Skip to main content
Tag

vegan

etichetta prodotti vegan

“Può contenere tracce di…” un problema anche nel Vegan

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Il vuoto normativo sul mondo vegan e vegetariano si fa sentire.

Il MIPAAFF infatti, ha contestato di recente un prodotto vegano che riportava la dicitura “contiene tracce di latte e uova”, e i dibattiti e discussioni sono diventati subito numerosi e accesi.

La contestazione viene effettuata ai sensi dell’art. 7 comma 1 lettera a) del Reg. UE 1169/11 (pratiche leali di informazioni).

Il mercato dei prodotti destinati ai vegani o ai vegetariani è in continua crescita, ed è quindi assolutamente ovvia l’attenzione che i consumatori, ma anche le autorità di controllo, cominciano a riporre su questi prodotti e sulle loro etichette.

 

etichetta prodotti vegan

 

Ad oggi, non esiste una definizione di legge che identifichi e separi in maniera chiara un prodotto vegano da un prodotto vegetariano e da un prodotto convenzionale.

Il Reg. UE 1169/11 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori esplicita che la Commissione adotterà “atti di esecuzione sull’applicazione delle modalità di indicazione delle informazioni volontarie relative all’idoneità di un alimento per vegetariani o vegani”, ma ad oggi non si hanno ancora notizie.

Per questo motivo, ci si basa normalmente sui disciplinari delle diverse certificazioni, utilizzate dalle aziende, per comunicare al consumatore che il prodotto è adatto ad una alimentazione vegana.

Questi disciplinari e certificazioni sono spesso conosciuti anche dal consumatore, che riconosce in un prodotto per esempio vegano un prodotto che non prevede l’utilizzo di materiali o ingredienti di origine animale.

Le indicazioni “può contenere tracce di latte, uova, pesce, ecc” o ancor di più “contiene tracce di latte, uova, pesce, ecc.” potrebbero essere fuorvianti per il consumatore che molto probabilmente nella fase dell’acquisto si aspetta l’assenza di ingredienti di origine animale.

Così la scelta dell’acquisto viene presumibilmente demandata solo alla presenza di un marchio o logo che attestano la “veganicità” di un prodotto.

logo vegan

La similitudine che si potrebbe fare è quella con un prodotto senza lattosio (ricordiamo purtroppo anche in questo caso il vuoto normativo):

un prodotto identificato ed etichettato come senza lattosio non potrebbe riportare la dicitura “può contenere tracce di latte” o “contiene tracce di latte”, vista la gravità che la cosa potrebbe portare al consumatore allergico al lattosio.

Riconoscendo naturalmente la differenza tra le due situazioni (in un caso di tratta di rischio per la salute, nell’altro di infrangere una scelta dietetica e di vita), entrambi i consumatori hanno comunque il diritto di ricevere informazioni non fuorvianti ai sensi del Reg. UE 1169/11.

Per un azienda produttrice di alimenti sia vegani che convenzionali sarà necessario e sufficiente gestire gli ingredienti di origine animale come se fossero allergeni, e quindi prevedere l’applicazione delle buone norme di lavorazione necessarie, implementare una pianificazione delle produzioni e delle procedure di sanificazione del caso.

 

Scopri il nostro servizio di revisione etichette alimentari.

 

vegan-contaminazione-carne

Vegani e vegetariani: una popolazione in crescita

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Secondo l’ultimo rapporto Eurispes il 7,1% degli italiani si dichiara vegetariano e l’1% vegano, per un totale di 8% di italiani che escludono dalla propria tavola alimenti di origine animale, quali carne e pesce, e nei casi più estremi anche derivati animali come uova, latte, formaggi e miele.

L’interesse degli italiani per la dieta “verde” non rappresenta un fenomeno passeggero ma, al contrario, è in forte crescita, basti pensare che il numero dei vegetariani è aumentato dal 5,7% del 2015 a oltre il 7% del 2016.

Vuoi imparare a conoscere, e riconoscere, i prodotti bio e vegan? Scopri il nostro nuovo libro “Prodotti vegan, vegetariani e da agricoltura biologica”

Un riscontro concreto di questo cambiamento si può avere facilmente anche facendo un giro al supermercato, sugli scaffali sono in continuo aumento i prodotti a base vegetale e anche nei bar e nei ristoranti aumentano le offerte di menù destinati ai consumatori vegani e vegetariani.

