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Pericolo fisico negli alimenti: misure preventive

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Nel 2015 circa 60 delle 2967 notifiche trasmesse attraverso il Sistema di allerta rapido europeo (Rasff) hanno riguardato la presenza di corpi estranei negli alimenti.

Un prodotto alimentare può infatti essere oggetto di ritiro non solo per non conformità microbiologiche, chimiche, da allergeni ma anche per presenza di corpi estranei.

Solo pochi mesi fa abbiamo assistito, ad esempio, al ritiro dal mercato di barrette Mars (46 lotti di prodotto solo in Italia!) per il rinvenimento da parte di un consumatore di un pezzo di plastica rossa all’interno di una barretta.

E’ di invece pochi giorni fa la notifica di allerta sanitaria riguardante la presenza di pietre in nocciole tritate prodotte in Austria e distribuite in Italia.

Prima di descrivere le principali misure preventive che le imprese alimentari possono adottare per prevenire la contaminazione fisica dei prodotti, previste anche dagli standard di certificazione volontaria quali IFS, BRC, ISO 22000, riepiloghiamo brevemente i più comuni copri estranei e la loro origine.

Quali sono i contaminanti fisici più comuni?

Le notifiche del 2015 relative alla presenza di corpi estranei hanno riguardato prevalentemente vetro e metalli; tuttavia, negli ultimi anni, non sono stati rari i casi di frammenti di plastica, metalli, tappi, gomme, ossa, lische, sassi, noccioli, gusci, schegge di legno, carta, capelli, che hanno allarmato imprese e consumatori.

Da dove hanno origine i corpi estranei nei prodotti alimentari?

I contaminanti fisici sono numerosi, diversi sia per tipologia che per origine.

Nella tabella n.1 riportiamo, in linea generale, le principali tipologie di contaminanti fisici e le rispettive fonti/origini:

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La contaminazione fisica può quindi avere origine dall’ambiente di lavoro per carenti condizioni strutturali o per inefficace o scarsa attività di manutenzione degli impianti, ma anche dal mancato rispetto delle norme di igiene e comportamento del personale, dalle materie prime e da inefficaci trattamenti di separazione di contaminanti fisici “naturali” (pietre, ossa, lische, ecc).

In che modo l’operatore del settore alimentare (OSA) può e deve gestire il pericolo fisico?

L’insieme delle procedure preventive e di controllo deve basarsi su un’attenta analisi del pericolo fisico che vede anzitutto una puntuale identificazione dei seguenti elementi:

  • corpi estranei che possono interessare i propri prodotti (metalli, sassi, ossa, plastiche, ecc);
  • origine dei corpi estranei (materie prime impiegate, processo produttivo, attrezzature, struttura, personale, ecc).

Identificati i pericoli fisici e le loro fonti all’interno dello stabilimento, l’azienda deve definire e attuare programmi di prevenzione e di controllo che prevedano:

  • la gestione di tutte le fonti di contaminazione qualora sia inevitabile la loro presenza in aree o fasi produttive in cui il prodotto può essere contaminato;
  • la formazione e sensibilizzazione del personale rispetto ai pericoli fisici identificati, con particolare attenzione agli aspetti operativi di prevenzione e di controllo.
  • la valutazione del potenziale utilizzo di sistemi di identificazione o rimozione dei contaminanti (filtri, setacci, magneti, metal detector, raggi X, ecc).

Le norme volontarie quali ad esempio BRC e IFS dedicano diversi requisiti alla prevenzione e controllo della contaminazione fisica sottolineando la necessità di disporre di procedure e istruzioni documentate che definiscano l’utilizzo e la gestione delle diverse fonti di contaminanti fisici quali i metalli, il vetro, le plastiche dure, il legno.

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plastica nel cibo

Pezzi di spugna e plastica trovati nelle verdure

Vediamo pertanto alcuni esempi delle misure preventive (generali e specifiche per i diversi contaminanti fisici) richieste tanto dalla norme di buona pratica di  lavorazione quanto dagli standard di certificazione volontaria.

