Skip to main content
Tag

sanzioni etichettatura

etichette alimentari sanzioni

Etichette alimentari: chi sanziona?

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Con l’attesa (e temuta) prossima pubblicazione delle sanzioni relative al Reg. U.E. 1169/11 si sta cercando di capire quali siano le Autorità Competenti cui spetti irrogare sanzioni per la violazione del suddetto Regolamento.

Dalla data di applicazione del Regolamento (13 Dicembre 2014) ci sono stati alcuni segnali che sembravano andare in una sola direzione, tuttavia smentiti clamorosamente poco tempo fa, tra l’altro da una fonte autorevole quale la Corte di Cassazione.

La situazione sembra quindi molto ingarbugliata; cerchiamo quindi di riepilogare i principali capitoli della vicenda.

  • Ad un anno dalla data di applicazione sono stati organizzati a livello istituzionale alcuni seminari informativi e corsi di formazione destinati agli operatori del Servizio Sanitario Nazionale (rispettivamente ispettori e tecnici della prevenzione del S.I.A.N. e Servizi Veterinari) nei quali si son gettate le basi per la corretta interpretazione del Regolamento. Sembrava quindi che la volontà fosse quella di formare gli operatori per indirizzarli verso un sistema di controlli (e di relative sanzioni quando applicabili) che fosse omogeneo e condiviso.
  • Lo scorso Novembre, questo ruolo degli ispettori facenti capo alle A.S.L, è stato ulteriormente rinforzato dalla pubblicazione delle Linee Guida per il controllo ufficiale ai sensi dei Reg. CE 882/04 e 854/04. In tali linee guida sono identificate le Autorità Competenti che hanno la prerogativa di effettuare i controlli in merito ai diversi aspetti legati alla sicurezza degli alimenti. Nel Capitolo 16 delle suddette linee guida “Controlli su etichettatura, pubblicità e presentazione degli alimenti” si parla esplicitamente di corretta applicazione del Reg. U.E. 1169/11.

Dette Autorità Competenti sono individuate nel Ministero della Salute, nelle Regioni e nelle Provincie Autonome e nelle Aziende Sanitarie Locali.

  • Ora, in questo apparente iter lineare si inserisce una sentenza della Corte di Cassazione dello scorso 11/08/2016, la quale stravolge il quadro che finora si stava prospettando, deliberando che la materia relativa all’etichettatura e presentazione degli alimenti, con le relative sanzioni, non possa essere di competenza delle A.S.L. in quanto non trattasi di materia legata alla sicurezza alimentare quanto alle norme di corretta commercializzazione (perciò di competenza dell’Ispettorato Centrale Repressione Frodi.

 

A chi dare retta quindi?

Quale la corretta interpretazione? Quale la linea da seguire?

Al di la delle motivazioni addotte dalla Corte di Cassazione che possono essere ritenute più o meno valide, tuttavia queste costituiscono un precedente e “fanno giurisprudenza” (per utilizzare un termine colloquiale).

 

etichette alimentari sanzioni

 

Dunque da ora in avanti, a meno di un ulteriore ribaltamento del parere da parte della stessa Cassazione, una qualsiasi sanzione in ambito di etichettatura che sia irrogata dalla A.S.L. sarà contestabile da parte dell’Operatore del Settore Alimentare.

In questo modo si corre il rischio di generare confusione tanto nelle Autorità Competenti quanto negli operatori, senza dimenticare che il nostro Paese è da sempre ai primi posti in Europa per quantità ma soprattutto qualità dei controlli.

Lo scenario ipotizzabile ora potrebbe essere un effettivo ribaltamento della sentenza, sulla base di una premessa originaria fallace.

Difatti è facilmente dimostrabile che almeno un paio di aspetti legati alla corretta etichettatura degli alimenti ricadono senza dubbio nell’ambito della sicurezza alimentare e cioè l’ indicazione relativa agli allergeni (che sia assente o scorretta) e quella relativa alla data di scadenza per gli alimenti deperibili.

Entrambe questi aspetti, se trascurati potrebbero costituire pericolo per la salute umana.

Per gli allergeni è infatti immediata l’associazione tra la mancata dichiarazione della loro presenza e la conseguente reazione allergica del consumatore.

Tra l’altro, il fatto che l’argomento sia di pertinenza della salute pubblica, ci viene confermato ogni giorno dalle numerose notizie di ritiro e richiamo di prodotti “per allergeni non dichiarati” in quanto possibili cause di danno alla salute

Per la mancata o fallace indicazione della data di scadenza è anche in questo caso immediata l’associazione tra il consumo di un alimento erroneamente etichettato  e la conseguenza sulla salute del consumatore.

Attualmente quindi siamo di fronte ad una situazione intricata che speriamo sia dipanata quanto prima, soprattutto in virtù della annunciata e tanto agognata pubblicazione delle sanzioni in materia di etichettatura.

conformita dell'etichettatura

Etichette: quale l’approccio delle autorità?

