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UE

Alimenti senza glutine

Alimenti senza glutine e prodotti dietetici: dal prossimo anno regole più stringenti

By Sicurezza AlimentareOne Comment

I nuovi regolamenti Ue 828/14 e 609/13 sugli ADAP (Alimenti Adatti ad una alimentazione Particolare) entreranno in vigore il prossimo 20 luglio 2016 e riguardano le informazioni ai consumatori sulla presenza di glutine negli alimenti e gli alimenti destinati a fini medici speciali e alla prima infanzia.

Ciò che cambierà radicalmente saranno le procedure per la commercializzazione dei prodotti recanti la dicitura “prodotto dietetico” (come gli alimenti senza glutine e gli alimenti senza lattosio).

Non sarà più possibile aggiungere la dicitura “prodotto dietetico” nella denominazione dell’alimento e decadrà l’obbligo di notificare al Ministero della Salute i prodotti posti in commercio.

La notifica rimarrà su base volontaria per poter usufruire del rimborso a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Non saranno più consentite, inoltre, indicazioni del tipo “per diabetici” sugli alimenti, in quanto questi ultimi potranno facilmente scegliere gli alimenti loro adatti in base alla tabella nutrizionale e all’elenco ingredienti.

Per gli alimenti senza glutine la normativa prevede l’obbligo di applicare sugli imballaggi le seguenti diciture (obbligatorie dal 20 luglio 2016 ma inseribili da subito su base volontaria)

  • Senza glutinesolo per i prodotti con contenuto di glutine non superiore ai 20 mg/Kg
  • Con contenuto di glutine molto bassosolo sui prodotti contenenti frumento, segale, orzo o avena, specialmente lavorati per ridurre il tasso di glutine, in modo che questo non sia superiore ai 100 mg/Kg

Potranno aggiungersi negli imballaggi anche le seguenti  indicazioni:

  • Adatto alle persone intolleranti al glutine
  • Adatto ai celiaci

Laddove l’alimento sia stato espressamente prodotto per ridurre il tenore di glutine nell’alimento o per sostituire gli ingredienti contenenti glutine con altri che ne siano privi, l’imballo potrà inoltre riportare una delle seguenti diciture (assolutamente equivalenti tra loro):

  • Specificamente formulato per celiaci
  • Specificamente formulato per persone intolleranti al glutine

Non sarà comunque possibile utilizzare una dicitura riguardante l’assenza di glutine o la naturale assenza di lattosio, laddove ciò sia da ritenersi scontato e laddove tutti i prodotti analoghi presentino le medesime caratteristiche (ad esempio, non si potrà utilizzare il claim “senza glutine” su una confezione di latte).

Stabilimento di produzione

Stabilimento di produzione in etichetta: stato dell’arte

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Come si è sviluppata la vicenda a distanza di due mesi? Quali informazioni stanno arrivando ai consumatori e, di conseguenza, alle aziende?

È doveroso fare un passo indietro e ripercorrere la vicenda dall’inizio.

È dello scorso fine settimana la notizia riportata dalle principali testate giornalistiche, secondo cui il Ministro Martina abbia voluto mettere un punto fermo alla questione, fornendo un messaggio chiaro e inequivocabile:

 

“Dal 2016 verrà rientrodotto l’obbligo di inserire in etichetta lo stabilimento di produzione dei prodotti agroalimentari”

L’Unione Europea ha pubblicato l’ormai famoso Reg. UE 1169/11, nel quale è stato eliminato l’obbligo di riportare lo stabilimento di produzione in etichetta. Il suddetto Regolamento è diventato applicativo a partire dal 14 Dicembre 2014, dando quindi tre anni di tempo alle aziende per adeguarsi alle novità.

Lo stesso Regolamento, all’Art. 39, prevede che i singoli Stati possano adottare “disposizioni nazionali concernenti materie non specificamente armonizzate dal presente regolamento purché non vietino, ostacolino o limitino la libera circolazione delle merci conformi al presente regolamento”.

E ancora: “gli Stati membri che ritengono necessario adottare nuove normative…notificano previamente alla Commissione e agli altri Stati membri le disposizioni previste, precisando i motivi che le giustifichino”.

Infine: “lo Stato membro che ritenga necessario adottare nuova normativa… può adottare le disposizioni previste solo tre mesi dopo la notifica, purché non abbia ricevuto un parere negativo dalla Commissione”.

Laddove infatti vi era solamente una bozza di decreto, ora il D.D.L. è definitivo, è cioè stato approvato con atto formale dal Governo. Vi dovrà essere tuttavia un ulteriore passaggio, in quanto il testo dovrà essere esaminato e approvato da Camera e Senato senza che vi siano modifiche di sorta.

