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Rifiuti: la sentenza che rivoluziona la tassa per imprese

By Sicurezza AmbientaleNo Comments

Lo scorso 5 Luglio, la Commissione Tributaria di Roma, ha stabilito che le superfici dove si producono rifiuti speciali non sono soggette a tassazione.

Una tassa che, ad oggi, colpisce più di 19mila imprese.

E, spesso, le colpisce più di quanto dovrebbe.

La Tari infatti, ricordiamolo, si compone di una parte fissa determinata secondo la superficie dell’immobile, e da una parte variabile, che deve essere proporzionale alla quantità di rifiuti prodotti.

Ed è qui che sorgono le controversie, perché spesso ci si chiede come mai siano assoggettati alla Tari anche immobili che producono solo o anche rifiuti speciali, smaltiti attraverso contratti con aziende dedicate a spese del proprietario.

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Quindi sono due i fattori chiave della Tari: non solo la tipologia di rifiuto, ma anche l’eventuale assimilazione, da parte del Comune (che è l’ente impositore), dei rifiuti speciali a rifiuti urbani.

La sentenza  da cui è derivata questa “rivoluzione” è nata proprio dal ricorso presentato da un’azienda di riparazione pneumatici, che si è rivolta alla Commissione perché convinta di sottostare ad un regime di tassazione largamente superiore in rapporto all’effettiva superficie tassabile.

L’azienda inoltre, in sede di ricorso, ha avvalorato la sua posizione, dimostrando di avere attivi contratti per lo smaltimento da parte di privati terzi di buona parte dei rifiuti stessi prodotti.

 

Lo scenario:

  1. Sulla base della sentenza, un gestore che ha in essere contratti di smaltimento con ditte terze, può far valere questa situazione per fare ricorso e chiedere rimborso (utilizzando la sentenza in questione) nei confronti del Comune – Ente erogatore della tariffa sui rifiuti – .

 

  1. È prevista la possibilità entro il 31 Gennaio di ogni anno di chiedere sgravio motivato all’AMA o all’ente competente del servizio comunale per ottenere una riduzione sull’area tassabile, non interessata allo smaltimento di RSU.

 

  1. Cosa si può iniziare a fare oggi? Ottimizzare lo smaltimento dei rifiuti, affidando ad aziende terze selezionate i rifiuti speciali.

 

Il Gruppo Maurizi può aiutare il gestore e l’impresa in ciascuno di questi punti:

Dalla gestione ottimale dei rifiuti previa analisi e quotazione – alla stesura della pratica con la valutazione dell’effettiva superficie tassabile – alla presentazione del ricorso entro la scadenza prevista.

Per completezza d’informazione, ecco il link alla sentenza.

 

 

 

rifiuti quali vanno pretrattati

Quali rifiuti devono essere trattati prima della discarica?

By Sicurezza AmbientaleNo Comments

Linea guida ISPRA:

Criteri tecnici per stabilire quando il trattamento non e’ necessario ai fini dello smaltimento dei rifiuti in discarica ai sensi dell’art. 48 della L.28 Dicembre 2015 n.221 — Italiano

L’articolo 48 della citata legge, integrando l’articolo 7 del d.lgs. 36/2003, affida all’ISPRA il compito di individuare i criteri tecnici da applicare per stabilire quando il trattamento dei rifiuti prima dello smaltimento in discarica non è necessario.

rifiuti quali vanno pretrattati

 

A tal proposito l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca dell’Ambiente ha predisposto una linea guida:

Per trattamento, l’articolo 2 del d.lgs. 36/2003, individua “i processi fisici, termici, chimici o biologici, incluse le operazioni di cernita, che modificano le caratteristiche dei rifiuti, allo scopo di ridurne il volume o la natura pericolosa, di facilitarne il trasporto, di agevolare il recupero o di favorirne lo smaltimento in condizioni di sicurezza”.

e tale trattamento deve essere finalizzato a garantire l’obiettivo generale fissato dall’articolo 1, cioè quello di introdurre misure volte a prevenire e ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente, in particolare l’inquinamento delle acque superficiali, delle acque freatiche, del suolo e dell’atmosfera, e sull’ambiente globale, compreso l’effetto serra, nonché i rischi per la salute umana durante l’intero ciclo vita della discarica.