Misure preventive per la contaminazione fisica da oggetti riconducibili al personale

Disporre di ambienti di lavoro e attrezzature in ottimo stato manutentivo, di sistemi di prevenzione e di controllo all’avanguardia può risultare del tutto insufficiente se il personale non opera nel rispetto delle norme igieniche di buona pratica di lavorazione.

La formazione del personale rispetto alle regole di igiene e alla prevenzione della contaminazione fisica è cruciale per ridurre al minimo la possibilità che un corpo estraneo finisca nel prodotto.

La gestione degli imballi primari, la verifica preoperativa e operativa delle attrezzature e dell’utensileria, il rispetto delle regole di igiene sono solo alcuni esempi di misure preventive la cui efficacia dipende dal livello di formazione e attenzione delle maestranze.

Rispetto alle regole di igiene, l’azienda deve prevedere, ad esempio, il divieto di:

  • indossare monili (orologi, collane, piercing, braccialetti);
  • utilizzare unghie finte o decorazione per le unghie;
  • utilizzare divise con tasche esterne sopra la vite e bottoni;
  • indossare guanti o cerotti di colore simile al prodotto (il BRC 7 richiede che i cerotti siano detectabili, ovvero dotati di striscia metallica rilevabile e preferibilmente di colore blu);
  • accedere alle aree in cui è possibile la contaminazione dei prodotti non idoneamente abbigliati (copricapo che raccoglie l’intera capigliatura, mascherine per baffi e barba);
  • introdurre oggetti estranei nelle aree in cui è possibile la contaminazione dei prodotti (cellulari, chiavi, accendini, sigarette, ecc).

Misure preventive per la contaminazione fisica da vetro o altri materiali fragili

La premessa comune è di evitare l’introduzione di vetro e materiali fragili nelle aree di trattamento dei prodotti aperti o in aree in cui esista il rischio di contaminazione.

Qualora la presenza del vetro o di materiali fragili di plastica non possa essere evitata, l’azienda deve applicare opportune misure per proteggere tali elementi contro la rottura (ad esempio coperture in materiale infrangibile che non dà luogo a frammenti), nonché procedure per la loro manipolazione e gestione nei casi in cui siano impiegati nel processo produttivo, ad esempio come materiali di confezionamento.

L’azienda deve censire tali materiali, spesso incorporati nelle attrezzature (es. pannelli di copertura, display, guarnizioni, strumenti di misura, ecc) indicandone la tipologia, il numero e l’ubicazione, procedendo a sistematici controlli sulle loro condizioni.

La frequenza delle ispezioni deve basarsi sulla valutazione del rischio e in ogni caso le ispezioni devono essere condotte da personale adeguatamente formato in grado di riconoscere eventuali danneggiamenti o distacchi dei materiali.

Uno strumento di supporto per tale verifica ampiamente utilizzato è una check list in cui sono indicati, per ogni reparto, i diversi elementi oggetto del controllo. In alcuni casi può risultare utile disporre di dettagli fotografici che aiutino il confronto tra le condizioni di riferimento e quelle riscontrate.

La prevenzione della contaminazione da vetro o altri materiali fragili si basa infine su un’accurata gestione delle rotture di tali elementi, a partire dalla registrazione delle stesse fino ai trattamenti applicati che, in linea generale, possono essere riepilogati nelle seguenti fasi:

  • identificazione e quarantena dei prodotti e dell’area di lavorazione interessata;
  • pulizia dell’ambiente con strumenti di pulizia specifici e chiaramente identificati;
  • ispezione dell’area e delle attrezzature interessate volta a verificare che le operazioni di pulizia abbiano eliminato qualsiasi rischio di contaminazione;
  • cambio degli indumenti di lavoro e ispezione delle calzature;
  • autorizzazione alla ripresa della lavorazione.

