Skip to main content
Tag

rifiuti

sottoprodotti o rifiuti? Gestione scarti alimentari

Sottoprodotti o rifiuti?

By Sicurezza AmbientaleNo Comments

“Rifiuto” è una parola che evoca sensazioni molto negative, in qualsiasi ambito la si voglia collocare.

Perché quindi non provare a rivalutare il “rifiuto” e trasformarlo in un vantaggio per tutti (chi lo produce e chi lo utilizza)?

Questa potrebbe essere una delle domande che si è posto il Ministero dell’Ambiente al momento di redigere il Decreto 13 Ottobre 2016, relativo alla “qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti”.

La norma si pone come obiettivo quello di dare indicazioni alle aziende sulle modalità di gestione degli scarti alimentari, per poterli considerare come sottoprodotti e destinarli quindi ad ulteriori lavorazioni.

 

sottoprodotti o rifiuti? Gestione scarti alimentari

 

Diminuendo in questo modo il quantitativo di rifiuti da smaltire, e ottenendo delle fonti dalle quali ricavare un profitto, il più delle volte sotto forma di energia.

Infatti la norma copre i possibili utilizzi dei sottoprodotti derivati dalla lavorazione di alimenti, per ottenere principalmente biogas o energia a seguito di combustione.

Le disposizioni sono da considerarsi obbligatorie solo per chi voglia effettivamente far diventare i suoi residui di produzione, dei sottoprodotti utilizzabili, eliminando così il problema della gestione dei rifiuti.

 

Il Decreto inizia con il dare proprio le definizioni di:

  • Prodotto: ogni sostanza o materiale deliberatamenteottenuto durante un processo di produzione,
  • Residuo di produzione: ogni sostanza o materiale non deliberatamenteottenuto durante un processo di produzione e che può essere o non essere un rifiuto,
  • Sottoprodotto: un residuo di produzione che non costituisce un rifiuto.

 

L’oggetto del Decreto sono proprio i residui di produzione e i sottoprodotti che sono strettamente legati tra loro.

Infatti i primi sono considerati sottoprodotti solo “se il produttore può dimostrare che non sono prodotti volontariamente come obiettivo del ciclo produttivo e che sono destinati ad essere utilizzati nel medesimo o in un altro processo”.

Tutti i soggetti interessati (produttore del sottoprodotto e suo utilizzatore) dovranno iscriversi gratuitamente presso appositi elenchi istituiti presso le camere di Commercio territorialmente competenti.

 

Inoltre, dato che il cardine principale del Decreto è la certezza dell’utilizzo (vale a dire la garanzia che il sottoprodotto dal momento della sua “produzione” a quello del suo utilizzo sia trattato in modo congruo), tutti i soggetti dovranno dimostrare l’esistenza di rapporti  o impegni contrattuali tra le parti, dai quali sia possibile per le Autorità Competenti, tracciare il percorso dei sottoprodotti fino al loro utilizzo.

In alternativa ai contratti di cui sopra, sarà possibile predisporre una scheda tecnica del sottoprodotto, nella quale sarà possibile trovare tutte le informazioni relative alla movimentazione del sottoprodotto stesso.

Tali schede tecniche dovranno essere vidimate dalla Camera di Commercio territorialmente competente.

Infine il Decreto spiega le modalità di manipolazione e trasporto dei sottoprodotti, specificando inoltre che, al momento del passaggio da un operatore al successivo (produttore, trasportatore, utilizzatore finale), c’è anche il passaggio simultaneo della responsabilità del sottoprodotto.

Il Decreto, entrato in vigore il 02/03/17, può essere consultato integralmente su http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/02/15/17G00023/sg.

smaltimento elettrodomestici raee

Elettrodomestici: Come li smaltisci?

By Sicurezza AmbientaleNo Comments

Nel corso del 2015 la raccolta dei rifiuti derivati dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche ha raggiunto i 249.253.916 kg, un incremento di oltre 17 milioni di chilogrammi raccolti rispetto all’anno precedente, con un dato pro capite pari a 4,1 Kg per abitante.

In una Società dove la tecnologia avanza continuamente, tanto da spingerci a cambiare sempre più spesso i nostri apparecchi elettronici con altri nuovi e performanti, ci siamo sicuramente trovati nella situazione di domandarci, come devono essere smaltiti i vecchi elettrodomestici?

Ci sono degli obblighi da rispettare?

Spesso vengono buttati nei cassonetti della raccolta indifferenziata senza particolare attenzione o peggio, abbandonati per strada senza pensare troppo alle conseguenze per l’ambiente.

 

smaltimento elettrodomestici raee

 

Gli elettrodomestici sono conosciuti anche con l’acronimo AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e il D. lgs. 49/2014, li definisce in base alla loro grandezza in 10 categorie, tra le più comuni ci sono:

  • piccoli elettrodomestici (frullatori, spremiagrumi, ma anche ferri da stiro e asciugacapelli, etc..)
  • grandi elettrodomestici (lavatrici, frigoriferi, forni, condizionatori, etc.. )
  • apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni  (computer, lettori CD e DVD etc..)
  • apparecchiature di consumo (radio, tv, videocamere, ecc.),

i quali al termine del loro ciclo di vita vengono definiti come RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche).

La normativa vigente sullo smaltimento degli elettrodomestici (D,Lgs. 151/2005; DM 65/2010) vieta di smaltirli come normali rifiuti; esistono, infatti particolari obblighi che il consumatore deve rigorosamente rispettare, pensati per la salvaguarda dell’ambiente.

Innanzitutto per capire se un oggetto del quale vogliamo disfarcene, dovrà essere smaltito come RAEE, dobbiamo prestare attenzione se sul prodotto c’è la presenza del simbolo che raffigura un “bidone sbarrato”, presente su tutti le apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) acquistate dopo il 13/10/2005, che sta ad indicare che tale prodotto non può essere smaltito nei normali cassonetti per i rifiuti.

 

Perché è importante smaltirli correttamente?

 

Sono composti principalmente da materiali riciclabili che possono quindi essere recuperati ed riutilizzati per produrre nuove apparecchiature.

Tra i metalli più comuni presenti ci sono l’alluminio, il ferro,  il rame, l’acciaio, il piombo, il mercurio ed in alcuni casi metalli speciali  come, il cobalto, l’indio, l’antimonio e metalli preziosi come l’argento, l’oro e il palladio .