La linea guida tratta separatamente i rifiuti urbani dai rifiuti speciali e per stabilire i criteri da applicare, ai fini della valutazione dell’efficacia del pretrattamento,

i rifiuti sono stati distinti in base alle specifiche caratteristiche, nelle seguenti tipologie principali:

  • rifiuti che possono richiedere, in funzione dello stato fisico, un trattamento di disidratazione;
  • rifiuti biodegradabili e putrescibili;
  • rifiuti a matrice organica;
  • rifiuti a base di amianto o contenenti amianto

Infine, sono stati individuati i rifiuti non direttamente riconducibili a una delle suddette tipologie, per i quali la valutazione andrà effettuata caso per caso.

 

Rifiuti non ammessi ai sensi dell’articolo 6 del d.lgs. n. 36/2003

La linea guida ISPRA, fornisce informazioni sui rifiuti non ammessi in discarica individuati dall’articolo 6 del d.lgs. n.36/2003 e dei successivi aggiornamenti.

Rientrano in questa categoria rifiuti liquidi, rifiuti classificati come esplosivi, rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo, rifiuti contenenti sostanze chimiche non identificate e/o nuove provenienti da attività di ricerca, rifiuti che contengono fluidi refrigeranti costituiti da CFC e HCFC, ecc.

Inoltre nella tabella 2 della linea giuda sono elencati i rifiuti con i rispettivi codici CER, che secondo l’articolo 6 del d.lgs. n.36/2003, lo smaltimento in discarica non è consentito.

 

Divieti di smaltimento in discarica per specifici flussi di rifiuti

  • Veicoli fuori uso

I veicoli fuori uso rappresentano un flusso considerevole di rifiuti, sia in termini qualitativi che quantitativi. L’art. 5, comma 9 del d.lgs. 209/2003 prevede che il titolare del centro di raccolta procede al trattamento del veicolo fuori uso dopo la cancellazione dal PRA dello stesso veicolo effettuata ai sensi del comma 8. Il veicolo fuori uso non può quindi essere smaltito in discarica con il codice CER 160104* (Veicolo fuori uso), deve essere obbligatoriamente sottoposto alle operazioni di messa in sicurezza con lo scopo di evitare qualsiasi danno per l’ambiente.

Risulta evidente come questi rifiuti rientrino nella categoria per cui il trattamento deve rappresentare un obbligo in quanto riduce la pericolosità del rifiuto attraverso le operazioni di “messa in sicurezza, facilita il recupero attraverso le operazioni di “demolizione” e di “trattamento per la promozione del riciclaggio”.

 

  • Pile e accumulatori

Il D.lgs. n. 188 /2008 prevede esplicitamente, all’articolo 12, comma 1, il divieto di smaltimento in discarica o mediante incenerimento delle pile e degli accumulatori industriali e per veicoli, ad eccezione dei residui che sono stati sottoposti a trattamento o riciclaggio.

Nella tabella 4 della linea guida sono indicati i codici CER dei rifiuti che rientrano in questa categoria.

 

Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche

 

L’art. 6 del d.lgs. n. 49 del 14 Marzo 2014, individua i criteri di priorità nella gestione dei RAEE che deve privilegiare le operazioni di riutilizzo e preparazione per il riutilizzo dei Raee, dei loro componenti, sottoinsiemi e materiali di consumo in attuazione dei principi di precauzione e prevenzione, e al fine di consentire un efficiente utilizzo delle risorse. E solo ove non sia possibile avviare al riutilizzo, i Raee raccolti separatamente sono avviati al recupero.

Nella tabella 5 della linea guida sono indicati i codici CER dei rifiuti che rientrano in questa categoria.

 

Rifiuti di imballaggio

Il d.lgs. n. 152/2006 all’art. 226, comma 1, prescrive il divieto di smaltimento in discarica degli imballaggi e dei contenitori recuperati, ad eccezione degli scarti derivanti dalle operazioni di selezione, riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggio.