Misure preventive per la contaminazione fisica da metalli

Che siano utilizzati o meno strumenti di ispezione e di controllo quali i metal detector, l’uso di utensili metallici taglienti, coltelli, lame da taglio installate su attrezzature, aghi e fili metallici deve essere sottoposto a controllo che ne evidenzi lo stato manutentivo nonché il loro eventuale smarrimento.

La frequenza delle ispezioni delle attrezzature e dell’utensileria deve essere predefinita e scelta in base alla valutazione del rischio; ciò può comportare una frequenza di ispezione specifica ovvero diversa per le diverse fonti di contaminazione. Un macchinario più soggetto a danneggiamenti o con viti e bulloni non saldati, ad esempio, deve essere ispezionato più frequentemente di un’attrezzatura che non presenti elementi distaccabili.

Particolare attenzione deve essere inoltre rivolta alle operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria, sia durante l’esecuzione che al termine delle stesse.

I materiali utilizzati per le manutenzioni devono essere:

  • chiaramente identificati;
  • disponibili solo al personale specificamente autorizzato all’utilizzo;
  • conservati separati dalle aree in cui esiste il rischio di contaminazione dei prodotti.

Requisiti specifici sono inoltre disposti dalle norme volontarie quali il BRC 7 che vieta l’utilizzo di taglierini e di punti metallici, graffette e puntine in tutte le aree di trattamento di prodotti aperti; nei casi di strumenti di chiusura come punti metallici, la norma dispone che siano comunque adottate “precauzioni appropriate” al fine di ridurre il rischio di contaminazione dei prodotti.

Misure preventive per la contaminazione fisica da legno

Come per gli elementi in vetro e per le plastiche anche per il legno la misura preventiva migliore è il divieto all’utilizzo nelle aree in cui esiste il rischio di contaminazione dei prodotti.

Deve essere pertanto impedito l’accesso delle pedane in legno, tuttora ampiamente utilizzate dalla logistica e dalla distribuzione, nelle aree di produzione provvedendo alla movimentazione delle materie prime e dei prodotti finiti con sistemi alternativi.

L’azienda deve inoltre prevedere l’utilizzo di utensileria e di attrezzature per le pulizie con manici non in legno.

Solo laddove l’uso del legno non possa essere evitato poiché richiesto da processo produttivo (es. maturazione dei prodotti), il legno può essere consentito, purché mantenuto in buone condizioni di manutenzione, privo di danni o schegge sulla superficie.

Conclusioni

Quello della contaminazione fisica è un problema particolarmente sentito dalle imprese alimentari sia per la diretta attribuzione di responsabilità (pensiamo ad un tappo di penna all’interno di un prodotto preimballato) sia per le prevedibili conseguenze che può comportare, tanto per il consumatore quanto per l’azienda.

Qualunque ne sia l’origine, il pericolo fisico deve essere ridotto al minimo con la definizione ed implementazione di efficaci procedure di prevenzione e di controllo basate su:

  • un’analisi dei pericoli attenta e specifica per la singola realtà produttiva;
  • l’applicazione delle norme di buona pratica di lavorazione, capisaldi della sicurezza alimentare sia in ambito cogente (HACCP) che volontario (standard di certificazione IFS, BRC, ISO 22000, ecc).
  • l’utilizzo efficace di sistemi di identificazione e rimozione dei corpi estranei.
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Il ricevimento dei prodotti alimentari: cosa controllare?

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Il ricevimento dei prodotti alimentari è una fase comune a tutte le imprese che trasformano, distribuiscono, vendono o somministrano alimenti.

Rappresenta infatti l’inizio di ogni ciclo di lavorazione e pertanto deve avvenire nel rispetto di specifiche procedure operative e di controllo.

Un prodotto alimentare acquistato e introdotto nella propria azienda senza una opportuna verifica può infatti compromettere tutte le fasi che seguono, sia in termini di qualità che di sicurezza alimentare.