Ma qual è la motivazione che porta alla scelta di non utilizzare alcun derivato animale nella propria alimentazione?

E cosa significa scegliere un modello alimentare vegetariano o vegano?

Le motivazioni che spingono alla scelta vegetariana o vegana (dati Eurispes):

  • il 46,7% degli italiani ha cambiato alimentazione per motivi di salute e per ricercare il benessere,
  • il 30% per questioni etiche nei confronti degli animali,
  • il 12% per tutelare l’ambiente.

Da quanto sopra riportato emerge subito che sia nel caso del modello vegetariano che vegano, non si tratta semplicemente di una forma di alimentazione, ma piuttosto di una visione del mondo e di una scelta etica.

Alla base di questa ideologia c’è infatti la volontà di salvaguardare la vita in tutte le sue manifestazioni, per cui gli individui che decidono di adottare un regime alimentare “plant based” in moltissimi casi non si limitano all’aspetto alimentare ma estendono questa ideologia anche al loro stile di vita (scelta dei cosmetici, abbigliamento ecc.).

Il modello di alimentazione vegetariana prevede l’esclusione dalla dieta di tutto ciò che comporta l’uccisione degli animali, mentre nel modello vegano sono eliminati dall’alimentazione tutti i cibi di origine animale, compresi i loro derivati.

cosa-mangiano-i-vegani

Questo perché l’obiettivo è non solo quello di non uccidere gli animali, ma anche di non farli soffrire sfruttandoli per le nostre esigenze alimentari.

Ciò vuol dire che, oltre a non mangiare carne e pesce, i vegani non mangiano nemmeno uova, formaggi, miele, ecc.

La dieta vegana pertanto si basa esclusivamente su alimenti di origine vegetale, con alcune limitazioni anche nel settore vegetale (sono ad esempio esclusi gli alimenti nel cui processo di produzione si sia fatto ricorso a sostanze di origine animale o la cui produzione ha un impatto sull’ambiente).

Nonostante sia aumentata l’offerta di prodotti a base vegetale, le persone che si sono orientate verso una scelta vegetariana o vegana, incontrano però notevoli difficoltà nell’identificazione dei prodotti idonei alla loro etica.

Questo perché non sempre le informazioni che accompagnano i prodotti alimentari che sono in commercio o che vengono somministrati in bar e ristoranti sono sufficientemente complete e trasparenti da consentire al consumatore di acquistare e consumare l’alimento in tutta tranquillità.

Anche nell’acquisto di prodotti che riportano il “claim” vegano o vegetariano, il consumatore non si sente pienamente tutelato dal momento che attualmente non è ancora disponibile una normativa che disciplini la produzione, l’etichettatura e la commercializzazione e somministrazione di tali prodotti.

Al momento, infatti, non esiste neanche una definizione di legge che permette di definire un prodotto vegetariano o vegano.

Il Reg. UE 1169/11 relativo alla fornitura di informazioni ai consumatori prescrive che la Commissione Europea dovrà adottare misure per assicurarsi che le informazioni facoltative volte ad indicare l’idoneità di un alimento per vegetariani o vegani:

  1. non inducano in errore,
  2. non siano ambigue,
  3. siano basate su dati scientifici.

Nonostante questo al momento non è stata emessa dalla Commissione alcuna indicazione supplementare e non vi è ancora una definizione univoca per il termine vegano/vegetariano.

L’assenza di normativa nel settore, ha notevoli ripercussioni anche sulle aziende di produzione e sulle attività di ristorazione che devono adeguare le loro lavorazioni per soddisfare le esigenze dei consumatori.

Per le aziende, sviluppare un’offerta che rispetti le esigenze vegane e/o vegetariane, rappresenta un’occasione per raggiungere nuovi mercati e dimostrare il proprio impegno per la sostenibilità, ascoltando i principi etici e ambientali che stanno alla base di queste scelte.

Allo stesso tempo, significa affrontare il difficile compito di coniugare il rispetto dei requisiti generali di sicurezza igienico sanitaria, stabiliti dalla normativa cogente del settore alimentare, con il rispetto dei requisiti specifici richiesti dall’etica vegana/vegetariana, per produrre alimenti conformi alle aspettative dei consumatori.