Ne consegue, che i rifiuti elencati in tabella 6 della linea guida, non possono essere ammessi in discarica ma devono essere avviati ad un trattamento finalizzato al riciclaggio o al recupero, a meno che non si tratti di partite con un contenuto di impurezze tale da impedirne l’avvio a tali forme di gestione.

In particolare, fermo restando la valutazione di altre forme di gestione (recupero energetico, incenerimento) in linea con la gerarchia dei rifiuti, potrebbero essere ammesse in discarica quelle partite aventi qualità tale da non consentirne il ritiro.

In tal caso, dovrebbe essere opportunamente valutata la necessità di un pretrattamento.

 

rifiuti urbani da smaltire

 

RIFIUTI URBANI

 

Rifiuti da raccolta differenziata

In generale, tutte le frazioni oggetto di raccolta differenziata devono essere prioritariamente destinate al riciclaggio o al recupero, come stabilito dall’articolo 179 del d.lgs. n. 152/2006 che individua i criteri di priorità di gestione dei rifiuti (prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di energia, smaltimento).

L’articolo 181, comma 4, del medesimo d.lgs. n. 152/2006 stabilisce, inoltre, che “per facilitare o migliorare il recupero, i rifiuti sono raccolti separatamente, laddove ciò sia realizzabile dal punto di vista tecnico, economico e ambientale, e non sono miscelati con altri rifiuti o altri materiali aventi proprietà diverse”.

Il successivo articolo 182 dispone che i rifiuti da avviare allo smaltimento finale siano “il più possibile ridotti sia in massa che in volume, potenziando la prevenzione e le attività di riutilizzo, di riciclaggio e di recupero e prevedendo, ove possibile, la priorità per quei rifiuti non recuperabili generati nell’ambito di attività di riciclaggio o di recupero”.

Per quanto riguarda i rifiuti organici, infine, l’articolo 182-ter prevede, al comma 2, che ne sia incoraggiata la raccolta differenziata, nonché il successivo trattamento in modo da realizzare un livello elevato di protezione ambientale e un utilizzo di materiali sicuri.

Nella tabella 7 sono elencati i codici CER dei rifiuti che devono essere destinati a operazioni di riciclaggio e recupero; solo gli scarti derivanti dal loro trattamento possono essere ammessi in discarica.

 

Rifiuti urbani indifferenziati e rifiuti da spazzamento

Per quanto riguarda i rifiuti provenienti dal circuito urbano il trattamento contribuisce sicuramente a migliorare le caratteristiche qualitative del rifiuto stesso, infatti, ai fini del conferimento in discarica il trattamento deve conseguire l’obiettivo di modificare le caratteristiche dei rifiuti, allo scopo di ridurne il volume o la natura pericolosa come individuato dall’articolo 1 della direttiva 1999/31/CE e con quello di cui all’articolo 13 della direttiva 2008/98/CE.

Il trattamento dei rifiuti urbani dovrà, pertanto, essere finalizzato alla riduzione del contenuto della sostanza organica attraverso processi di biostabilizzazione mediante mineralizzazione delle componenti organiche.

Il trattamento deve essere anche finalizzato a ridurre la pericolosità del rifiuto e a separare le frazioni recuperabili, ne consegue che anche la cernita, la triturazione, e la separazione sono operazioni di trattamento astrattamente idonee a modificare le caratteristiche dei rifiuti, anche da pericolosi a non pericolosi, e a favorirne lo smaltimento in discarica in condizioni di sicurezza.

Nella tabella 8 della linea guida sono indicati urbani non ammissibili in discarica senza preventivo trattamento.

 

RIFIUTI SPECIALI

Rifiuti fangosi e di altri rifiuti che richiedono un trattamento di disidratazione

Ai fini dello smaltimento in discarica, il trattamento di disidratazione dei rifiuti prodotti allo stato liquido o aventi un contenuto di sostanza secca inferiore al 25% si rende sempre necessario.

Il fatto che un rifiuto provenga da un processo di disidratazione non implica, necessariamente, l’attribuzione di un nuovo codice a detto rifiuto.