Assicurarsi dunque che il prodotto ricevuto sia conforme ai requisiti di legge e, nel caso, a requisiti specifici stabiliti con il proprio fornitore è per l’impresa alimentare un obbligo tutt’altro che svantaggioso.

Lo sanno bene anche i  più importanti standard per la sicurezza alimentare quali IFS vs 6 e BRC vs 7 o anche la che non trascurano questa importante fase e ne chiedono la valutazione in seno ad una congrua valutazione dei pericoli.

Ma quali sono i principali controlli da fare al ricevimento merci?

Tralasciando criteri di verifica specifici di alcune tipologie di imprese produttive e di trasformazione, vediamo 5 aspetti comuni a molte aziende:

1)Verifica della corrispondenza delle merci con il documento di trasporto

Tutti lo fanno, nel proprio interesse, ma non tutti lo fanno fino in fondo.

L’obbiettivo quello di accertare che quanto introdotto nell’azienda, e concordato,  corrisponda a quanto riportato nel documento di accompagno.

Il controllo è dunque relativo sia alla quantità che all’identificazione della merce ricevuta di cui tralasciamo la descrizione di ulteriori dettagli perché un aspetto che, per nostra esperienza, non desta problemi.

Rispetto all’identificazione della merce, segnaliamo però la verifica dei seguenti aspetti che non sempre risultano controllati:

  • La tipologia di prodotto rispetto a quanto concordato con le specifiche tecniche. Capita frequentemente che, per esempio nel caso di distributori di prodotti alimentari, sia consegnato un alimento di un’azienda produttrice piuttosto che un’altra. Ne consegue che se la mia analisi dei pericoli era stata fatta sulla base degli ingredienti e relativi allergeni di un prodotto, è probabile che non sia valida per quest’altro.  Soprattutto per prodotti con multi ingredienti come ad esempio  un prosciutto cotto, un dado vegetale ecc.
  • il lotto: la fase della ricezione è fondamentale per dare inizio alla rintracciabilità di qualsiasi azienda, piccola o grande che sia. A volte il lotto delle Materie Prime è riportato anche sui documenti che accompagnano la merce. In tal caso è importante verificare che ci sia effettiva corrispondenza tra quanto riportato sui documenti rispetto a quanto presente sul prodotto
  • la scadenza o termine minimo di conservazione (TMC): la durabilità è un parametro importante soprattutto se si acquistano prodotti con l’intenzione di fare scorte. È bene non accettare merce che abbia tempi di scadenza o preferibile consumo troppo ravvicinati se non è previsto l’immediato utilizzo o l’utilizzo in tempi brevi.

Per tutti questi aspetti è opportuno che ci sia una procedura documentata che dettagli ogni passaggio e ogni tipologia di controllo e, soprattutto, che questa procedura sia effettivamente condivisa con chi fa il controllo.

2)Verifica delle condizioni della merce

Tale verifica deve essere condotta con particolare perizia attraverso un accurato esame organolettico (visivo e olfattivo) o mediante il tatto (laddove possibile) al fine di accertare principalmente:

  • l’idoneità e integrità delle confezioni/imballi ovvero l’assenza di ammaccature, lesioni, perforamenti;
  • l’assenza di alterazioni visibili (colorazioni e consistenze anomale, rigonfiamenti, bombaggi, condense, ecc);
  • l’assenza di odori anomali laddove possibile tale verifica (prodotti sfusi);
  • l’assenza di segni di insudiciamento o infestazione (assenza di imbrattamenti, sporco visibile, segni di infestanti quali rosicchiature, escrementi, peli, uova di insetti, ecc) da verificare sia sugli imballi che sui bancali/pedane.

imballaggi alimentari

 

3)Verifica delle temperatura dei prodotti deperibili

Il controllo delle temperature al ricevimento è volto ad accertare il rispetto del mantenimento della catena del freddo o del caldo, a seconda della tipologia di prodotto.

