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reg. 1169/11

stabilimento di produzione cassetta lettere

Stabilimento di produzione … si muove qualcosa!

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Aggiornamento 16/9/2016:

Il Decreto è stato approvato in via definitiva: leggi il nuovo articolo sullo stabilimento di produzione in etichetta.


La Camera dei Deputati ha appena approvato il Disegno di Legge di delegazione europea 2015, presentato in prima istanza dal Governo il 18 Gennaio 2016.

Tra i vari argomenti presentati, di particolare interesse risulta quanto scritto nell’Art. 4, in riferimento a due argomenti relativi all’applicazione del Reg. U.E. 1169/11 sull’informazione ai consumatori in campo di etichettatura alimentare:

  • L’indicazione obbligatoria dello stabilimento di produzione
  • Il regime sanzionatorio

Entrambi i provvedimenti potranno prevedere l’abrogazione di disposizioni nazionali relative a quanto già disciplinato dalla normativa europea (ora del definitivo e ufficiale pensionamento del vecchio D. Lgs. 109/92?).

Per quanto concerne lo stabilimento di produzione, verrà reintrodotta l’obbligatorietà di tale indicazione, con la possibile aggiunta dello stabilimento di confezionamento, se diverso. Le finalità sono principalmente una corretta informazione al consumatore e una maggiore facilità per gli organi di controllo di rintracciare l’alimento.

stabilimento di produzione cassetta lettere

La prima motivazione potrebbe risultare alquanto debole, dato che un consumatore medio trarrebbe un beneficio relativamente piccolo nel sapere se un alimento sia stato prodotto a Milano o  Roma; diversamente la seconda motivazione potrebbe essere molto valida laddove si dovesse risalire con celerità alle cause di una tossinfezione alimentare o altra emergenza simile.

Occorre ricordare in questa sede che il tanto compianto D.Lgs. 109/92, che aveva introdotto l’obbligo di indicazione dello stabilimento di produzione, già non si applicava agli alimenti confezionati provenienti da altri Paesi per la vendita in Italia e riteniamo che la nuova norma non si potrà discostare troppo da questo approccio, per una questione che ricade nell’ambito dell’indicazione di origine e che va contro il libero mercato.

Curiosamente verrà data la possibilità in alcuni casi di indicare lo stabilimento di produzione con diciture, marchi o codici equivalenti, cosa che probabilmente non faciliterà la comprensione dell’informazione da parte del consumatore.

Per quanto concerne le sanzioni invece, la norma adeguerà il sistema sanzionatorio nazionale a quello europeo, individuando nell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi del Mi.P.A.A.F., l’Autorità Competente per l’irrogazione delle sanzioni.

L’attuale iter legislativo e burocratico tuttavia è ancora lungo.

Come detto, il D.D.L. è stato approvato dalla Camera dei Deputati e dovrà passare per l’approvazione definitiva in Senato; una volta ottenuta, la legge potrà vedere la luce e, a partire da quella data, il Governo avrà dodici mesi di tempo per emanare uno o più Decreti Legislativi che legiferino in merito ai due argomenti di cui sopra.

Tali Decreti Legislativi saranno adottati su proposta di diversi Ministeri (Sviluppo Economico, Salute, Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Economia e Finanze, Giustizia) oltre che della Conferenza permanente Stato Regioni.

Il cammino quindi è ancora molto lungo e gli ostacoli da superare sono molti; inoltre finora gli argomenti sono stati solamente accennati e dovremo vedere come saranno affrontati nella stesura definitiva delle norme; tuttavia questo può senz’altro rappresentare un primo passo in una direzione che molti aspettavano.

Ribadiamo che allo stato attuale nulla è ancora ufficiale; è possibile però comprendere almeno in parte il senso verso il quale il Legislatore nazionale si stia orientando.

 

bottiglie vino biologico

Il vino biologico non garantisce l’assenza di solfiti aggiunti

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Si vedono sempre più di frequente esposti sugli scaffali di enoteche o nei menù dei ristoranti vini biologici ma questi non garantiscono i consumatori sull’assenza dei famigerati solfiti

Ad assicurare le persone affette da allergie o intolleranze alimentari è solamente la scritta in etichetta “senza solfiti aggiunti” o “non contiene solfiti aggiunti”.