Se pensiamo che una tonnellata di telefoni cellulari senza batteria può contenere:

  • 130 kg di Rame
  • 3,5 kg di Argento
  • 340 g di Oro
  • 140 g di Palladio

è facile capire quanto è importante smaltire correttamente le apparecchiature elettriche.

Se da un lato però la presenza dei materiali riciclabili rappresentano preziose risorse, garantendo opportunità di lavoro a molte imprese favorendo un notevole risparmio in termini di emissioni di C02 e di energia, dall’altro se non trattati in maniera corretta costituiscono un pericolo per l’ambiente con ripercussioni sulla salute umana.

Si pensi ai danni che possono provocare all’ambiente la dispersione di metalli pesanti come il mercurio, presente nelle sorgenti luminose e altri metalli come il piombo e alluminio o i gas provenienti dai vecchi frigoriferi CFC (clorofluorocarburi) dannosi per l’ozono e altri materiali non biodegradabili presenti in queste apparecchiature.

 

Quindi, come smaltire elettrodomestici ?

 

Per queste apparecchiature è prevista una raccolta differenziata, bisogna quindi portarli in una delle isole ecologiche comunali presenti nella zona di residenza attrezzate per lo smaltimento dei RAEE.

 

isole ecologiche comunali

 

Successivamente dai centri di raccolta i rifiuti arrivano agli impianti di trattamento, luoghi adibiti al recupero e al riciclo dei RAEE secondo un trattamento specifico in base alle loro caratteristiche evitano la dispersione di sostanze inquinanti e permettendo il riciclo delle materie prime.

Nel caso invece in cui vogliamo disfarcene per acquistarne uno nuovo, si ha la possibilità di consegnare il vecchio elettrodomestico al negoziante a costo zero, grazie all’entrata in vigore nel Decreto Ministeriale  65/2010 denominato “Uno contro Uno:

uno ne compri e uno ne ritirano, in cui al momento dell’acquisto di una nuova apparecchiatura elettrica o elettronica equivalente (cioè avente le stesse funzioni) il negoziante ha obbligo di ritirare gratuitamente il rifiuto RAEE consegnato dal cliente.

Inoltre, dal mese di luglio 2016, con l’entrata in vigore del  Decreto Legislativo 121/2016 è stato introdotto l’obbligo di ritiro gratuito Uno contro Zero per i piccoli elettrodomestici aventi dimensione massima inferiore a 25 cm da parte di quei negozi con superficie di vendita superiore a 400 mq.

Questi negozi sono quindi obbligati al ritiro gratuito, senza alcuna necessità di acquisto di apparecchiature equivalenti.

I distributori possono rifiutare il ritiro di un RAEE nel caso in cui questo rappresenti un rischio per la salute e la sicurezza del personale o qualora il rifiuto risulti privo dei suoi componenti essenziali.

riciclo-rifiuti

Italia ai primi posti nel riciclo!

By Sicurezza AmbientaleNo Comments

Dal Rapporto rifiuti speciali ISPRA 2016 pubblicato nelle ultime ore, si evince che i rifiuti speciali prodotti in Italia sono oltre quattro volte superiori a quelli urbani.

Come rifiuti “speciali” si intendono tutti i rifiuti non urbani, prodotti da industrie e aziende.

Tale tipologia di rifiuti si differenzia in “non pericolosi” e “pericolosi”.

Alla prima categoria appartengono rifiuti prevalentemente derivanti dal settore manifatturiero, delle costruzioni e demolizioni e di alcune tipologie di trattamento dei rifiuti.

Alla categoria dei “pericolosi” appartengono invece quei rifiuti che vengono generati dalle attività produttive che contengono al loro interno sostanze pericolose in concentrazioni tali da conferire una caratteristica di pericolo al rifiuto prodotto.

Secondo il rapporto ISPRA edizione 2016 sono stati prodotti circa 130,6 milioni di tonnellate di “speciali” a fronte di 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani.

produzione-rifiuti

E’ sicuramente da registrare un consistente aumento nella produzione totale che si attesta su un +5% tra 2013 e 2014 (con un valore evidenziato di oltre 6,1 milioni di tonnellate).

I rifiuti speciali non pericolosi  generati da attività di costruzione e demolizione, dal trattamento dei rifiuti e dal trattamento delle acque reflue hanno permesso tale crescita.

Per quanto riguarda i rifiuti speciali pericolosi si evidenzia esclusivamente una sostanziale stabilità (+0,3%).

Come evidenziato in precedenza, le attività economiche che producono più rifiuti speciali, pericolosi e non sono soprattutto quelle attive nel campo delle costruzioni e demolizioni (39,7%), a cui seguono le attività legate al trattamento dei rifiuti e al risanamento ambientale (27,4%), il settore manifatturiero (20,5%), quello dei servizi/commercio e trasporti (5%), il settore dell’acqua e reti fognarie (3,5%), quello dell’energia, gas, vapore e aria (2,5%).

Le altre attività partecipano esclusivamente con percentuali relativamente basse che si attestano intorno all’ 1,4% circa della produzione di rifiuti speciali.

L’analisi dei dati di produzione relativi ai rifiuti speciali pericolosi evidenzia che la fonte principale deriva soprattutto dal settore della manifattura (39%), seguito dal trattamento dei rifiuti e attività di risanamento ambientale (29,9%) e dal settore dei servizi, del commercio e del trasporto (20,7%).

Nell’ambito del settore manifatturiero, il 27% circa (935 mila tonnellate) proviene dal settore della metallurgia, seguito dalla fabbricazione dei prodotti chimici (18,4%), dei prodotti farmaceutici di base e preparati (12,5%) e dalla fabbricazione di coke e dei prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio (11,5%).

In relazione all’anno 2014 ,i dati sui rifiuti gestiti hanno evidenziato che le forme di riciclo e smaltimento hanno interessato più rifiuti di quelli prodotti con quantità che si attestano su 133,8 milioni di tonnellate contro un quantitativo prodotto di 130,5 con un incremento del 3,3% del quantitativo totale dei rifiuti gestiti.

Le forme di riciclo dei metalli e del materiale da demolizione ha permesso un recupero di materia dai rifiuti speciali attestata su una percentuale di circa il 62%.

Con una percentuale di oltre il 75%, l’Italia risulta essere tra le migliori in Europa nel riciclo dei rifiuti speciali a fronte di una media dell’Unione Europea che si attesta al 45,7%.

Si registra una lieve diminuzione nell’utilizzo dei rifiuti speciali per produrre energia ( si evidenzia una diminuzione del -4,7% rispetto al 2013).