Indipendentemente dalla tipologia della merce è bene ricordare che la verifica della temperatura deve essere effettuata sul prodotto.

Sebbene infatti la verifica della temperatura del mezzo di trasporto e/o l’acquisizione/lettura delle eventuali schede di termoregistrazione dell’automezzo siano buone pratiche operative di controllo, le temperature di conservazione e distribuzione disposte dalla normativa cogente si riferiscono ai prodotti, non ai mezzi di trasporto.

Pertanto, a seconda della tipologia di prodotto (se sfuso o preimballato), per i prodotti ricevuti in legame freddo la verifica della temperatura può avvenire in uno dei seguenti modi:

  • misurazione della temperatura ponendo il proprio termometro tra due imballi prelevati dal punto generalmente più caldo (parte alta del carico e più distante dall’impianto di immissione di aria fredda);
  • misurazione della temperatura mediante termometro a immersione di uno o più prodotti rappresentativi dell’intera partita;
  • misurazione della temperatura mediante termometro a infrarossi in grado di misurare la temperatura di superficie di un imballo o bancale senza contatto.

Un cenno a parte merita il controllo delle temperature dei prodotti ricevuti in legame caldo quali ad esempio i pasti pronti al consumo distribuiti ad attività di ristorazione collettiva trasportati generalmente in contenitori termici coibentati in grado di mantenerne la temperatura fino al punto di consegna/terminale di consumo.

In tali casi la misurazione della temperatura allo scarico deve avvenire preferibilmente con termometro a immersione misurando la temperatura:

  • del punto più freddo del contenitore in cui è posto il pasto, se in multi porzione;
  • dell’alimento imballato in quella che si presume sia la confezione più fredda (in base al posizionamento all’interno del contenitore), se in monoporzione.

4)Verifica delle condizioni di trasporto

La verifica delle condizioni di trasporto è volta ad accertare che il mezzo non trasporti prodotti non alimentari nonché almeno i seguenti aspetti:

  • l’igiene del mezzo di trasporto e del vano di carico;
  • le modalità attraverso le quali il trasportatore previene ribaltamenti/rotture (sistemi di ancoraggio dei prodotti, ecc);
  • le modalità attraverso le quali il trasportatore previene contaminazioni che potrebbero pregiudicare la salubrità dei prodotti (contenitori a chiusura ermetica, divisori interni, ecc).

La verifica del mezzo di trasporto da parte del personale dell’azienda ricevente è una pratica operativa che dovrebbe essere concordata con il fornitore in modo da poter essere svolta in un clima di collaborazione tra le parti.

 

5)Verifica delle informazioni riportate sulle etichette o sui documenti che accompagnano la merce

Tale verifica presuppone specifiche competenze da parte del personale addetto al ricevimento merci che deve conoscere e soprattutto saper leggere le informazioni contenute nelle etichette e/o nei documenti che accompagnano la merce.

E’ infatti prassi comune che i prodotti, soprattutto se consegnati sfusi o in bancali, rechino informazioni aggiuntive rispetto a quelle previste dalla normativa che regolamenta le fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori (Reg. UE 1169/11); tali informazioni inoltre, di carattere commerciale e logistico, non sempre risultano di agevole e immediata comprensione.

BRC 7 e il controllo delle materie prime

Obiettivo dello standard è che “ le materie prime, imballaggi compresi,  non possano incidere negativamente sulla sicurezza, legalità, autenticità dei prodotti” (req 3.5.2)

Lo standard richiede che sia una procedura documentata per l’approvazione delle materie prime e anche per gli imballaggi (primari) e che questa procedura sia stata fatta come conseguenza di un’analisi dei pericoli a sua volta documentata.

La procedura dovrà includere una lista di prodotti (materie prime) e per ognuna sarà dettagliato il tipo di controllo e la relativa soddisfazione per l’approvazione.