Nel caso di rifiuti biodegradabili la sola disidratazione non può essere ritenuta sufficiente, il rifiuto dovrà essere sottoposto a un adeguato trattamento che consenta di ridurne le caratteristiche di biodegradabilità o che ne alteri le caratteristiche chimico-fisiche.

Nella tabella 9 della linea guida 9, è riportato un elenco dei rifiuti fangosi e di altri rifiuti che, qualora prodotti allo stato liquido, richiedono un trattamento di disidratazione al fine di poter essere ammessi in discarica.

 

Rifiuti prodotti da impianti trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue, nonché dalla potabilizzazione dell’acqua e dalla sua preparazione per uso industriale.

I rifiuti appartenenti a questa categoria ed elencati nella tabella 10 anche se già derivanti da processi di trattamento possono risultare ancora putrescibili/fermentescibili. Pertanto, al fine di valutare la necessità o meno di trattamento dovrebbe essere effettuata la verifica della stabilità biologica attraverso la valutazione del parametro IRDP.

 

Rifiuti a matrice organica

 

Al fine di stabilire la necessità o meno di trattamento dei rifiuti riportati in tabella 13, a matrice organica non rapidamente biodegradabile, si ritiene utile considerare la valutazione del parametro TOC, avendo come riferimento il valore del 5%.

Rifiuti stabili e non reattivi

Il DM 27 settembre 2010, così come modificato dal DM 24/06/2015, all’articolo 6, comma 4, definisce come “rifiuti pericolosi stabili non reattivi” i “rifiuti che sottoposti ad un trattamento preliminare, ad esempio di solidificazione/stabilizzazione, vetrificazione, presentano un comportamento alla lisciviazione che non subisca alterazioni negative nel lungo periodo nelle condizioni di collocazione in discarica“. Per rifiuti stabili non reattivi devono quindi intendersi, quelli sottoposti a trattamenti preliminari individuati dai codici CER 19 ed, in particolare, dai codici 1903 “rifiuti stabilizzati/solidificati” e 1904 “rifiuti vetrificati e rifiuti di vetrificazione”, elencati in tabella 14.

Rifiuti di imballaggio contenenti residui di sostanze pericolose o contaminati da tali sostanze (150110*)

L’avvio in discarica del codice 150110*, relativo ai rifiuti di imballaggio contenenti residui di sostanze pericolose o contaminati da tali sostanze, può essere ritenuto automaticamente vietato se l’imballaggio contiene, ad esempio, residui di prodotti fitosanitari o di biocidi, oppure sostanze corrosive, infiammabili, ecc. In altri casi l’imballaggio potrebbe, invece, contenere sostanze di altro tipo, comunque classificate come pericolose, ma non tali da determinarne un automatico divieto di smaltimento sulla base delle sole disposizioni di cui all’articolo 6.

Ai fini dello smaltimento, l’imballaggio deve essere in ogni caso sottoposto ad operazioni di decontaminazione finalizzate alla rimozione dei residui delle sostanze pericolose contenute.

 

Rifiuti di amianto e contenenti amianto

I rifiuti contenenti amianto, riportati in tabella 15, rientrano nelle tipologie di rifiuto da sottoporre a trattamento per prevenire e ridurre le ripercussioni sull’ambiente nonché i rischi per la salute umana durante l’intero ciclo di vita della discarica. In merito alle tipologie di trattamento a cui sottoporre tali tipi di rifiuto, le autorità competenti possono far riferimento al DM 29 gennaio 2007.

 

RIFIUTI DA SOTTOPORRE A VALUTAZIONE CASO PER CASO

 

Per i rifiuti non individuati nei precedenti paragrafi e di seguito elencati, l’autorità competente, in sede di rilascio dell’autorizzazione agli impianti di discarica, dovrà valutare, caso per caso, la necessità e la tipologia di trattamento, tenendo conto sia del raggiungimento delle finalità di cui all’articolo 1 del d.lgs. n. 36/2003 che delle possibili interazioni con gli altri rifiuti smaltiti nella medesima discarica.

Al fine di valutare la tipologia di pretrattamento più adeguato è opportuno conoscere il processo produttivo di origine dei rifiuti e se questi ultimi sono generati regolarmente da tale processo.