L’indicazione in etichetta di un’informazione del tipo “senza solfiti aggiunti”, infatti sarebbe consentita nel caso in cui il vino contenga solo solfiti formatisi naturalmente in seguito alla fermentazione e in concentrazioni non superiori a 10 mg/kg o 10 mg/litro in termini SO2 totale.

E’ quanto ha precisato il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali che ha richiesto un parere alla Commissione Europea sulla base di un quesito posto da Assoenologi sull’indicazione in etichetta in caso di presenza di solfiti (Regolamento Ue 1169/2011 art. 21, par.1, 2° comma e allegato II, punto 12).

I solfiti o anidride solforosa, rientrano tra gli allergeni e quindi tra le sostanze che provocano allergie o intolleranze, e peraltro potrebbero essere ridotti usando tecniche di coltivazione che aumentino la qualità del vino e quindi riducano l’uso di conservanti.

Pertanto qualora i solfiti siano presenti in quantità superiore a 10 mg/litro deve essere presente in etichetta la dicitura “contiene solfiti” secondo quanto previsto dal Regolamento europeo sulle etichette dei prodotti alimentari entrato in vigore a dicembre 2014.

 

lista allergeni

Lista allergeni in etichetta, una forma di tutela per aziende e consumatori

By Sicurezza AlimentareOne Comment

Lista allergeni in etichetta, perché si è resa necessaria?

Le allergie alimentari sono sempre più un argomento di attualità e le persone allergiche stanno aumentando di numero all’interno della popolazione.

lista-allergeni

Fortunatamente ora esiste un modo per il consumatore allergico di verificare cosa può e non può mangiare e per le aziende di tutelarsi.

Il nuovo regolamento per gli allergeni

Il “nuovo” Regolamento U.E. 1169/11, ormai entrato in vigore a Dicembre del 2014, stabilisce nuove norme che le aziende devono applicare per indicare gli allergeni in etichetta.

Gli allergeni andranno necessariamente indicati con un carattere diverso rispetto a quello degli altri ingredienti (può essere grassetto, corsivo, sottolineato, maiuscolo ecc.). L’importante è che siano messi in risalto in modo che saltino subito all’occhio del consumatore.

In questo modo vi è una comunicazione chiara di quali ingredienti allergenici siano presenti in un alimento e il consumatore potrà effettuare una scelta consapevole al momento dell’acquisto.

Qualora l’azienda voglia inserire dei richiami alla eventuale presenza di allergeni da cross contamination (le famose frasi “prodotto in uno stabilimento che utilizza anche…” “può contenere tracce di…”), anche in questo caso gli allergeni andranno messi in risalto con lo stesso carattere di quelli già riportati in elenco ingredienti.

È da chiarire che le summenzionate diciture non tutelano comunque l’azienda in caso di danno arrecato ad un consumatore allergico

Questo perché l’azienda deve comunque garantire la corretta gestione degli allergeni con l’applicazione del proprio piano HACCP e quindi la loro assenza nel prodotto finito.

È possibile che alcuni allergeni siano presenti “naturalmente” all’interno di alcuni alimenti

Un esempio i solfiti contenuti nell’aglio; in questo caso, la loro presenza non andrà segnalata in quanto non vengono considerati ingredienti. Sempre utilizzando l’esempio dei solfiti, discorso diverso è da fare per il vino e l’aceto, che li contengono in quanto vi sono intenzionalmente aggiunti nel corso del processo di produzione.

Lista allergeni: i casi particolari

Un caso particolare può riguardare gli alimenti contenenti solo ingredienti allergeni:

L’esempio classico è il pacco di farina di grano 0 o 00, presente in tutte le case. In questo caso, non sarà necessario mettere in risalto gli allergeni presenti, a patto che la denominazione dell’alimento vi faccia chiaramente riferimento.