Laddove applicabile e valutato necessario dall’analisi dei pericoli, dovranno essere presenti documenti di accompagno quali certificati di collaudo/conformità o certificati analitici.

Qualsiasi controllo sul fornitore e sulle materie prime all’accettazione non esime un’azienda da definire un controllo analitico interno basato sempre e ovviamente sull’analisi dei pericoli.

Concludendo, il controllo in ricevimento delle merci è una fase di primaria importanza per qualsiasi impresa alimentare e per le sue implicazioni in termini legali, di qualità e di sicurezza alimentare deve essere affidata a personale adeguatamente formato.

Se da un lato possiamo definire ampiamente “collaudati” alcuni controlli che le imprese eseguono al ricevimento merci (si pensi ad esempio alla verifica della quantità/peso per gli evidenti aspetti economici che ne derivano), d’altra parte abbiamo ritenuto utile descrivere le principali tipologie di verifiche da effettuare al fine di fornire qualche informazione per la fase di ricevimento merci che, a tutti gli effetti, deve essere un buon inizio di ogni ciclo lavorativo.

 

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Origine degli alimenti in etichetta

By Sicurezza AlimentareNo Comments

La questione legata all’ origine degli alimenti è un argomento che sta a cuore a molti ed in particolar modo trova terreno fertile laddove il consumatore medio sia portato a credere che i prodotti agroalimentari originari del proprio Paese siano i migliori in circolazione, pretendendo quindi di veder indicata chiaramente l’origine dell’alimento in etichetta per poter compiere delle scelte consapevoli.

Al di la della legittimità o meno di questa pretesa, l’indicazione di origine obbligatoria in linea di principio viene avversata dall’Unione Europea e, quando è stata introdotta, lo si è fatto per cercare di arginare pericoli sanitari (l’epidemia di “mucca pazza” per la quale è diventata obbligatoria l’indicazione di origine delle carni bovine, con il Reg. C.E. 1760/00) o in caso di variazioni accertate nella qualità del prodotto in base alla provenienza (Direttiva CE 110/2001 sulla commercializzazione del miele).

La situazione attuale

Attualmente il riferimento normativo di più ampio respiro, nel quale venga affrontato il tema dell’origine, è il Reg .U.E. 1169/11 il quale, all’Art. 26 paragrafo 2 così recita:

“L’indicazione del paese d’origine o del luogo di provenienza è obbligatoria nel caso in cui l’omissione di tale indicazione possa indurre in errore il consumatore in merito al paese d’origine o al luogo di provenienza reali dell’alimento, in particolare se le informazioni che accompagnano l’alimento o contenute nell’etichetta nel loro insieme potrebbero altrimenti far pensare che l’alimento abbia un differente paese d’origine o luogo di provenienza”.

origine degli alimenti mappa paesi

Il Reg. U.E. 1169/11 ha portato luci e ombre nel campo dell’etichettatura e in particolare nel campo dell’indicazione di origine, molte sono le incertezze.

Ad esempio, il medesimo Art. 26, nel successivo paragrafo 3 recita: “quando il paese d’origine o il luogo di provenienza di un alimento è indicato e non è lo stesso di quello del suo ingrediente primario:

a) è indicato anche il paese d’origine o il luogo di provenienza di tale ingrediente primario; oppure

b) il paese d’origine o il luogo di provenienza dell’ingrediente primario è indicato come diverso da quello dell’alimento.”

Se all’apparenza tale paragrafo sembrerebbe aggiungere un ulteriore grado di approfondimento e chiarezza  alla questione, così non è, per il fatto che il paragrafo a tutt’oggi non è ancora applicabile (siamo in attesa di atti di esecuzione che la Commissione avrebbe dovuto pubblicare entro il 13 Dicembre 2013).