Sono infatti solo 2,1 milioni di tonnellate quelli avviati a recupero energetico.

Tra le risorse più utilizzate, il biogas (36,3%) ovvero il gas metano derivante dalla decomposizione dei rifiuti; i rifiuti della lavorazione del legno, carta ed affini (33,5%), dal trattamento meccanico di rifiuti (11,1%) e i rifiuti combustibili (6,4%).

Gli impianti di incenerimento in esercizio nel 2014, che hanno trattato rifiuti speciali, sono stati 85, di cui 43 destinati principalmente al trattamento di rifiuti urbani.

inceneritore-rifiuti

Il nord Italia detiene il numero maggiore di impianti (51) mentre al Sud  se ne contano 23 ed in Centro esclusivamente 11 impianti,.

I quantitativi di rifiuti avviati all’incenerimento sono circa 1,4 milioni di tonnellate.

Nel 2014 si è registrato un significativo incremento di circa 540 mila tonnellate da attribuirsi ai rifiuti prodotti dal trattamento dei rifiuti stessi ed ai rifiuti combustibili.

Sempre in Lombardia nel 2014 sono stati inceneriti il 56,2% del totale dei rifiuti speciali trattati in Italia e il 39,4% dei rifiuti pericolosi seguita dall’Emilia Romagna in cui sono stati inceneriti il 17,1% dei rifiuti speciali totali e il 18,1% di quelli pericolosi. In Veneto invece il  quantitativo di rifiuti inceneriti si attesta intorno al 4,7% dei rifiuti totali e il 9,1% di quelli pericolosi mentre in Calabria il 3,2% dei rifiuti totali.

Ad essere inceneriti sono soprattutto i rifiuti non pericolosi (70,8%).

Secondo i dati elaborati dall’ISPRA, risultano essere in particolare 7 le regioni italiane che utilizzano metodi di trasformazione per ottenere energia dai rifiuti speciali che si attestano su una percentuale del 78,5% della produzione totale dei rifiuti censiti.

In particolare troviamo, nell’elenco riportato di seguito, le regione “virtuose” con le relative percentuali di trasformazione raggiunte:

  1. Lombardia (23,3% del totale)
  2. Emilia Romagna (15,7%)
  3. Piemonte (10,7%)
  4. Veneto (8,0%)
  5. Umbria (7,2%)
  6. Puglia (7,1%)
  7. Friuli Venezia Giulia (6,5%)

I rifiuti riciclati utilizzati per il recupero energetico sono pressoché tutti non pericolosi (con una percentuale del 96,3 del totale degli speciali).

I dati Eurostat più aggiornati relativi alla produzione totale dei rifiuti pericolosi e non pericolosi si riferiscono al 2012 ed integrati dall’Ispra per quanto riguarda l’Italia, mostrano che nell’Unione Europea sono stati prodotti circa 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti di cui il 96% non pericolosi (pari a circa 2,4 miliardi di tonnellate) e il 4% pericolosi (pari a circa 99,4 milioni di tonnellate).

All’interno dell’Unione Europea il maggior produttore di rifiuti è la Germania (368 milioni di tonnellate), seguita dalla Francia (344,7 milioni di tonnellate), dalla Romania (267 milioni di tonnellate) e dal Regno Unito (241,1 milioni di tonnellate).

Quantitativi maggiori di 100 tonnellate si riscontrano anche in Polonia (163,4 milioni di tonnellate), in Bulgaria (161,3 milioni di tonnellate), in Svezia (156,3 milioni di tonnellate), in Italia (154,4 milioni di tonnellate), nei Paesi Bassi (123,6 milioni di tonnellate) e in Spagna (118,6 milioni di tonnellate).

Tra le tipologie di rifiuti speciali che trovano spazio nel rapporto, come i veicoli e gli pneumatici fuori uso, è sicuramente da evidenziare che quest’ultimi, sono stati gestiti in Italia per un quantitativo di circa 365 mila tonnellate mentre oltre 125 mila tonnellate sono state esportate in altri Paesi, cioè il 25% del totale.

I rifiuti contenenti amianto, derivanti soprattutto dai materiali da costruzione contenenti amianto (MCA) hanno subito un andamento altalenante e, dopo una tendenziale crescita dal 2007 al 2010 e un picco nel 2012, il trend appare in forte diminuzione (-36%).

Tale dato ci spinge a poter ipotizzare una diminuzione delle demolizioni di strutture contenenti la fibra più volte incriminata per la potenziale nocività.

Il Rapporto dell’Ispra affronta anche il tema dell’export e dell’import dei rifiuti speciali evidenziando come sia diminuita la quantità totale di quelli esportati (-4,7% tra 2013 e 2014, passando da 3,4 a 3,2 milioni di tonnellate), ma aumentata quella dei rifiuti speciali importati in Italia (nel 2014 circa 6,2 milioni di tonnellate, +7,6% rispetto al 2013).

I nostri rifiuti speciali vengono prevalentemente esportati in Germania, Cina e Grecia.

Degli oltre 3 milioni di tonnellate, 889 mila vanno in Germania (il 27,7%) e sono prevalentemente pericolosi.

 

classificazione e campionamento dei rifiuti

Campionamento dei rifiuti : gli adempimenti

By Sicurezza AmbientaleNo Comments

Durante il 2015 sono entrate in vigore diverse nuove normative a modifica della regolamentazione nel campo dei rifiuti.

A seguito delle modifiche apportate dalle nuove normative, rimangono inalterati i principi di base della classificazione.

Il produttore di un rifiuto è sempre il responsabile della sua corretta classificazione e dell’attribuzione del codice CER, discendendo tale attività in primo luogo, dalla corretta conoscenza del processo produttivo.

Classificazione dei rifiuti

Come è noto, nell’attività di classificazione, i rifiuti che si possono incontrare possono essere suddivisi sostanzialmente in 3 tipologie:

  1. non pericolosi,
  2. pericolosi
  3. rifiuti con codici speculari, pericolosi o non pericolosi.

I primi (rifiuti non pericolosi) sono quei rifiuti per i quali, dato il processo che li ha generati, si può ritenere che siano da considerarsi  non pericolosi.

Alcuni rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani, come la carta e cartone, il vetro o la plastica possono sicuramente rappresentare un valido esempio di questa tipologia di rifiuti: senza bisogno di sottoporli ad alcuna analisi chimica è logico stabilire che gli stessi siano comunque sempre non pericolosi e per questo la Decisione della Commissione 2014/955/UE li contempla nell’elenco dei rifiuti soltanto come rifiuti non pericolosi.