Questo vuol dire principalmente provvedere all’integrazione del proprio sistema di autocontrollo in modo tale che siano presi in considerazione tutti i rischi che possono compromettere l’identità del prodotto e fornire agli operatori addetti alla produzione e/o somministrazione una formazione specifica sulla produzione di alimenti vegani e vegetariani.

In particolare tale formazione deve rendere il personale che lavora all’interno dell’azienda preparato sull’etica vegana/vegetariana, consapevole della differenza tra i prodotti vegani/vegetariani e quelli tradizionali, dei possibili rischi di contaminazione crociata e renderli capaci di riconoscere gli eventi di contaminazione e prevenirli o minimizzarne gli effetti.

Esclusi i pericoli di natura igienico – sanitaria, infatti, il principale pericolo presente all’interno di un’azienda che produca alimenti vegani/vegetariani è la possibile contaminazione crociata (cross contamination), ossia il passaggio diretto o indiretto di materia o ingredienti da alimenti non permessi ad alimenti permessi.

vegan-contaminazione-carne

Tale processo, sebbene non costituisca un vero e proprio pericolo sanitario, rappresenta un evento che mette a rischio l’identità del prodotto e lo rende non idoneo al modello alimentare vegano/vegetariano.

La crescente esigenza di sostenere la produzione e la commercializzazione di prodotti nel rispetto dell’etica vegana/vegetariana e di garantire produzioni rispondenti alla scelta etica del consumatore e facilmente identificabili, ha portato alla nascita di sistemi di certificazione volontaria volti ad accertare la rispondenza dei prodotti alimentari alle richieste di questo gruppo di consumatori.

Tali certificazioni si basano sul rispetto di specifici disciplinari di produzione che definiscono i requisiti di prodotto e di processo necessari per la certificazione dell’idoneità e per l’ottenimento del relativo marchio identificativo.

L’adesione a questi sistemi di certificazione volontaria significa per le aziende produttrici superare l’ottica dell’autoreferenzialità, dimostrare la conformità dei propri prodotti ai requisiti vegani/vegetariani specificati dal disciplinare di produzione, ampliare il proprio mercato di riferimento e dimostrare sensibilità e attenzione rispetto alle esigenze del consumatore.

Per i consumatori vegani e vegetariani significa avere una garanzia di conformità dei prodotti alla propria filosofia di vita e una dimostrazione di attenzione e impegno da parte delle aziende verso le proprie esigenze.

vegan-power-resize

Bio e Vegan a confronto

By Sicurezza AlimentareNo Comments

In Italia l’8% della popolazione segue un regime alimentare “plant based”.

Questo significa che all’incirca 4,8 milioni di italiani hanno scelto un modello alimentare vegetariano o vegano, ossia hanno deciso di eliminare, in parte o completamente, gli alimenti di origine animale dalla propria tavola.

Ma il consumatore che decide di acquistare questi prodotto ad un costo spesso maggiore  rispetto agli altri presenti sul mercato, perché riconosce loro un valore aggiunto, come può essere sicuro che il prodotto sia effettivamente vegano o biologico?

È sufficiente che l’etichetta riporti la scritta Bio o Vegan?

Trovi una risposta esaustiva a questa e ad altre domande nel nostro nuovo libro “Prodotti vegan, vegetariani e da agricoltura biologica”

 

copertina-libro- vegan e bio

 

Nonostante la diffusione del fenomeno, le persone che si sono orientate verso una scelta vegana/vegetariana incontrano ancora molte difficoltà quando consumano pasti fuori casa e nell’acquisto di nei supermercati.

Al momento, infatti, non esiste normativa che disciplini il settore della produzione vegana/vegetariana e non è neanche presente una definizione di legge che permetta di definire in maniera univoca questi tipi di prodotti.

Questo vuoto normativo crea non poche difficoltà ai consumatori, che faticano a reperire le informazioni necessarie per compiere una scelta consapevole e adeguata alle proprie particolari esigenze nutrizionali ed etiche.

Anche nell’acquisto di prodotti che riportano il “claim” vegano o vegetariano, il consumatore spesso non si sente sufficientemente tutelato proprio perché al momento non è disponibile una normativa che regolamenti la produzione, l’etichettatura, la commercializzazione e somministrazione di tali prodotti e le relative attività di vigilanza e di controllo.