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Italia ai primi posti nel riciclo!

By Sicurezza AmbientaleNo Comments

Dal Rapporto rifiuti speciali ISPRA 2016 pubblicato nelle ultime ore, si evince che i rifiuti speciali prodotti in Italia sono oltre quattro volte superiori a quelli urbani.

Come rifiuti “speciali” si intendono tutti i rifiuti non urbani, prodotti da industrie e aziende.

Tale tipologia di rifiuti si differenzia in “non pericolosi” e “pericolosi”.

Alla prima categoria appartengono rifiuti prevalentemente derivanti dal settore manifatturiero, delle costruzioni e demolizioni e di alcune tipologie di trattamento dei rifiuti.

Alla categoria dei “pericolosi” appartengono invece quei rifiuti che vengono generati dalle attività produttive che contengono al loro interno sostanze pericolose in concentrazioni tali da conferire una caratteristica di pericolo al rifiuto prodotto.

Secondo il rapporto ISPRA edizione 2016 sono stati prodotti circa 130,6 milioni di tonnellate di “speciali” a fronte di 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani.

produzione-rifiuti

E’ sicuramente da registrare un consistente aumento nella produzione totale che si attesta su un +5% tra 2013 e 2014 (con un valore evidenziato di oltre 6,1 milioni di tonnellate).

I rifiuti speciali non pericolosi  generati da attività di costruzione e demolizione, dal trattamento dei rifiuti e dal trattamento delle acque reflue hanno permesso tale crescita.

Per quanto riguarda i rifiuti speciali pericolosi si evidenzia esclusivamente una sostanziale stabilità (+0,3%).

Come evidenziato in precedenza, le attività economiche che producono più rifiuti speciali, pericolosi e non sono soprattutto quelle attive nel campo delle costruzioni e demolizioni (39,7%), a cui seguono le attività legate al trattamento dei rifiuti e al risanamento ambientale (27,4%), il settore manifatturiero (20,5%), quello dei servizi/commercio e trasporti (5%), il settore dell’acqua e reti fognarie (3,5%), quello dell’energia, gas, vapore e aria (2,5%).

Le altre attività partecipano esclusivamente con percentuali relativamente basse che si attestano intorno all’ 1,4% circa della produzione di rifiuti speciali.

L’analisi dei dati di produzione relativi ai rifiuti speciali pericolosi evidenzia che la fonte principale deriva soprattutto dal settore della manifattura (39%), seguito dal trattamento dei rifiuti e attività di risanamento ambientale (29,9%) e dal settore dei servizi, del commercio e del trasporto (20,7%).

Nell’ambito del settore manifatturiero, il 27% circa (935 mila tonnellate) proviene dal settore della metallurgia, seguito dalla fabbricazione dei prodotti chimici (18,4%), dei prodotti farmaceutici di base e preparati (12,5%) e dalla fabbricazione di coke e dei prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio (11,5%).

In relazione all’anno 2014 ,i dati sui rifiuti gestiti hanno evidenziato che le forme di riciclo e smaltimento hanno interessato più rifiuti di quelli prodotti con quantità che si attestano su 133,8 milioni di tonnellate contro un quantitativo prodotto di 130,5 con un incremento del 3,3% del quantitativo totale dei rifiuti gestiti.

Le forme di riciclo dei metalli e del materiale da demolizione ha permesso un recupero di materia dai rifiuti speciali attestata su una percentuale di circa il 62%.

Con una percentuale di oltre il 75%, l’Italia risulta essere tra le migliori in Europa nel riciclo dei rifiuti speciali a fronte di una media dell’Unione Europea che si attesta al 45,7%.

Si registra una lieve diminuzione nell’utilizzo dei rifiuti speciali per produrre energia ( si evidenzia una diminuzione del -4,7% rispetto al 2013).

Sono infatti solo 2,1 milioni di tonnellate quelli avviati a recupero energetico.

Tra le risorse più utilizzate, il biogas (36,3%) ovvero il gas metano derivante dalla decomposizione dei rifiuti; i rifiuti della lavorazione del legno, carta ed affini (33,5%), dal trattamento meccanico di rifiuti (11,1%) e i rifiuti combustibili (6,4%).