Valutata un’attenta analisi merceologica del rifiuto,  la correttezza dell’attribuzione di un determinato CER, non è necessaria nessuna caratterizzazione chimica.

I rifiuti cosiddetti pericolosi assoluti, noto il processo che li ha originati o la loro natura, si configurano solamente come rifiuti pericolosi.

Se prendiamo per esempio le Batterie al piombo, la tipologia di rifiuto compare nell’elenco  dei codici CER  soltanto come rifiuto pericoloso, poiché la composizione tipica delle batterie comporta sicuramente la presenza di  concentrazioni di piombo e di acido rilevanti al fine di una corretta classificazione del rifiuto).

Rispetto ai rifiuti non pericolosi però, per questi raramente si può fare a meno di effettuare anche una analisi di caratterizzazione. Se è vero infatti che la caratteristica di rifiuto pericoloso è già stabilita dalla natura dello stesso o dal processo che l’ha generato, ad esso è necessario anche attribuire le caratteristiche di pericolo mediante le cosiddette frasi di rischio HP.

frasi-rischio-hp-rifiuti

E’ invece fondamentale l’analisi chimica e chimico-fisica per quei rifiuti cosiddetti “a specchio”.

Per questi rifiuti la pericolosità o meno non è definibile a priori, poiché i processi produttivi che li generano possono in realtà avere come esito delle miscele più o meno cariche di inquinanti.

Si definiscono “a specchio” poiché per gli stessi è sempre presente una coppia di codici, una pericolosa e l’altra non pericolosa.

Per tali rifiuti quindi la pericolosità viene attribuita o meno basandosi sul confronto delle concentrazioni degli inquinanti in essi contenuti con i valori soglia stabiliti dal Regolamento (UE) 1357/2014.

In molti casi è necessario quindi procedere con delle analisi di caratterizzazione.

 

Analisi di caratterizzazione dei rifiuti

 

Tali attività, affinché possano fornire risultati attendibili, devono essere condotte seguendo metodi di analisi, e ancora prima di campionamento, ufficiali e standardizzati. L’utilizzo di metodi di prova diversi può infatti portare ad avere risultati analitici talvolta anche molto differenti.

classificazione e campionamento dei rifiutiMaggiore può essere la variabilità correlata ad un campionamento effettuato in modo non corretto. I rifiuti possono presentarsi in maggior parte in modo piuttosto eterogeneo.

In questo caso la corretta modalità di campionamento atta a definire una porzione di materia il più possibile rappresentativa della natura media del rifiuto diventa fondamentale.

Il riferimento comunemente utilizzato per il campionamento, peraltro ufficialmente richiamato nel Decreto 24 Giugno 2015 per il conferimento dei rifiuti in discarica, è la norma UNI 10802:2013.

Tale norma ha come titolo “Campionamento manuale, preparazione del campione ed analisi degli eluati”.

In essa vengono descritte dettagliatamente attività fondamentali, quali la definizione di un piano di campionamento, le tecniche di campionamento le modalità di conservazione dei campioni, le procedure di riduzione dimensionali, la documentazione per la rintracciabilità delle operazioni di campionamento, le procedure di riduzione delle dimensioni dei campioni per le analisi di laboratorio.

Sono infine descritti i procedimenti di preparazione ed analisi degli eluati che, in caso di conferimento in discarica o di recupero costituisce un test per la valutazione di conformità.

Certamente utile è la preparazione del piano di campionamento a cui si fa riferimento nella norma UNI EN 14899:2005Caratterizzazione dei rifiuti – Campionamento dei rifiuti – Schema quadro di riferimento per la preparazione e l’applicazione di un piano di campionamento”.

 

Modalità di campionamento dei rifiuti

 

In generale la prima fase del processo prevede da parte di una figura responsabile l’identificazione delle parti interessate ai risultati del campionamento per poter avere ben chiaro l’obiettivo del programma di prova.

Tali indicazioni devono essere registrate sul piano di campionamento. L’obiettivo determina il livello di informazioni necessarie e l’affidabilità dei risultati del campionamento.

Gli obiettivi tecnici comprendono la popolazione, la scala, il livello di confidenza, la definizione dei rifiuti da campionare, i costituenti da determinare, i tempi e il luogo del campionamento. Buona parte di queste informazioni costituiscono i dati di ingresso al piano di campionamento.

Altri, come la scala, il livello di confidenza, si traducono in termini operativi come per esempio il tipo di campionamento, il numero di incrementi necessari per ottenere il campione medio composito, le quantità, i punti di campionamento.

Maggiore è il numero di incrementi, ovvero di porzioni individuali di materia utilizzati per la formazione del campione composito, maggiore lo stesso potrà ritenersi rappresentativo.

Tipicamente per campioni solidi ciò avviene mediante operazioni così dette di quartatura mentre per campioni liquidi la raccolta degli incrementi può avvenire in vari modi, prelevando da più profondità di una vasca per esempio, o da diversi fusti di stoccaggio o in caso di un flusso continuo prodotto prelevando ad intervalli temporali diversi.

L’uso di documentazione fotografica è molto utile e consigliabile, anzi in alcuni casi fondamentale per chiarire delle scelte operative o a volte l’impossibilità di procedere ad un campionamento.

trasporto dei rifiutiAnche le modalità di trasporto e conservazione dei campioni è importante siano definite, in quanto diversi parametri possono essere alterati se non si utilizzano accorgimenti adeguati affinché non si verifichino perdite o degradazione degli stessi.

Vista l’importanza che la fase di campionamento riveste nella corretta riuscita dell’analisi di caratterizzazione meglio è se il laboratorio incaricato per la stessa esegue anche il campionamento del rifiuto.

Solitamente un laboratorio con adeguata competenza tecnica utilizza procedure normate sia per la parte di analisi che per la parte di prelievo delle diverse matrici ed è in grado di dimostrare la necessaria preparazione e formazione continua del proprio personale.

Per quanto riguarda i metodi di prova è consigliabile richiedere sempre metodi ufficiali, solitamente afferibili agli enti di standardizzazione UNI, ISO o anche IRSA CNR.

In alcuni casi è la normativa stessa che ci fornisce delle indicazioni ben dettagliate riguardo al metodo da utilizzare o riguardo ad alcuni particolari analitici che potrebbero essere soggetti ad interpretazioni.

