle linee produttive, per verificarne la conformità strutturale.

Con questo non vogliamo dire che il pericolo fisico debba essere ridotto a zero, cosa virtualmente impossibile, ma che debba essere gestito per minimizzarne l’impatto.

Sempre di questi giorni è la notizia di un ritiro dal mercato di confezioni di wurstel a marchio Carrefour, prodotte dal salumificio Beretta. In questo caso trattasi della sospetta presenza di residui di alluminio all’interno della confezione. Il lotto interessato però in questo caso è uno solo, quindi la problematica è stata affrontata con le dovute tempistiche.

L’imprevisto è senz’altro qualcosa che è sempre dietro l’angolo, soprattutto per quanto riguarda la presenza di corpi estranei, ma se ben gestito può risultare in un danno relativamente ininfluente, tanto per l’azienda quanto per il consumatore; anzi, l’azienda può dare l’impressione di avere sempre sotto controllo le proprie produzioni e di avere a cuore la salute dei propri clienti, segnalando tempestivamente l’accaduto.

 

 GRUPPO MAURIZI CAMBIA SEDE

 

La nostra Azienda è cresciuta negli ultimi anni e la nostra sede crescerà con noi.

Per fare spazio a nuovi progetti, clienti e collaboratori, abbiamo scelto una sede più grande.

Da lunedì 20 giugno potrai trovarci nel nostro nuovo Headquarter a questo indirizzo:

 

Gruppo Maurizi s.r.l.

Via Pellaro 22, 00178 Roma

 

A partire da tale data tutti i campioni del laboratorio dovranno essere spediti e/o consegnati al nuovo indirizzo.

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