 

In  caso contrario il D.D.L. verrà rimbalzato dall’uno all’altro fino all’approvazione unanime.

Una volta superato questo passaggio, il testo verrà presentato per approvazione alla Commissione Europea, secondo quanto citato sopra.

Sebbene dunque sia stato fatto un ulteriore passo in avanti, a riprova di quanto l’argomento sia tenuto nella giusta considerazione dal Governo, il procedimento dovrà ancora affrontare alcuni passaggi fondamentali prima di vedere la luce.

Qualora la norma venga approvata, l’Italia dovrà dare un congruo periodo di tempo alle proprie aziende (con il medesimo spirito che contraddistingue la U.E.) per adeguarsi alla novità.

Per adesso nulla di definitivo quindi; aspettiamo ulteriori notizie nei prossimi mesi, durante i quali siamo sicuri verrà fatta chiarezza sull’argomento.

stress salute mentale 2015

Stress e lavoro: Giornata Mondiale della salute mentale 2015

By Sicurezza sul LavoroNo Comments

L’importanza della salute mentale e del benessere al lavoro viene anche riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in occasione della Conferenza Ministeriale sulla Salute Mentale del 2005.

Lo stress è uno stato che si accompagna a malessere e disfunzioni di tipo fisiche, psicologiche o sociali e deriva dal fatto che le persone non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative nei loro confronti.

L’individuo è capace di reagire alle pressioni a cui è sottoposto nel breve termine, e queste possono essere considerate positive, ma di fronte ad una esposizione prolungata a forti pressioni egli avverte grosse difficoltà di reazione (Accordo europeo sullo stress sul lavoro dell´8 ottobre 2004).

Lo stress è una risposta “naturale”, “fisiologica”, “normale” dell’organismo (Eustress) che permette di affrontare situazioni problematiche o vissute come tali.

Se queste situazioni si presentano troppo spesso (ricorrenti), assumono caratteristiche di eccessiva difficoltà, durano troppo a lungo e diventano quasi croniche, allora lo stress assume caratteristiche negative (Distress).

Gli stadi che permettono di identificare l’evoluzione dello stress:

  • Allarme: modificazioni biochimico-ormonali, il corpo mobilita energie e risorse per difendersi in modo efficace;
  • Resistenza: l’organismo si riorganizza in senso stabilmente difensivo;
  • Esaurimento: si esaurisce la capacità di adattamento ed avviene il crollo delle difese.

 Lo stress è dannoso quando:

  • La stimolazione è troppo intensa
  • La stimolazione è troppo prolungata
  • Manca il recupero tra una stimolazione e l’altra
  • La stimolazione è di lieve entità, ma sotto soglia di consapevolezza (effetto accumulo)
  • Non è possibile sottrarsi alla stimolazione

Lo stress lavoro-correlato rientra, secondo l’art.28 del D.lgs. 81/08, all’interno di quei fattori che devono essere monitorati all’interno di un’impresa, al fine di salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori e la cui valutazione va inserita nel Documento di Valutazione dei Rischi.

La valutazione del rischio da stress lavoro-correlato consiste nell’individuazione di indicatori, facilmente e chiaramente misurabili, delle manifestazioni esterne di stress in relazione alle condizioni di lavoro

Gli attori principali in questo processo sono:

  • il Datore di Lavoro (DDL),
  • il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP),
  • il Medico Competente,
  • il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.

Gli indicatori dello stress possono essere riferiti a:

  • Elementi legati al contesto di lavoro, come gli orari, la pressione emotivi e psicologica, la natura dell’organizzazione e la sua cultura interna, le possibilità di partecipazione, etc.
  • Elementi legati al contenuto del lavoro, come la natura del compito, della mansione, la complessità, il contenuto stesso del lavoro e le competenze necessarie per svolgerlo.

La valutazione si basa su due tipologie di criteri:

  • Criteri oggettivi: assenze per malattia, assenteismo, turnazione, lamentele dai lavoratori
  • Criteri soggettivi: la percezione dell’ambiente di lavoro di ogni individuo, violenza e molestie di natura psicologica, problemi disciplinari, tensioni emotive e sociali tra i lavoratori.

Da queste due tipologie di criteri è possibile giungere ad una stima del rischio relativo allo stress lavoro-correlato.

La corretta metodologia d’individuazione degli elementi capaci di generare stress

  • identificare, nella maniera più oggettiva possibile, i fattori di stress legati al lavoro
  • individuare i lavoratori a rischio
  • intervenire suoi potenziali problemi di carattere disciplinare
  • realizzare un’adeguata documentazione sui rischi e sulle relative tecniche di miglioramento da mettere in pratica.