Importanza del laboratorio di analisi

 

Noto il ruolo strategico che riveste l’esito dei campionamento risulta avere sempre più importanza affidarsi a laboratori accreditati.

Poiché l’accreditamento è riferito tanto al laboratorio che alle singole prove è bene dunque verificare che il laboratorio scelto sia accreditato sul sito istituzionale ACCREDIA e siano accreditate anche le relative prove che si intendono eseguire.

L’ accreditamento del laboratorio di analisi, secondo lo schema ISO/IEC 17025:2005 da parte dell’Ente di riferimento (Accredia), costituisce il riconoscimento formale della competenza tecnica del laboratorio, conferendo:

  • Garanzie sulla catena metrologica adottata e quindi dei dati;
  • Inconfutabilità dei risultati;
  • Buona fede dal punto di vista giuridico;
  • Certezza della prova.

Aspetti, quelli sopra, che consentono di “difendersi” nei casi di contenzioso mosso da parte di Enti, Committenti, privati e quindi elevare la tutela dell’azienda e delle figure di vertice di questa.

 

 

mud 2016

MUD 2016: poche novità in attesa del SISTRI

By Sicurezza AmbientaleNo Comments

Il 30 Aprile è una ricorrenza nota per coloro che effettuano la dichiarazione ambientali sui rifiuti.

Anche quest’anno, difatti, si dovrà procedere alla compilazione del modello per la dichiarazione riferita all’anno 2015.

In attesa dell’effettiva operatività del SIStema di controllo della Tracciabilità dei RIfiuti (SISTRI), la cui entrata in vigore è prorogata al 31 Dicembre 2016, sarà necessario procedere con le consuete modalità di comunicazione dei rifiuti prodotti o gestiti nell’anno di riferimento precedente a quello della comunicazione.

Quali novità rispetto agli anni precedenti?

L’approvazione del Modello Unico di Dichiarazione (MUD) ambientale per il 2016, intervenuta mediante la pubblicazione, sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 28 Dicembre 2015 del DPCM 21 dicembre 2015 conferma, essenzialmente senza modifiche, il precedente modello di cui al DPCM 17 Dicembre 2014; la presentazione del MUD entro il 30 aprile 2016 avverrà pertanto con modulistica e istruzioni già utilizzate per le dichiarazioni presentate nell’anno 2015.

Nonostante le medesime modalità operative di presentazione quest’anno si dovrà, in ogni caso, porre attenzione alla compilazione per via di alcuni interventi normativi introdotti riferiti alla gestione dei rifiuti, quali in particolare: Decisione (UE) n. 955/2014 nuovo elenco dei rifiuti e del Regolamento (UE) n. 1357/2014 sulle nuove regole per la classificazione dei rifiuti.

Proprio a fornire chiarimenti in merito a tali aspetti sono intervenuti alcuni approfondimenti dell’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA) utili ad effettuare una corretta compilazione del MUD 2016 come prevista dal DPCM del 21 Dicembre 2015. Alcuni dei chiarimenti forniti da ISPRA riguardano:

  • Nuovo elenco dei rifiuti: ai fini della presentazione del MUD 2016 occorre fare riferimento all’elenco dei rifiuti di cui all’articolo 7 della Direttiva 2008/98/CE allegato alla Decisione della Commissione 2014/955/UE;
  • Integrazione per MUD Comuni: la trasmissione dei dati sulla raccolta dei rifiuti urbani, assimilati e di quelli raccolti in convenzione deve essere effettuata esclusivamente per via telematica, tramite l’apposito sito www.mudcomuni.it predisposto da Unioncamere, compilando le specifiche schede e moduli;
  • Compilazione informazioni sui materiali: viene chiarito che laddove l’autorizzazione, in regime ordinario, specifichi che il gestore produce materia prima seconda (MPS), questa dovrà essere inserita nella scheda materiali, in conformità quindi ai regolamenti europei riferiti all’end of waste.
  • Impianti di trattamento mobile: i soggetti che gestiscono impianti mobili di smaltimento o di recupero devono presentare una dichiarazione unica con riferimento a tutte le attività svolte nel corso delle campagne autorizzate, sul territorio nazionale. La dichiarazione è presentata con riferimento alla sede legale dell’impresa, indipendentemente dal luogo di tenuta dei registri, indicando nei moduli RT il soggetto che ha conferito il rifiuto, anche se coincidente con lo stesso dichiarante.
  • Integrazioni al MUD RAEE: si specifica l’obbligo della Comunicazione Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche da presentarsi solo dai soggetti coinvolti nella raccolta e nel trattamento dei RAEE rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs n. 49/2014; coloro che gestiscono rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche non rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. n. 49/2014 sono tenuti a compilare esclusivamente la Comunicazione Rifiuti;
  • Rifiuti da costruzione e demolizione: vengono fornite alcune indicazioni circa la corretta compilazione del MUD da parte delle imprese che svolgono attività inerenti i rifiuti da costruzione e demolizione. Tali chiarimento costituiscono altresì specifica risposta alle richieste avanzate dall’Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE) con la lettera del 8 aprile 2016.

Modalità di invio

I soggetti obbligati di cui all’art. 6, c.2 della L. 70/1994, dovranno utilizzare il consueto modello dunque per le dichiarazioni da presentare da parte dei soggetti tenuti alla comunicazione dei dati sui rifiuti entro il 30 Aprile 2016. Ovviamente i dati saranno riferiti all’anno 2015.

In base al DPCM del 21 Dicembre 2015 il MUD  ambientale è articolato in Comunicazioni che devono essere presentate dai soggetti tenuti all’adempimento, in particolare:

  • Comunicazione Rifiuti speciali riferita a:
    • Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti;
    • Commercianti ed intermediari di rifiuti senza detenzione;
    • Imprese ed enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti;
    • Imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
    • Imprese ed enti produttori che hanno più di dieci dipendenti e sono produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali e da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi (così come previsto dall’articolo 184 comma 3 lettere c), d) e g)).
  • Comunicazione Veicoli Fuori Uso
    • Soggetti che effettuano le attività di trattamento dei veicoli fuori uso e dei relativi componenti e materiali.
  • Comunicazione Imballaggi
    • Sezione Consorzi: CONAI o altri soggetti di cui all’articolo 221, comma 3, lettere a) e c).
    • Sezione Gestori rifiuti di imballaggio: impianti autorizzati a svolgere operazioni di gestione di rifiuti di imballaggio di cui all’allegato B e C della parte IV del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152
  • Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
    • soggetti coinvolti nel ciclo di gestione dei RAEE rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 151/2005.
  • Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione
    • soggetti istituzionali responsabili del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e assimilati.
  • Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche
    • produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche iscritti al Registro Nazionale e Sistemi Collettivi di Finanziamento.