La produzione di alimenti da agricoltura biologica, al contrario, risulta normata in maniera dettagliata da una normativa europea e nazionale in continuo aggiornamento.

Ad oggi, a livello europeo la materia è regolamentata dal Reg. CE 834/2007 e s.m.i. “Relativo alla produzione biologica e all’ etichettatura dei prodotti biologici ” e dal suo regolamento applicativo, il Reg. CE 889/2008 e s.m.i.

Questi regolamenti descrivono le caratteristiche delle materie prime e dei mezzi tecnologici che possono essere utilizzati per la produzione biologica, stabiliscono le modalità di etichettatura e le regole per l’importazione da Paesi Terzi, definiscono il funzionamento del sistema di controllo.

 

agricoltura-biologica

 

Oltre a ciò affrontano alcuni argomenti di particolare rilevanza, quale la contaminazione da OGM, e definiscono i comportamenti da adottare nel periodo di conversione, cioè quel periodo che intercorre tra la notifica alle autorità di avvio della produzione con metodo biologico e il raggiungimento dei requisiti temporali minimi dall’avvio stesso del metodo.

Un’azienda agroalimentare che intenda produrre alimenti biologici, per ottenere tale certificazione, deve sottoporsi ad un processo iniziale di verifica e, in caso di parere favorevole, a successivi periodici controlli che attestino la conformità alle disposizioni contenute nella normativa che disciplina il settore.

I controlli sono effettuati da Organismi di Controllo autorizzati dall’Autorità Competente (MiPAAF), che le aziende stesse hanno facoltà di scegliere, e sono volti ad accertare l’idoneità e la completezza della documentazione presente in azienda, la rintracciabilità del processo produttivo e il bilancio di massa.

Gli Organismi di Controllo sono poi a loro volta soggetti a verifiche da parte del MiPAAF tese ad accertare l’indipendenza, oggettività ed efficacia dei controlli effettuati.

Nonostante gli stretti controlli, il sistema non è, purtroppo, infallibile.

Come messo in evidenza dalla nota trasmissione televisiva Report, anche in questo settore non mancano le possibili truffe, soprattutto a causa dell’entità del giro di affari coinvolto.

Ovviamente la notizia della presenza di “finti prodotti bio” sul mercato può minare la credibilità del settore dei prodotti biologici e creare un clima di insicurezza e scarsa fiducia nel consumatore, ma è doveroso tenere presente che a fronte di possibili frodi, tante e più numerose sono le aziende che lavorano seriamente e altrettanti gli enti di certificazione che effettuano controlli severi e rigorosi per attestare la rispondenza delle produzioni alla normativa del settore e tutelare gli interessi e le scelte dei consumatori.

 

falsi prodotti bio

 

A questo punto è legittimo chiedersi:  ma se le truffe si verificano nel settore biologico dove esiste una normativa che regolamenta la produzione, cosa succede allora nel settore vegano/ vegetariano dove invece la normativa è assente?

In questo settore il vuoto normativo è in parte colmato dall’esistenza di diverse certificazioni Vegane o Vegetariane, aventi ciascuna un proprio disciplinare di produzione, che le aziende sono tenute ad osservare per l’ottenimento del marchio di riconoscimento Vegan o Vegetariano.

L’iter certificativo quindi varia a seconda dello specifico marchio di riconoscimento scelto dall’azienda.

La presenza di questi sistemi di certificazione volontari volti ad accertare la rispondenza dei prodotti alimentari alle richieste dei consumatori vegani/vegetariani offre un sostegno importante alla produzione e alla commercializzazione di questa tipologia di prodotti, garantendo produzioni rispondenti alla scelta etica del consumatore e facilmente identificabili.

È tuttavia auspicabile che anche il settore delle produzioni vegetariane/vegane sia disciplinato parimenti al settore biologico, perché la presenza di uno schema normativo, e di un relativo sistema di vigilanza, unico e comune permetterebbe alle aziende produttrici di dimostrare la conformità dei propri prodotti a requisiti vegani e vegetariani univoci, e allo stesso tempo aumenterebbe il grado di fiducia e di tutela dei consumatori, anche attraverso la fornitura di informazioni chiare e trasparenti circa l’idoneità e la rispondenza dell’alimento alla propria filosofia di vita.