Un’accurata valutazione dello stress lavoro-correlato è, oltre che una buona pratica per la salute dei lavoratori, anche un ottimo modo per evitare cali di produttività dovuti alla non efficiente operatività dei lavoratori che, secondo molti studi, lavorano meno e peggio se in condizioni di stress.

libro etichettatura alimenti 3d

Etichettatura degli alimenti e informazioni ai consumatori: intervista all’autrice Daniela Maurizi

By Sicurezza Alimentare2 Comments

E’ disponibile online il testo edito da EPC editore con prefazione del Prof. Agostino Macrì “Etichettatura degli alimenti e informazioni ai consumatori – Commento teorico e pratico al Reg. UE 1169/11 e alla normativa verticale di settore. Casi pratici”.

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Abbiamo intervistato l’autrice Daniela Maurizi, da 20 anni in prima linea nella consulenza in materia di sicurezza alimentare per numerose aziende con sistemi certificati:

Cosa vi ha spinto a scrivere questo testo?

La necessità di un testo aggiornato che potesse essere utile alle aziende di produzione nella corretta applicazione delle norme previste dal Reg. UE 1169/11 e dalla normativa verticale specifica per le diverse categorie di alimenti.

La necessità di un testo facile da consultare e da comprendere per gli addetti ai lavori ma anche per l’operatore nuovo al mondo alimentare e all’etichettatura.

Qual’è il valore aggiunto di questo libro?

Il testo prevede un primo capitolo con l’indicazione delle sole novità apportate dal nuovo regolamento: in questo modo l’operatore che deve solo aggiornare l’etichetta del suo prodotto ha uno strumento pratico ed immediato da utilizzare.

  • Vengono presentati esempi pratici per la corretta applicazione di quanto prescritto dal regolamento e da tutta la normativa verticale specifica per le diverse categorie di alimenti.
  • Viene finalmente fatta chiarezza sulla simbologia (simboli per riciclaggio imballi, certificazioni volontarie, ecc.) che vengono riportati sulle etichette, molto spesso con poca consapevolezza del reale significato.
  • Viene presentata una serie di domande nate dai dubbi di aziende alimentari e raccolte in anni di consulenza e viene indicata la giusta interpretazione della normativa.

In che direzione stanno andando l’Unione Europea e l’Italia in questo settore?

Cosa ci dobbiamo aspettare?

L’obiettivo dell’Unione Europea nell’ambito alimentare e quindi anche nel campo dell’etichettatura, è quello di uniformare il mercato per facilitare gli scambi tra i vari paesi membri.

L’Unione Europea vuole tener conto delle differenze di percezione dei consumatori e delle loro esigenze e stabilisce norme che garantiscano un livello elevato della loro sicurezza. Vuole garantire però, allo stesso tempo, il corretto funzionamento del mercato interno. Da qui nascono proposte o norme come la possibilità di utilizzare il latte in polvere nei formaggi o l’abolizione dell’indicazione dello stabilimento di produzione in etichetta. Proposte queste che invece stonano con la percezione e le esigenze del consumatore italiano.

Per quanto riguarda l’Italia, va detto che proprio in questi ultimi giorni ci si sta muovendo per soddisfare queste esigenze. L’ultima notizia risale al 10 settembre, quando il Consiglio dei Ministri ha dato l’avvio all’iter normativo per rendere di nuovo obbligatoria l’indicazione dello stabilimento di produzione sulle etichette dei prodotti alimentari. A seguito della forte richiesta da parte del Ministero della Salute e del MIPAAF, è stato infatti dato l’avvio allo schema di disegno di legge che contiene il ripristino dell’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione.

 Quali sono state le maggiori difficoltà riscontrate dalle aziende?

Nell’applicazione del regolamento, le aziende hanno e stanno tuttora riscontrando molte difficoltà soprattutto nella corretta modalità di indicazione delle varie informazioni obbligatorie. La struttura del regolamento stesso non è infatti di semplice ed immediata consultazione e ciò non ha fatto altro che creare interpretazioni sbagliate o non complete.

Naturalmente le aziende hanno dovuto sostenere dei costi cospicui nella revisione delle loro etichette: investimenti sia economici che di tempo. Quindi avere uno strumento veramente pratico per la revisione delle etichette e sapere a chi rivolgersi per una consulenza completa, è sicuramente un aspetto fondamentale.

Va inoltre considerato che molte aziende, soprattutto a livello artigianale, non erano e non sono tuttora dotate di attrezzature (stampanti, etichettatrici,ecc.) in grado di soddisfare a pieno quanto previsto dal regolamento (per esempio l’indicazione con un carattere diverso gli allergeni, il rispetto dell’altezza minima dei caratteri, ecc.) e questo ha comportato altri problemi nell’applicazione del regolamento.

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