Le seguenti Comunicazioni prevedono una presentazione esclusivamente via telematica:

  • Comunicazione Rifiuti
  • Comunicazione Veicoli fuori uso
  • Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
  • Comunicazione Imballaggi, sezione Consorzi
  • Comunicazione Imballaggi, sezione gestori rifiuti da imballaggio

La spedizione telematica alle Camere di commercio deve essere effettuata tramite il sito www.mudtelematico.it. Il dichiarante deve spedire un file organizzato secondo le specifiche riportate nell’Allegato 4 al DPCM. Il file può essere prodotto con il software messo a disposizione da Unioncamere o con altri software che rispettino le specifiche dell’Allegato 4.

Non sono valide ai fini di legge, dichiarazioni inviate con altre modalità, quali ad esempio, supporti magnetici. (NO: floppy, CD, chiavette USB, moduli cartacei diversi dal modello semplificato).

Le dichiarazioni inviate erroneamente in queste modalità non saranno acquisite e dovranno essere ritrasmesse in via telematica effettuata tramite il sito www.mudtelematico.it.

Semplificazioni

Si evidenzia, inoltre, che i soggetti che producono nella propria Unità Locale, non più di 7 rifiuti per i quali sono tenuti a presentare la dichiarazione e, per ogni rifiuto, utilizzano non più di 3 trasportatori e 3 destinatari finali, possono presentare il Modello Unico di Dichiarazione Ambientale su supporto cartaceo, tramite la Comunicazione Rifiuti Semplificata riportata in Allegato 2 al DPCM.

La Comunicazione Rifiuti semplificata deve essere compilata utilizzando la modulistica cartacea disponibile sul sito mud.ecocerved.it oppure attraverso la nuova procedura di compilazione disponibile sul sito di Ecocerved. In questo caso il dichiarante inserirà i dati tramite apposita applicazione web e poi stamperà la Comunicazione.

Le Comunicazioni Semplificate devono essere spedite alla Camera di commercio competente per territorio all’interno di apposito plico sul quale devono essere riportati i dati identificativi della dichiarazione come da schema riportato nell’Allegato 6; ogni plico deve contenere la relativa attestazione di versamento dei diritti di segreteria.

La Camera di commercio competente è quella nel cui territorio ha sede l’unità locale cui la dichiarazione si riferisce. La presentazione alla Camera di commercio deve avvenire mediante spedizione postale a mezzo di raccomandata senza avviso di ricevimento.

Utilità: sito istituzionale – http://mud.ecocerved.it/

Software: http://www.isprambiente.gov.it/files/software/mud/setup_mud2016.exe

Altri chiarimenti: http://mud.ecocerved.it/Home/AssistenzaEQuesitiMud

… aspettando il SISTRI

In attesa dell’entrata in vigore del SISTRI, quindi fino al 31 Dicembre 2016 (nuovo termine identificato dal DL 210/2015, convertito con legge 21/2016), nei confronti dei soggetti obbligati ad aderirvi non trovano applicazione le sanzioni previste dagli articoli 260-bis e 260-ter, del d.lgs. 152/2006 e s.m. e i. , relative agli adempimenti previsti.

Nel transitorio, al fine di garantire comunque una tracciabilità dei rifiuti, si continueranno ad applicare i preesistenti adempimenti ed obblighi, previsti dagli articoli 188, 189, 190 e 193, del d.lgs. n. 152/2006 e s.m. e i., nella formulazione previgente alle modifiche apportate dal d.lgs. n. 205/2010, e le relative sanzioni.

In definitiva, dunque, durante il periodo transitorio è chiesto agli operatori di procedere in una gestione parallela degli adempimenti previsti ossia garantire la nuova gestione informatizzata della tracciabilità dei rifiuti (adempimenti SISTRI) ed effettuare, nel contempo, la consueta gestione cartacea composta dalla tenuta dei registri di carico e scarico, dai formulari di trasporto e la compilazione della dichiarazione annuale al catasto dei rifiuti.

Si ricorda inoltre che la Legge 28 dicembre 2015, n. 221 prevede che le imprese agricole di cui all’articolo 2135 del codice civile, nonché’ i soggetti esercenti attività ricadenti nell’ambito dei codici ATECO 96.02.01, 96.02.02 e 96.09.02 assolvono all’obbligo di presentazione del modello unico di dichiarazione ambientale, di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, attraverso la compilazione e conservazione, in ordine cronologico, dei formulari di trasporto.

Vuoto A Rendere

Vuoto a rendere…Renderà a vuoto?

By Sicurezza AmbientaleNo Comments

Il nuovo sistema del vuoto a rendere:

Con le nuove determinazioni previste nella legge della Green Economy viene introdotto, in via sperimentale per 12 mesi , il sistema del vuoto a rendere su cauzione per gli imballaggi di birra e acqua serviti in bar, ristoranti, alberghi e strutture ricettive in genere. Tale sistema di restituzione si prefigge l’obiettivo di prevenire la riduzione di rifiuti di imballaggio e di favorire il riutilizzo degli imballaggi usati.

Sulla gazzetta ufficiale n. 13 del 18.01.2016 è stata pubblicata la legge n. 221 del 28.12.2016 entrata in vigore dal 02.02.2016 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”.

La legge modifica la normativa ambientale preesistente dandone una connotazione più ecosostenibile.

Vuoto-A-Rendere
Tra le modifiche apportate, l’art. 39 inserisce nel testo unico ambientale (dlgs 152/06 e s.m. e i. ) l’art. 219 bis (sistema di restituzione di specifiche tipologie di imballaggi destinati all’uso alimentare). L’art. 219 bis ha introdotto, in via sperimentale e su base volontaria del singolo esercente, il sistema del vuoto a rendere su cauzione per gli imballaggi contenenti birra o acqua minerale serviti al pubblico da alberghi e residenza di villeggiatura, ristoranti, bar e altri punti di consumo.

Tale sperimentazione avrà una durata di 12 mesi, e verrà regolamentata entro 90 giorni dalla sua entrata in vigore.

Tramite apposito regolamento saranno poi definite le modalità della sperimentazione, le forme di incentivazione e loro modalità di applicazione nonché i valori cauzionali per ogni singola tipologia di imballaggi.