Gli impianti di incenerimento in esercizio nel 2014, che hanno trattato rifiuti speciali, sono stati 85, di cui 43 destinati principalmente al trattamento di rifiuti urbani.

inceneritore-rifiuti

Il nord Italia detiene il numero maggiore di impianti (51) mentre al Sud  se ne contano 23 ed in Centro esclusivamente 11 impianti,.

I quantitativi di rifiuti avviati all’incenerimento sono circa 1,4 milioni di tonnellate.

Nel 2014 si è registrato un significativo incremento di circa 540 mila tonnellate da attribuirsi ai rifiuti prodotti dal trattamento dei rifiuti stessi ed ai rifiuti combustibili.

Sempre in Lombardia nel 2014 sono stati inceneriti il 56,2% del totale dei rifiuti speciali trattati in Italia e il 39,4% dei rifiuti pericolosi seguita dall’Emilia Romagna in cui sono stati inceneriti il 17,1% dei rifiuti speciali totali e il 18,1% di quelli pericolosi. In Veneto invece il  quantitativo di rifiuti inceneriti si attesta intorno al 4,7% dei rifiuti totali e il 9,1% di quelli pericolosi mentre in Calabria il 3,2% dei rifiuti totali.

Ad essere inceneriti sono soprattutto i rifiuti non pericolosi (70,8%).

Secondo i dati elaborati dall’ISPRA, risultano essere in particolare 7 le regioni italiane che utilizzano metodi di trasformazione per ottenere energia dai rifiuti speciali che si attestano su una percentuale del 78,5% della produzione totale dei rifiuti censiti.

In particolare troviamo, nell’elenco riportato di seguito, le regione “virtuose” con le relative percentuali di trasformazione raggiunte:

  1. Lombardia (23,3% del totale)
  2. Emilia Romagna (15,7%)
  3. Piemonte (10,7%)
  4. Veneto (8,0%)
  5. Umbria (7,2%)
  6. Puglia (7,1%)
  7. Friuli Venezia Giulia (6,5%)

I rifiuti riciclati utilizzati per il recupero energetico sono pressoché tutti non pericolosi (con una percentuale del 96,3 del totale degli speciali).

I dati Eurostat più aggiornati relativi alla produzione totale dei rifiuti pericolosi e non pericolosi si riferiscono al 2012 ed integrati dall’Ispra per quanto riguarda l’Italia, mostrano che nell’Unione Europea sono stati prodotti circa 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti di cui il 96% non pericolosi (pari a circa 2,4 miliardi di tonnellate) e il 4% pericolosi (pari a circa 99,4 milioni di tonnellate).

All’interno dell’Unione Europea il maggior produttore di rifiuti è la Germania (368 milioni di tonnellate), seguita dalla Francia (344,7 milioni di tonnellate), dalla Romania (267 milioni di tonnellate) e dal Regno Unito (241,1 milioni di tonnellate).

Quantitativi maggiori di 100 tonnellate si riscontrano anche in Polonia (163,4 milioni di tonnellate), in Bulgaria (161,3 milioni di tonnellate), in Svezia (156,3 milioni di tonnellate), in Italia (154,4 milioni di tonnellate), nei Paesi Bassi (123,6 milioni di tonnellate) e in Spagna (118,6 milioni di tonnellate).

Tra le tipologie di rifiuti speciali che trovano spazio nel rapporto, come i veicoli e gli pneumatici fuori uso, è sicuramente da evidenziare che quest’ultimi, sono stati gestiti in Italia per un quantitativo di circa 365 mila tonnellate mentre oltre 125 mila tonnellate sono state esportate in altri Paesi, cioè il 25% del totale.

I rifiuti contenenti amianto, derivanti soprattutto dai materiali da costruzione contenenti amianto (MCA) hanno subito un andamento altalenante e, dopo una tendenziale crescita dal 2007 al 2010 e un picco nel 2012, il trend appare in forte diminuzione (-36%).

Tale dato ci spinge a poter ipotizzare una diminuzione delle demolizioni di strutture contenenti la fibra più volte incriminata per la potenziale nocività.