Vuoi saperne di più sui modelli Vegan e Bio? Leggi un estratto del nostro nuovo libro!

crescita-vegani-vegetariani bio e vegan

prodotti-bio-e-vegan

Certificazioni alimentari vegan e bio? Logico

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Bio e Vegan in Italia:

I prodotti biologici e vegan sono sempre più diffusi sulle tavole degli italiani.

Il mercato del biologico è ormai da anni in costante crescita. L’Italia è un paese ad alta vocazione BIO con più di 55 mila operatori, oltre un decimo dei terreni coltivati destinato alla produzione biologica e un giro d’affari del settore di circa 3 miliardi di euro.

Nonostante la crisi economica infatti, la domanda del biologico ha continuato a crescere rappresentando, in Italia, una delle poche eccezioni alla decrescita dei consumi che ha caratterizzato gli ultimi anni.

prodotti-bio-e-vegan

Anche il mercato del Vegan ha registrato concreti incrementi negli ultimi anni. Si stima che attualmente in Italia il 3% della popolazione tra i 18 e i 64 anni abbia eliminato dalla dieta qualsiasi prodotto di origine animale.

Alla base del trend positivo dei consumi c’è una maggiore sensibilizzazione del consumatore ai temi legati direttamente o indirettamente all’alimentazione quali la salute, l’ambiente, il rispetto per il benessere e la vita animale.

Tali temi, in misura più o meno marcata, sono comuni ai prodotti biologici e vegani che tuttavia è bene ricordare presentano differenze sostanziali:

  • i prodotti biologici sono prodotti ottenuti mediante la produzione biologica ovvero mediante metodi di produzione normati da regolamenti e disposizioni di legge. Tali metodi sono applicabili sia ai vegetali che alla produzione zootecnica e all’acquacoltura.
  • i prodotti vegani sono invece prodotti che escludono ingredienti e derivati di origine animale, quali carne, pesce, strutto, latte e derivati, uova, miele, ecc. Tali prodotti non sono regolamentati da norme di legge ma da disciplinari e certificazioni basati su regole dettate da singole organizzazioni.

Comune denominatore dei prodotti biologici e vegani e delle relative certificazioni alimentari è in ogni caso l’interesse che le imprese agroalimentari stanno mostrando nei loro confronti.

A fronte di una domanda in continua crescita, sempre più imprese intravedono nei mercati Bio e Vegan una concreta opportunità non solo in termini di fatturato e diversificazione dell’offerta ma anche come dimostrazione del proprio impegno per la sostenibilità ambientale e per il rispetto degli animali.

Non a caso negli ultimi anni molte aziende di trasformazione hanno deciso di investire in tal senso, sviluppando nuovi prodotti e nuove linee di produzione, fino a dedicare interi reparti o stabilimenti alla produzione di prodotti biologici e vegan.

Certificazioni alimentari bio e vegan per le aziende

Cosa deve fare un’azienda per certificare un prodotto BIO?

[fusion_builder_container hundred_percent=”yes” overflow=”visible”][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ background_position=”left top” background_color=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” spacing=”yes” background_image=”” background_repeat=”no-repeat” padding=”” margin_top=”0px” margin_bottom=”0px” class=”” id=”” animation_type=”” animation_speed=”0.3″ animation_direction=”left” hide_on_mobile=”no” center_content=”no” min_height=”none”][sc:cta text=”Scoprilo con il seminario gratuito!” url=”https://gruppomaurizi.it/seminario-certificazioni-bio/” button=”Seminario Bio”]

Per produrre, trasformare, distribuire o importare un prodotto biologico, le aziende devono attenersi a disposizioni europee e nazionali in continuo aggiornamento; l’intero assetto normativo europeo è tuttora in fase di riforma e non è lontana l’emanazione di un nuovo regolamento comunitario.

certificazioni-alimentari-bio

Ad oggi, a livello europeo la materia è regolamentata dal Reg. CE 834/2007 e s.m.i. “Relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici” e dal suo regolamento applicativo, il Reg. CE 889/2008 e s.m.i.

I due citati regolamenti e costituiscono la base normativa europea e sono integrati da norme e disposizioni nazionali che ne definiscono i diversi aspetti, sia tecnici che amministrativi.