Le perplessità sull’effettiva riuscita dell’iniziativa

In definitiva appare molto interessante e virtuosa l’iniziativa che potrebbe concretamente arginare il fenomeno dell’abbandono sconsiderato, nell’ambiente, di bottiglie e imballaggi vari. Diverse, tuttavia, le perplessità sulla gestione operativa di tale sistema di restituzione che potrebbe, ad una prima considerazione, penalizzare gli esercenti che promuovono tale iniziativa (cosa accadrebbe a due bar siti nella stessa zona che vendono lo stesso bene a prezzi diversi?) ed in altri sfavorire gli acquirenti in transito che non hanno possibilità di rendere il vuoto (cosa accadrebbe ad esempio se si acquistasse una bottiglia in una stazione di servizio o in qualsiasi altro luogo di transito se poi non si consumasse il bene nell’immediato?).

Avvincente l’iniziativa, dunque, ma quali forme di incentivo per non “rendere a vuoto”?

green-economy-anti-ladri-di-rame

Green economy: la legge che rottama i ladri di rame

By Sicurezza AmbientaleNo Comments

Dal 2 Febbraio 2016 sono entrate a far parte dell’Ordinamento giuridico le nuove norme ambientali previste dalla legge 28 Dicembre 2015 n.221 recante “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di Green Economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali” pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 18 gennaio 2016 n. 13.

green-economy-anti-ladri-di-rame

Negli ultimi anni si è assistito ad una crescita esponenziale del fenomeno dei “raccoglitori abusivi” di rifiuti di rame e di metalli ferrosi e non ferrosi. Oltre alle modalità di conferimento “non ordinarie”, in cui si cela un business da non sottovalutare, tale pratica determina un serio rischio di natura ambientale oltre che legato alla salute e sicurezza delle persone; lo smantellamento ad esempio non corretto di frigoriferi può determinare lo sprigionamento nell’aria dei gas refrigeranti, può causare l’abbandono delle parti smantellate e generare fumi nocivi a seguito del ricorso al fuoco per poter liberare velocemente i cavi di rame dalle guaine protettive.

A tal proposito, una nuova disposizione prevista dall’art.30 della Legge 28 Dicembre 2015 n.221, pone delle precisazioni sui doveri del produttore/detentore di rifiuti di rame o di metalli ferrosi e non ferrosi che li conferisce a soggetti terzi e, nel secondo periodo, limita la possibilità di richiamare la deroga posta dall’art. 266 comma 5 del D.Lgs. n.152/06 in materia di commercio ambulante di rifiuti che permetteva l’esenzione dall’obbligo di comunicazione al catasto dei rifiuti, dalla tenuta di registri di carico e scarico, dalla compilazione dei F.I.R. e dall’iscrizione all’Albo Nazionale dei Gestori ambientali.

All’art.30 della Legge 221/2015 viene disposto, difatti, che il produttore iniziale o altro detentore del rifiuto di rame o di metalli ferrosi e non ferrosi, nei casi in cui non provveda direttamente al loro trattamento, è tenuto a consegnare tali tipologie di rifiuti unicamente a soggetti autorizzati.

Green economy, reati connessi ed adempimenti:

L’inosservanza di tale regola, è idonea a poter configurare anche il reato di illecita gestione del rifiuto in concorso con coloro che li ricevono senza il prescritto titolo abilitativo (Cassazione Penale – Sez. III – sentenza dell’11/07/2013 n.29727).

La deroga non è più applicabile ai raccoglitori itineranti di rifiuti che poi provvedono alla vendita presso gli impianti di recupero o ai rottamatori, i quali svolgono un’attività assimilabile a quella del commerciante all’ingrosso. Motivo di tale determinazione è nel fatto che il raccoglitore non pratica un’attività riconducibile a quella dei “robivecchi” i quali esercitano un’attività di vendita su aree pubbliche ed al dettaglio verso un generico pubblico di consumatori.

Con l’esclusione dalla deroga ne consegue che chiunque effettui raccolta e trasporto di tali rifiuti dovrà obbligatoriamente iscriversi all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali, tenere un registro di carico e scarico e un formulario dei rifiuti.

Per tutto quanto sopra dunque il nuovo provvedimento della Legge 28 Dicembre 2015 n.221 obbliga i soggetti che raccolgono e trasportano rifiuti di rame e di metalli ferrosi e non ferrosi agli adempimenti previsti dalla normativa. Tale intervento normativo rafforza la posizione di garanzia nei confronti dei produttori o detentori di tali rifiuti.

tassa rifiuti TARI

Tassa rifiuti: tra evasioni record e controlli, differenze enormi nelle città

By Sicurezza AmbientaleNo Comments

La Legge di stabilità non blocca per il 2016 gli aumenti della tassa rifiuti

Secondo il calcolo del Servizio Politiche Territoriali della Uil, dal 2013 al 2015 la tassa rifiuti (TARI) è aumentata mediamente del 32,4% (72 euro in più) mentre nell’ultimo anno l’aumento è stato del 3,3% (10 euro medi in più).

La Federconsumatori ha rilevato che la tassa dei rifiuti e’ aumentata del +21,61% dal 2010 e ben del 222,47% dal 2000.

La Tari, tassa sui rifiuti introdotta il 1° gennaio 2014 che ha sostituito le precedenti Tares e Tarsu, ha un importo deciso da ogni Comune in base alla grandezza dei locali e a prescindere dal loro utilizzo.

Non ha una scadenza fissa, diversamente da Imu e Tasi, ma dipende dai comuni che inviano i bollettini ai destinatari con l’imposta unica comunale IUC.

Secondo l’analisi del Laboratorio Ref Ricerche per il Sole 24 ore, su un campione di quattro imprese tipo in oltre 80 capoluoghi, gli importi variano anche in misura considerevole da città a città. Ad esempio, un ristorante nelle grandi città – a parità di superficie – paga in media il 50% in più che nei capoluoghi sotto i 50mila abitanti, anche se è nei centri di medie dimensioni che si registrano gli aumenti maggiori.

Anche tra città di dimensioni simili ci sono enormi differenze: al sud e a Roma la tassa rifiuti è più cara rispetto al nord Italia. Ad esempio, le tariffe applicate a Napoli, Cosenza e Reggio Calabria si discostano notevolmente rispetto a Cuneo o Milano.