Il Rapporto dell’Ispra affronta anche il tema dell’export e dell’import dei rifiuti speciali evidenziando come sia diminuita la quantità totale di quelli esportati (-4,7% tra 2013 e 2014, passando da 3,4 a 3,2 milioni di tonnellate), ma aumentata quella dei rifiuti speciali importati in Italia (nel 2014 circa 6,2 milioni di tonnellate, +7,6% rispetto al 2013).

I nostri rifiuti speciali vengono prevalentemente esportati in Germania, Cina e Grecia.

Degli oltre 3 milioni di tonnellate, 889 mila vanno in Germania (il 27,7%) e sono prevalentemente pericolosi.

 

GESTIONE RIFIUTI: NUOVE MODIFICHE

By Sicurezza Ambientale, VarieNo Comments

Rifiuti: modifiche per gestori e produttori

il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato il Decreto Ministeriale 15 febbraio 2010 recante modifiche e integrazioni al Dm 17 dicembre 2009.

Il nuovo decreto è in vigore dal 1° marzo 2010.

Le principali modifiche e integrazioni apportate al Dm del 17 dicembre 2010 sono brevemente illustrate di seguito:

  • Sono stati prorogati di 30 giorni i termini già previsti dal precedente Dm, per i vari soggetti, all’ iscrizione al Sistri.
  • L’obbligo della videosorveglianza, già previsto per le discariche, è stato esteso anche agli impianti di incenerimento.
  • Anche le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento e che sono anche produttori di rifiuti derivanti dalle attività di recupero e smaltimento rifiuti, di fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque o dalla depurazione delle acque reflue o da abbattimento fumi, dovranno iscriversi al Sistri in qualità di produttori ed indipendentemente dal numero dei dipendenti. Anche in questo caso le date di scadenza per l’iscrizione sono sempre quelle già indicate nel Dm in parola ma prorogate di 30 giorni.
  • Le imprese che svolgono attività di raccolta e trasporto dei rifiuti pericolosi e non pericolosi, o attività di bonifica dei siti, o di bonifica dei beni contenenti amianto, o di commercio e intermediazione dei rifiuti senza detenzione, o di gestione di impianti di smaltimento e recupero di titolarità di terzi o di gestione di impianti mobili di smaltimento e di recupero, che raccolgono e trasportano rifiuti speciali, potranno dotarsi del dispositivo USB relativo alla sola sede legale o, in alternativa, dotarsi di un ulteriore dispositivo USB per ciascuna unità locale, fermo restando l’obbligo di prevedere un dispositivo per ciascun veicolo a motore adibito al trasporto dei rifiuti.
  • Qualora venga scelta l’opzione di dotarsi di un dispositivo USB per ciascuna unità locale, il contributo dovrà essere versato per ciascuna di esse, fermo restando l’obbligo di pagare il contributo per ciascun veicolo a motore adibito al trasporto dei rifiuti.
  • Coloro che al 1° marzo 2010 abbiano già provveduto all’iscrizione ma vogliono usufruire dell’opportunità di dotarsi di un ulteriore USB per ciascuna unità locale dovranno richiedere i dispositivi chiamando il numero verde 800003836.
  • La tabella relativa alla ripartizione dei contributi dovuti da ciascuna categoria di soggetti obbligati (c.f.r. allegato II al DM in parola) è stata integrata inserendo le modalità di pagamento di detti contributi in funzione del tipo di impresa e della tipologia di rifiuto e specificando anche le relative modalità di pagamento.
  • Viene specificato che le modalità di iscrizione “online” (già descritte nell’allegato IA al DM in parola) prevedono l’invio per e-mail dei moduli di iscrizione presenti sul sito del Sistri, all’indirizzo iscrizionemail@sistri.it.
  • Rispetto alle precedenti disposizioni sulla gestione dei rifiuti viene ora stabilito che:

  1. i produttori dei rifiuti devono accedere al sistema e aprire una nuova scheda “SISTRI-Area movimentazione” almeno 4 ore (non più otto) prima di effettuare l’operazione di movimentazione, salvo giustificati motivi di emergenza che dovranno essere indicati nella parte “annotazioni” dell’area “registro cronologico”.
  2. il trasportatore in caso di movimentazione di rifiuti pericolosi, deve accedere al sistema ed inserire i propri dati almeno 2 ore (non più 4) prima di effettuare l’operazione di movimentazione, salvo giustificati motivi di emergenza da indicare nella parte “annotazioni” dell’area “registro cronologico”.
  3. In caso di movimentazione di rifiuti non pericolosi la scheda “Sistri – area movimentazione” deve essere compilata sia dai produttori che dai trasportatori prima della movimentazione del rifiuto.
  • Le disposizioni previste dall’articolo 6 comma 2 del Dm in parola (1)  devono essere applicate anche da parte dei produttori di rifiuti non pericolosi che non sono inquadrati in una organizzazione di ente o di impresa, nonché da coloro che effettuano trasporto transfrontaliero dall’estero.
  • Gli impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti urbani adempiono alla tenuta dei registri di carico e scarico e all’obbligo del MUD compilando la scheda “Sistri – area registro cronologico”.
  • Viene precisato che per i rifiuti pericolosi da attività del personale sanitario in strutture pubbliche o private che operi al di fuori di esse o per rifiuti pericolosi prodotti presso ambulatori decentrati, oltre alle disposizioni del DM 254/2003, si applicano le disposizioni già previste per i rifiuti provenienti da attività di manutenzione e per i materiali “tolti d’opera”, dall’articolo 6, comma 7 ed 8 del DM in parola (2).
  • Alcune modifiche sono state apportate alle schede sistri: queste sono descritte nell’articolo 11 del nuovo DM. In particolare i concessionari/gestori e le case costruttrici/automercati di autoveicoli non vengono più considerati rottamatori e demolitori. Le nuove schede sono già reperibili sul portale Sistri.
  • Ultima modifica è la nuova introdotta definizione di “Delegato” e cioè della figura a cui viene attribuito il certificato per la firma digitale. Questo viene definito ora come “il soggetto che, nell’ambito dell’organizzazione aziendale, è delegato dall’impresa, all’utilizzo e alla custodia del dispositivo USB, al quale sono associate, le credenziali di accesso al sistema ed è attribuito il certificato per la firma elettronica”.

Pertanto il nuovo DM stabilisce che: “qualora l’impresa non abbia indicato nella procedura di iscrizione alcun “delegato”, le credenziali di accesso al Sistri e il certificato per la firma elettronica verranno attribuiti al rappresentante legale dell’impresa.

(1)     Gli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile che producono rifiuti non pericolosi e le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da attività diverse da quelle di cui all’articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g) del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 comunicano i propri dati, necessari per la compilazione della Scheda SISTRI – Area Movimentazione, al delegato dell’impresa di trasporto che compila anche la sezione del produttore, inserendo le informazioni ricevute dal produttore stesso; una copia della scheda, firmata dal produttore, viene consegnata al conducente del mezzo di trasporto. Il gestore dell’impianto di recupero o smaltimento dei rifiuti in tale ipotesi è tenuto a stampare e trasmettere al produttore iniziale dei rifiuti stessi la copia della Scheda SISTRI completa, al fine di attestare l’assolvimento della sua responsabilità.

(2)      Nel caso di rifiuti prodotti da attività di manutenzione o da altra attività svolta fuori dalla sede dell’unità locale, il registro cronologico è compilato dal delegato della sede legale dell’impresa o dal delegato dell’unità locale che gestisce l’attività manutentiva.

Fermo restando quanto previsto all’articolo 230, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 per i materiali tolti d’opera per i quali deve essere effettuata la valutazione tecnica della riutilizzabilità, qualora dall’attività di manutenzione derivino rifiuti pericolosi, la movimentazione dei rifiuti dal luogo di effettiva produzione alla sede legale o dell’unità locale dell’impresa effettuata dal manutentore è accompagnata da una copia della scheda SISTRI-AREA MOVIMENTAZIONE, da scaricarsi dal sistema, debitamente compilata e sottoscritta dal soggetto che ha effettuato la manutenzione.

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