A complicare ulteriormente la faccenda, contribuisce anche la definizione che, sempre il Reg. U.E. 1169/11 dà di luogo di provenienza: “qualunque luogo indicato come quello da cui proviene l’alimento, ma che non è il “paese d’origine” come individuato ai sensi degli articoli da 23 a 26 del Reg. CEE n. 2913/92; il nome, la ragione sociale o l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare apposto sull’etichetta non costituisce un’indicazione del paese di origine o del luogo di provenienza del prodotto alimentare ai sensi del presente regolamento” e che rimanda ad un ulteriore Regolamento, non facilitando di certo il compito di chi voglia chiarirsi le idee.

Per completare il quadro quindi è impossibile non citare la definizione di paese di origine:

“Sono originarie di un paese le merci interamente ottenute in tale paese”; e ancora:

Una merce alla cui produzione hanno contribuito due o più paesi è originaria del paese in cui è avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, economicamente giustificata ed effettuata in un’impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo od abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione”.

Occorre ribadire come non siano mai sufficienti a conferire il carattere originario operazioni molto semplici quali: cambiamenti di imballaggio, la cernita, la riduzione in pezzi, il condizionamento e l’apposizione di marchi.

Attualmente dunque, l’obbligo di indicazione di origine è ancora dovuto solamente per quelle categorie di alimenti per i quali sia stata emanata normativa specifica (come già visto miele e carni bovine, ma anche olio di oliva, carni ovine caprine, suine e di pollame, pesce, uova).

Per tutti gli altri alimenti, nell’attesa di ulteriori specifiche da parte della Commissione Europea, è legittimo mantenersi in una situazione di attesa.

Rimane inteso che in particolari casi, l’indicazione dell’origine sia comunque da applicarsi. Ad esempio, volendo commercializzare un alimento che il consumatore identifica con un Paese e per il quale vengono fatti riferimenti in etichetta espliciti a quel Paese (fois gras in confezioni riportanti la bandiera francese o la silhouette della Francia ma realizzato in Italia), allora in quel caso l’indicazione di origine  diventerà obbligatoria perché le informazioni che accompagnano l’alimento o contenute nell’etichetta nel loro insieme possono far pensare che l’alimento abbia un differente paese d’origine o luogo di provenienza” (cfr.Art. 26 Reg. U.E. 1169/11 sopra citato).

Origine degli alimenti in etichetta : Scenari futuri 

Dobbiamo segnalare che, in data 22 febbraio 2016, la Commissione Europea ha proposto una bozza di atti di esecuzione per quanto riguarda il sopra citato Art. 26 paragrafo 3, dalla quale è stato possibile estrapolare alcuni contenuti.

Sembra che, in caso di materia prima di diversa origine rispetto al Paese di produzione, questa dovrà essere indicata con caratteri analoghi usando una delle due diciture:

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“[prodotto in…] con materia prima di origine/provenienza diversa”

Altra novità riguarda la “qualificazione” dell’origine geografica che dovrà essere del medesimo “livello” (Regione o Paese) per l’indicazione di produzione e di origine di materia prima.

Sembra purtroppo che le specifiche di origine legate a particolari ricette tradizionali (ad esempio il ragù alla bolognese) non saranno comprese nell’ambito di applicazione, cosa che non contribuirà a ridurre il fenomeno del cosiddetto “Italian sounding”.

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 GRUPPO MAURIZI CAMBIA SEDE

 

La nostra Azienda è cresciuta negli ultimi anni e la nostra sede crescerà con noi.

Per fare spazio a nuovi progetti, clienti e collaboratori, abbiamo scelto una sede più grande.

Da lunedì 20 giugno potrai trovarci nel nostro nuovo Headquarter a questo indirizzo:

 

Gruppo Maurizi s.r.l.

Via Pellaro 22, 00178 Roma

 

A partire da tale data tutti i campioni del laboratorio dovranno essere spediti e/o consegnati al nuovo indirizzo.

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