Rispetto al passato quindi stiamo assistendo ad una piccola rivoluzione, che ha l’obiettivo di mettere il consumatore al centro dell’attenzione per consentirgli scelte mirate e consapevoli. Il nuovo Regolamento è stato redatto proprio per consentire alle aziende di perseguire questo scopo, attraverso una serie di norme mirate e puntuali.

libro etichettatura alimenti 3d

Etichettatura degli alimenti e informazioni ai consumatori: intervista all’autrice Daniela Maurizi

By Sicurezza Alimentare2 Comments

E’ disponibile online il testo edito da EPC editore con prefazione del Prof. Agostino Macrì “Etichettatura degli alimenti e informazioni ai consumatori – Commento teorico e pratico al Reg. UE 1169/11 e alla normativa verticale di settore. Casi pratici”.

libro-etichettatura-degli-alimenti

Abbiamo intervistato l’autrice Daniela Maurizi, da 20 anni in prima linea nella consulenza in materia di sicurezza alimentare per numerose aziende con sistemi certificati:

Cosa vi ha spinto a scrivere questo testo?

La necessità di un testo aggiornato che potesse essere utile alle aziende di produzione nella corretta applicazione delle norme previste dal Reg. UE 1169/11 e dalla normativa verticale specifica per le diverse categorie di alimenti.

La necessità di un testo facile da consultare e da comprendere per gli addetti ai lavori ma anche per l’operatore nuovo al mondo alimentare e all’etichettatura.

Qual’è il valore aggiunto di questo libro?

Il testo prevede un primo capitolo con l’indicazione delle sole novità apportate dal nuovo regolamento: in questo modo l’operatore che deve solo aggiornare l’etichetta del suo prodotto ha uno strumento pratico ed immediato da utilizzare.

  • Vengono presentati esempi pratici per la corretta applicazione di quanto prescritto dal regolamento e da tutta la normativa verticale specifica per le diverse categorie di alimenti.
  • Viene finalmente fatta chiarezza sulla simbologia (simboli per riciclaggio imballi, certificazioni volontarie, ecc.) che vengono riportati sulle etichette, molto spesso con poca consapevolezza del reale significato.
  • Viene presentata una serie di domande nate dai dubbi di aziende alimentari e raccolte in anni di consulenza e viene indicata la giusta interpretazione della normativa.

In che direzione stanno andando l’Unione Europea e l’Italia in questo settore?

Cosa ci dobbiamo aspettare?

L’obiettivo dell’Unione Europea nell’ambito alimentare e quindi anche nel campo dell’etichettatura, è quello di uniformare il mercato per facilitare gli scambi tra i vari paesi membri.

L’Unione Europea vuole tener conto delle differenze di percezione dei consumatori e delle loro esigenze e stabilisce norme che garantiscano un livello elevato della loro sicurezza. Vuole garantire però, allo stesso tempo, il corretto funzionamento del mercato interno. Da qui nascono proposte o norme come la possibilità di utilizzare il latte in polvere nei formaggi o l’abolizione dell’indicazione dello stabilimento di produzione in etichetta. Proposte queste che invece stonano con la percezione e le esigenze del consumatore italiano.

Per quanto riguarda l’Italia, va detto che proprio in questi ultimi giorni ci si sta muovendo per soddisfare queste esigenze. L’ultima notizia risale al 10 settembre, quando il Consiglio dei Ministri ha dato l’avvio all’iter normativo per rendere di nuovo obbligatoria l’indicazione dello stabilimento di produzione sulle etichette dei prodotti alimentari. A seguito della forte richiesta da parte del Ministero della Salute e del MIPAAF, è stato infatti dato l’avvio allo schema di disegno di legge che contiene il ripristino dell’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione.

 Quali sono state le maggiori difficoltà riscontrate dalle aziende?

Nell’applicazione del regolamento, le aziende hanno e stanno tuttora riscontrando molte difficoltà soprattutto nella corretta modalità di indicazione delle varie informazioni obbligatorie. La struttura del regolamento stesso non è infatti di semplice ed immediata consultazione e ciò non ha fatto altro che creare interpretazioni sbagliate o non complete.

Naturalmente le aziende hanno dovuto sostenere dei costi cospicui nella revisione delle loro etichette: investimenti sia economici che di tempo. Quindi avere uno strumento veramente pratico per la revisione delle etichette e sapere a chi rivolgersi per una consulenza completa, è sicuramente un aspetto fondamentale.