Non esiste al momento un’autority come per l’energia o l’acqua che valuti la qualità rapportata a standard di prezzo del servizio. Il Dpr 158/1999 stabilisce parametri minimi e massimi dai quali però i Comuni spesso si allontanano.

L’applicazione dei coefficienti statali sulla tassa rifiuti ha modificato la ripartizione fra le categorie produttive:

  • a Genova con la Tares le categorie come i ristoranti che avevano beneficiato del contenimento delle tariffe da parte del Comune fino al 2013 hanno subito i maggiori incrementi
  • a Pavia i valori del decreto 158/199 hanno fatto crescere la tariffa dei ristoranti portandola nel 2013 a 17,64 euro al metro quadrato, pur rimanendo il comune con le tariffe tra le più basse. Attraverso l’applicazione di deroghe parziali concesse dal 2014, il comune ha infatti  portato la tariffa 2015 a 9 euro circa, la più bassa in Italia
  • Milano ha aumentato le tariffe, complice l’Expo, per alcune categorie per le quali si presumeva una maggiore produzione di rifiuti e anche qui i ristoranti hanno visto un aumento del 13% nel 2015.

Le tariffe inoltre rispecchiano l’inefficienza in molte città della raccolta differenziata: dove funziona in maniera ottimale, consente risparmi notevoli per i cittadini.

Ad evadere la tassa rifiuti non sono solo i cinesi. Raccolta bloccata in negozi e ristoranti, uno su 5 evade la Tari.

Dopo la scoperta da parte della Polizia Locale, nel corso di una maxi operazione, di quasi 5 milioni di euro di Tari evasa a Roma tra capannoni, quasi tutti gestiti da cinesi, arrivano i primi dati degli accertamenti avviati dall’Ama a inizio novembre.

Ad evadere 30mila esercizi commerciali tra ristoranti, bar, negozi e uffici. Il 20% delle utenze non domestiche della Capitale sono sedi “fantasma”: producono immondizia, ma non hanno mai pagato la tariffa sui rifiuti.

Per 2.400 evasori accertati è già stata avviata la pratica per la regolarizzazione.

A novembre, per 12mila utenze non residenziali (sulle 160mila di Roma) è inoltre entrato in vigore il nuovo meccanismo di raccolta dei rifiuti che prevede la raccolta porta a porta, cosa che ha facilitato le verifiche dell’Ama.

Albo Gestori Ambientali

Albo Gestori Ambientali: nuove regole per l’iscrizione di veicoli e rifiuti

By Sicurezza AmbientaleNo Comments

La Delibera n. 4 del 18 novembre 2015 del Comitato disciplina le iscrizioni all’Albo Gestori Ambientali con procedura semplificata, ai sensi dell’articolo 212 del D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e dell’articolo 16 del decreto 3 giugno 2014, n. 120 del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

Il Comitato è stato costretto ad emanare la delibera come commento, in quanto numerosi provvedimenti di iscrizione presentati con procedura semplificata delle aziende speciali, dei consorzi dei Comuni e delle società di gestione dei servizi, non riportavano gli estremi identificativi dei veicoli e delle tipologie di rifiuti che possono essere trasportati dagli stessi.

Il Comitato ha inoltre fissato i tempi di adeguamento alla delibera, che scattano dalla data di richiesta delle singole sezioni regionali, le quali dovranno aggiornare i provvedimenti di iscrizione entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione.

Le utenze interessate dal provvedimento dovranno comunicare tutti i dati mancanti mediante il modello allegato.

La deliberazione entrerà in vigore dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del relativo comunicato.

L’Albo Nazionale Gestori Ambientali mette a disposizione delle imprese un sistema per la trasmissione telematica delle domande e delle comunicazioni alle Sezioni di competenza.

Il sistema, denominato Agest Telematico, consente alle imprese di inviare le proprie domande e comunicazioni anche tramite soggetti legittimati preventivamente delegati (es. studi di consulenza, associazioni di categoria).

L’Albo Gestori Ambientali – Sezione Lazio – ha reso noto che dal 1° Gennaio 2016 tutte le domande dovranno essere trasmesse esclusivamente per via telematica, attraverso il servizio Agest Telematico.

Dopo tale data non sarà più possibile presentare istanze cartacee allo sportello né inviarle a mezzo raccomandata o posta elettronica certificata (PEC).

Le imprese potranno invece compilare le domande accedendo alla loro area riservata.

La trasmissione telematica delle istanze applica il Regolamento per la gestione telematica delle domande e delle comunicazioni relative all’iscrizione all’Albo riportato all’interno della delibera Prot.02 del 11/09/2013.

Gruppo Maurizi mette la sua esperienza al servizio delle imprese per l’invio telematico delle domande e delle comunicazioni inerenti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali

ISPRA Elenco Nazionale delle Autorizzazioni

Elenco Nazionale delle Autorizzazioni ISPRA: ora accessibile online

By Sicurezza AmbientaleNo Comments

Il D.Lgs.152/06 prevede che gli enti competenti al rilascio delle autorizzazioni in materia di tracciabilità dei rifiuti (regioni, province e comuni) tengano un registro online delle pratiche, avvalendosi, ove necessario, degli strumenti a disposizione del Catasto dei rifiuti. Le autorità competenti hanno poi l’obbligo di trasmettere le informazioni per l’inserimento nel nuovo Elenco Nazionale delle Autorizzazioni.

 

Per le autorizzazioni ordinarie:

  • ragione sociale
  • sede legale dell’impresa autorizzata
  • sede dell’impianto autorizzato
  • attività di gestione autorizzata
  • i rifiuti oggetto dell’attività di gestione
  • quantità autorizzate
  • scadenza dell’autorizzazione.

Per le procedure semplificate:

  • ragione sociale
  • sede legale dell’impresa
  • sede dell’impianto
  • tipologia di rifiuti oggetto dell’attività di gestione
  • relative quantità
  • attività di gestione
  • data di iscrizione nei registri.

La banca dati del nuovo Elenco Nazionale delle Autorizzazioni contiene attualmente 7.867 provvedimenti autorizzativi e 6.707 comunicazioni per gli impianti che operano in regime agevolato.

L’ISPRA segnala inoltre che ad uno stesso impianto di gestione dei rifiuti possono essere associati più provvedimenti autorizzativi che riguardano rinnovi e integrazioni al provvedimento iniziale. Le modifiche previste riguardano le impiantistiche delle tipologie dei rifiuti trattati, delle operazioni di gestione, delle quantità gestite ecc.

Richiedi una consulenza
icona-preventivo

Thank you for your upload