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Recentemente, in seguito ad un controllo presso un laboratorio di pasticceria eseguito dalla Polizia Municipale, è stata contestata e sanzionata la vendita di prodotti alimentari preimballati privi di etichetta in violazione all’articolo 9 del Reg. UE 1169/11 e all’art. 13 del D.Lgs.109/92.

I prodotti in questione erano prodotti di pasticceria ancora in fase di confezionamento per la vendita all’interno dell’attività stessa, e quindi non ancora a disposizione del consumatore per l’acquisto.

Altro caso recente vede la contestazione, da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dell’assenza di indicazione in etichetta dell’origine di prodotti alimentari provenienti dall’estero e destinati all’immissione in Italia.

L’etichetta in questione è stata ritenuta incompleta ai sensi dell’art. 11 comma 3 del D.Lgs.109/92, relativo alla sede dello stabilimento di fabbricazione e/o di confezionamento di un prodotto, informazione questa diversa rispetto all’origine di un prodotto alimentare.

 

conformita dell'etichettatura

 

Il Regolamento UE 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, che ha operato un complesso riassetto della normativa preesistente e ha apportato numerose novità nel settore dell’etichettatura dei prodotti alimentari, è entrato in vigore il 13 dicembre 2011, ed è divenuto applicativo a partire dal 13 dicembre 2014 (tranne che per le disposizioni in merito alla dichiarazione nutrizionale che diverranno applicative dal prossimo 13 dicembre 2016).

Eppure, a quasi due anni dalla sua applicazione, ancora emergono dubbi e confusioni in merito ai requisiti dell’etichettatura degli alimenti e alla normativa che disciplina tale settore, anche in fase di controllo.

Emblematico è il secondo caso citato:

L’indicazione relativa allo stabilimento di fabbricazione e/o confezionamento di un prodotto è  volta a fornire informazioni al consumatore circa lo stabilimento effettivo in cui viene effettuata la produzione e/o il confezionamento di un alimento, in caso di imprese che dispongano di più stabilimenti, e non figura più tra le indicazioni obbligatorie in etichetta in quanto non prevista dal Reg. UE 1169/11 (è attualmente in via di pubblicazione un nuovo decreto legislativo che ne reintrodurrà l’obbligo).

Tra l’altro, in merito ad origine e luogo di provenienza, il Reg. UE 1169/11, all’art. 26 precisa che tale indicazione è obbligatoria solo nel caso in cui la sua omissione possa indurre in errore il consumatore in merito al paese d’origine o al luogo di provenienza reali dell’alimento, in particolare se le informazioni che accompagnano l’alimento o contenute nell’etichetta nel loro insieme potrebbero altrimenti far pensare che l’alimento abbia un differente paese d’origine o luogo di provenienza.

Di fronte ad episodi come questi è opportuno fare chiarezza su quali siano le informazioni obbligatorie che devono essere fornite al consumatore ai sensi dell’art. 9 del Reg. UE 1169/11:

a) la denominazione dell’alimento;

b) l’elenco degli ingredienti;

c) qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico che provochi allergie o intolleranze;

d) la quantità di taluni ingredienti o categorie di ingredienti;

e) la quantità netta dell’alimento;

f) il termine minimo di conservazione o la data di scadenza;

g) le condizioni particolari di conservazione e/o le condizioni d’impiego;

h) il nome o la ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare responsabile delle informazioni presenti in etichetta;

i) il paese d’origine o il luogo di provenienza ove previsto all’articolo 26;

j) le istruzioni per l’uso, per i casi in cui la loro omissione renderebbe difficile un uso adeguato dell’alimento;

k) per le bevande che contengono più di 1,2 % di alcol in volume, il titolo alcolometrico volumico effettivo;

l) una dichiarazione nutrizionale.

 

Risulta, inoltre, ancora più importante che siano chiaramente identificate le autorità competenti designate allo svolgimento dei controlli ufficiali proprio per evitare possibili difformità nel corso delle attività di vigilanza.

Lo scorso 10 novembre sono state pubblicate le nuove “Linee guida per i controlli ufficiali ai sensi dei Regolamenti C.E. 882/04 e 854/04”, che mirano proprio a dare un indirizzo comune per le numerose Autorità Competenti impegnate quotidianamente nei controlli in campo alimentare.

Le linee guida individuano quali Autorità Competenti deputate ad eseguire controlli in ambito di sicurezza alimentare

  • il Ministero della Salute,
  • le Regioni e le Provincie Autonome,
  • le Aziende Sanitarie Locali.

 

Viene inoltre precisato che altre Autorità, quali i sindaci (con gli Organi di Vigilanza posti sotto il loro controllo) hanno giurisdizione solo in particolari circostanze, cioè laddove si configurino situazioni di emergenza sanitaria, per le quali le normali misure adottate dalle Autorità Competenti non si siano dimostrate sufficienti.

La precisa individuazione di figure deputate al controllo potrà sicuramente consentire il raggiungimento di un maggiore livello di qualità ed efficacia, ad esempio in termini di qualificazione e formazione del personale, di capacità di cooperazione e coordinamento nelle attività di controllo.

Richiedi una consulenza
icona-preventivo

Thank you for your upload