Va inoltre considerato che molte aziende, soprattutto a livello artigianale, non erano e non sono tuttora dotate di attrezzature (stampanti, etichettatrici,ecc.) in grado di soddisfare a pieno quanto previsto dal regolamento (per esempio l’indicazione con un carattere diverso gli allergeni, il rispetto dell’altezza minima dei caratteri, ecc.) e questo ha comportato altri problemi nell’applicazione del regolamento.

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stabilimento di produzione

Indicazione dello stabilimento di produzione: tornerà ad essere obbligatoria?

By Sicurezza AlimentareOne Comment

Ieri, 10 settembre 2015, il Consiglio dei Ministri ha dato l’avvio all’iter normativo per rendere di nuovo obbligatoria l’indicazione dello stabilimento di produzione sulle etichette dei prodotti alimentari

A seguito della forte richiesta del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e del Ministro del MIPAAF Maurizio Martina, è stato dato l’avvio allo schema di disegno di legge che contiene il ripristino dell’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione, indicazione che non è stata presa in considerazione dal Regolamento UE 1169/11.

L’obbligo riguarderà soltanto gli alimenti prodotti in Italia e destinati al solo mercato Italiano.

Partirà a breve la notifica della norma alle autorità europee per la preventiva autorizzazione. La motivazione adottata dallo Stato Italiano riguarderà la più efficace tutela della salute del consumatore e potrà essere autorizzata solo laddove l’Unione Europea riterrà che la norma non crei ostacoli alla libera circolazione delle merci (Art.38 Reg. UE 1169/11).

Il percorso da intraprendere è ancora lungo e trova interessi economici e delocalizzazioni alla base delle questioni aperte.

Alcuni dei marchi più importanti della GDO (Conad, Coop, Esselunga, Carrefour, Lidl) hanno deciso comunque di mantenere l’indicazione volontariamente sulle etichette dei prodotti a loro marchio. Il mondo delle industrie è ancora spaccato a metà tra chi non vuole assolutamente l’indicazione e chi lo ha mantenuto per garantire trasparenza al consumatore.

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corridoio supermercato

Etichettatura alimentare: il punto della situazione

By Sicurezza AlimentareOne Comment

Sono passati ormai 9 mesi dall’applicazione del Reg. UE 1169/11 sull’etichettatura alimentare e le informazioni ai consumatori e quasi 7 mesi dalla pubblicazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico della tabella di correlazione per le sanzioni (Circolare del Ministero dello Sviluppo Economico del 6 marzo 2015).

etichettatura alimentare

Etichettatura alimentare, quale situazione si riscontra sul mercato?

Dall’indagine interna svolta dal Gruppo Maurizi emerge che, a parte le grandi aziende di produzione e di distribuzione, c’è ancora molta confusione nell’interpretazione del regolamento e quindi nella sua corretta applicazione. Molti sono gli errori riscontrati sulle etichette.

Per fare chiarezza, ecco un riepilogo delle principali novità:

Per quanto riguarda invece lo stato dell’arte normativo in vigore al momento, va ricordato che risulta ancora in vigore il D.Lvo 109/92, almeno per gli aspetti che non si sovrappongono con il Reg. UE 1169/11.

A tal proposito, il Ministero dello Sviluppo ha chiarito quali sono gli articoli e i commi che sono ancora in vigore. Tra questi, gli aspetti più importanti sono:

  • art. 4 comma 5:  la conservazione a basse temperature dei prodotti dolciari non costituisce un trattamento che deve essere indicato in denominazione di vendita
  • art.10 comma 5: l’indicazione del termine minimo di conservazione non è richiesta per i prodotti di confetteria…
  • art. 13:  modalità di indicazione del lotto
  • art. 7 bis: gestione degli imballaggi destinati al consumatore e contenenti prodotti preconfezionati
  • art. 15: gestione delle informazioni per i distributori automatici (integrato naturalmente in merito a quanto previsto dall’art. 9 comma 1 lettera c del Reg. UE 1169/11)
  • art. 16: vendita dei prodotti sfusi (integrato naturalmente in merito a quanto previsto dall’art. 9 comma 1 lettera c del Reg. UE 1169/11)
  • art. 17: prodotti non destinati al consumatore
  • art. 18: sanzioni

In merito alle sanzioni, come già accennato, è ancora in corso di discussione un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che andrà ad integrare ed aggiornare la norma sull’etichettatura, soprattutto per quanto riguarda quegli aspetti che il Reg. UE 1169/11 demanda agli stati membri.

La base di partenza sarà sicuramente quello che resta del D.Lvo 109/92. In attesa della pubblicazione del nuovo decreto, rimane applicabile il sistema sanzionatorio contemplato nell’art. 18, completato con la già citata tabella di correlazione.

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ADAP: i nuovi Regolamenti

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Gli ADAP e la nuova normativa

Il prossimo 20 Luglio 2016 diventeranno applicativi i Reg. UE n° 828/14 e n° 609/13 riguardanti rispettivamente le informazioni ai consumatori sulla presenza di glutine negli alimenti e gli alimenti destinati a fini medici speciali e alla prima infanzia.

Sono molte le novità che si prospettano nel campo di quelli che vengono comunemente definiti Alimenti Adatti ad una Alimentazione Particolare (ADAP): in primo luogo, il Reg. 609 manderà in pensione la Direttiva 2009/39/C.E. e il Reg. C.E. 41/2009, due norme che negli ultimi anni hanno segnato il cammino di chi volesse intraprendere la strada della commercializzazione degli ADAP.

Se la Direttiva (già ultima versione dell’originale Direttiva CEE 398/89 e recepita in Italia dal D.Lgs. 111/92) ha introdotto il concetto di “prodotto dietetico“, dando poi il via a tutto l’iter burocratico per la notifica degli ADAP ai Ministeri della Salute degli Stati Membri, il Regolamento ha sdoganato la definizione di “alimento senza glutine”, rendendola applicabile non solo ai prodotti dietetici ma anche ai prodotti di uso corrente. Due provvedimenti fondamentali dunque, che andranno a decadere perché ritenuti ormai superati nei loro concetti chiave.

Se poco o nulla andrà a cambiare per i prodotti destinati a fini medici speciali e per quelli destinati alla prima infanzia, il vero stravolgimento avverrà per le categorie dei prodotti dietetici (come i senza glutine e i delattosati)

Il concetto di prodotto dietetico andrà infatti a decadere e di conseguenza non sarà più consentito aggiungere la dicitura “dietetico” nella denominazione dell’alimento, così come non sarà più obbligatorio notificare al Ministero della Salute i prodotti posti in commercio. La notifica rimarrà però su base volontaria per poter usufruire del rimborso a carico de S.S.N.

Il Ministero della Salute si è espresso già sull’argomento con la pubblicazione della Nota Ministeriale 0027673-P-07/07/2015, destinata alle associazioni di categoria. Inoltre il Ministero stesso, contattato telefonicamente dal Gruppo Maurizi, ha fornito alcune indicazioni e chiarimenti in merito a quanto diverrà applicativo dal prossimo Luglio. In particolare il Ministero ha precisato che il D.Lgs. 111/92, laddove non vada in contrasto con la nuova normativa, rimarrà comunque in vigore. Resta da capire in ogni caso se la UE lascerà libertà agli Stati Membri di applicare norme nazionali non armonizzate o se vorrà optare per l’applicazione tout court dei due Regolamenti.

In merito a ciò il Ministero ha assicurato che entro i primi mesi del 2016 verranno pubblicate altre circolari o note, volte a fare ulteriore chiarezza sull’argomento

Le principali novità per gli ADAP che si applicheranno a partire dal 20 Luglio 2016:

  1. La categoria dei prodotti “dietetici” scomparirà dal quadro legislativo e, di conseguenza, la corrispondente dicitura non potrà più essere applicata ai prodotti alimentari
  2. I cambiamenti maggiori riguarderanno gli alimenti senza lattosio e senza glutine, la cui indicazione ricadrà nell’ambito delle indicazioni volontarie previste dall’Art 36 del Reg U.E. 1169/11
  3. Non saranno più consentite indicazioni del tipo “per diabetici” sugli alimenti, in quanto i diabetici potranno facilmente scegliere gli alimenti loro adatti, in base alla tabella nutrizionale e all’elenco ingredienti
  4. Per i prodotti senza glutine ci sarà un nuovo insieme di diciture da poter applicare sugli imballi, a partire dall’indicazione:
    • Senza glutine, utilizzabile su tutti i prodotti nei quali il contenuto di glutine non sia superiore ai 20 mg/Kg
    • Con contenuto di glutine molto basso, utilizzabile solo sui prodotti contenenti frumento, segale, orzo o avena, specialmente lavorati per ridurre il tasso di glutine, in modo che questo non sia superiore ai 100 mg/Kg

 Queste due prime diciture potranno essere corredate dalle ulteriori indicazioni:

    • Adatto alle persone intolleranti al glutine
    • Adatto ai celiaci

Laddove l’alimento sia stato espressamente prodotto per ridurre il tenore di glutine nell’alimento o per sostituire gli ingredienti contenenti glutine con altri che ne siano privi, l’imballo potrà inoltre riportare una delle seguenti diciture (assolutamente equivalenti tra loro):

    • Specificamente formulato per celiaci
    • Specificamente formulato per persone intolleranti al glutine

Quanto appena detto per gli alimenti senza glutine si deve considerare obbligatorio solo dal 20 Luglio 2016, mentre può essere applicato su base volontaria fin da subito

5.  Per le indicazioni riguardanti il tenore di lattosio:

    • In attesa di una norma Europea che armonizzi il quadro legislativo (presumibilmente successiva alla data del 20 Luglio 2016) saranno da considerarsi valide le considerazioni presenti nella Nota Ministeriale in oggetto
    • Verrà eliminata la dicitura “delattosato”, in quanto precedentemente associata alla dicitura “dietetico”. Si potrà usare al suo posto la dicitura senza lattosio per i prodotti lattiero caseari e per il latte con contenuto di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o ml e sulle cui etichette andrà aggiunta la dicitura meno di… (riportante la soglia residua di lattosio)
    • Solo per i latti e i latti fermentati si potrà usare la dicitura a ridotto contenuto di lattosio, solo se il lattosio è inferiore a 0,5 g per 100 g o ml. Sulle etichette in questione andrà riportata l’indicazione che il tenore di lattosio è meno di 0,5 g per 100 g o ml
    • Le due precedenti diciture dovranno necessariamente essere integrate da una indicazione del tipo: “il prodotto contiene glucosio e galattosio in conseguenza della scissione del lattosio”.

Quanto appena detto per gli alimenti senza lattosio si deve considerare obbligatorio solo dal momento in cui verrà emanata la norma Europea che armonizzerà il settore, mentre può essere applicato su base volontaria fin da subito

Ci preme ricordare che tutte le indicazioni fornite ai consumatori continueranno a ricadere nei nei limiti imposti dall’Art. 7 del Reg. U.E. 1169/11 riguardante le pratiche leali di informazione. Non sarà comunque possibile utilizzare una dicitura riguardante l’assenza di glutine o la naturale assenza di lattosio, laddove ciò sia da ritenersi scontato e laddove tutti i prodotti analoghi presentino le medesime caratteristiche (ad esempio, non si potrà utilizzare il claim “senza glutine” su una confezione di latte).

Resta da verificare come vorrà comportarsi il Ministero con tutta una serie di prodotti che potremmo definire “border line” (conserve vegetali, succhi di frutta ecc.) per i quali l’applicazione dei claims potrebbe essere una forzatura ma che attualmente è soggetta ad interpretazione.

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 GRUPPO MAURIZI CAMBIA SEDE

 

La nostra Azienda è cresciuta negli ultimi anni e la nostra sede crescerà con noi.

Per fare spazio a nuovi progetti, clienti e collaboratori, abbiamo scelto una sede più grande.

Da lunedì 20 giugno potrai trovarci nel nostro nuovo Headquarter a questo indirizzo:

 

Gruppo Maurizi s.r.l.

Via Pellaro 22, 00178 Roma

 

A partire da tale data tutti i campioni del laboratorio dovranno essere spediti e/o consegnati al nuovo indirizzo.

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