Per ottenere le certificazioni alimentari ed entrare a far parte del mercato BIO, l’impresa agroalimentare deve sottoporsi ad un processo iniziale di verifica e, in caso di parere favorevole, a successivi periodici controlli che attestino la conformità alle disposizioni contenute nella normativa europea e nazionale.

In particolare, gli operatori che producono, preparano, immagazzinano o importano da un Paese terzo i prodotti biologici devono:

  • notificare l’inizio della propria attività e le eventuali successive variazioni, tramite il Sistema Informativo Biologico (SIB), istituito nel 2012 e che utilizza l’infrastruttura del Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN).
  • costituire il Fascicolo Aziendale quale atto preliminare alla presentazione della notifica.
  • stampare ed inviare la notifica alla Regione di competenza con raccomandata A/R.

Al termine della procedura di compilazione della notifica viene attribuito un numero di identificazione ed avviate la fase istruttoria e l’attività di controllo da parte dell’Organismo di Certificazione indicato in notifica.

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MiPAAF) per gli importatori e le Regioni per gli altri operatori biologici, all’esito positivo dei controlli effettuati dagli Organismi di Certificazione e delle verifiche di competenza, chiudono il procedimento e procedono all’iscrizione dell’operatore negli elenchi delle aziende assoggettate al sistema di controllo.

Tali controlli non sono effettuati direttamente dall’Autorità Competente (MiPAAF), ma Organismi di Controllo da essa autorizzati e che le aziende stesse hanno facoltà di scegliere. Gli Organismi di Controllo sono a loro volta soggetti a verifiche da parte del MiPAAF tese ad accertare l’indipendenza, oggettività ed efficacia dei controlli effettuati.

La frequenza e la natura dei controlli cui l’azienda agroalimentare può essere soggetta sono determinate in base ad una valutazione del rischio di irregolarità e di infrazioni e, tranne specifici casi, in numero di almeno uno l’anno.

Solo il prodotto per il quale viene riconosciuta l’idoneità da parte dell’Organismo di Controllo può avvalersi del logo biologico europeo. Per i prodotti italiani l’etichetta deve indicare inoltre il numero di riferimento attribuito dal MiPAAF all’Organismo di Controllo preceduto dal termine BIO e dalla sigla IT e dalla dicitura:

“Organismo di Controllo autorizzato dal MiPAAF” nonché il codice identificativo dell’operatore attribuito dall’Organismo di Controllo preceduto dalla dicitura: “operatore controllato n…..”.

Cosa deve fare un’azienda per certificare un prodotto Vegan?

[sc:cta text=”Scoprilo con il seminario gratuito!” url=”https://gruppomaurizi.it/seminario-certificazione-vegan/” button=”Seminario Vegan”]

Contrariamente a quanto descritto per i prodotti BIO, non esistono disposizioni obbligatorie o norme di legge per i prodotti Vegan.certificazioni-alimentari-vegan

La certificazione di un prodotto Vegan si basa su regole stabilite da privati quali imprese, organizzazioni, associazioni, enti di certificazione, ecc, che le aziende sono tenute ad osservare al fine dell’ottenimento e dell’utilizzo del marchio di riconoscimento Vegan per un determinato prodotto.

L’insieme di regole e procedure è generalmente contenuto in disciplinari tecnici/standard la cui osservanza da parte delle imprese è spesso (ma non sempre) affidata a
d enti di certificazione incaricati dal proprietario del marchio.

L’iter certificativo per un prodotto Vegan, pertanto, dipende dal marchio Vegan che l’impresa alimentare sceglie per il proprio prodotto.

Esistono diversi marchi di riconoscimento di prodotti Vegan, ciascuno con un proprio disciplinare; in alcuni casi il rispetto del disciplinare è autocertificato dall’impresa alimentare stessa, in altri invece, sottoposto a verifica da parte di strutture terze/enti di certificazione incaricati dal titolare del marchio.

Sebbene esistano pertanto differenze anche significative tra i diversi marchi, alcuni elementi sono ovviamente comuni. Tra essi ricordiamo:

  • l’assenza di ingredienti di origine animale che contraddistingue tutti i prodotti Vegan e che è conseguenza del rifiuto di ogni forma di sfruttamento e uccisione degli animali, il principio di ispirazione alla base della filosofia vegan (applicabile non solo agli alimenti).
  • il divieto all’utilizzo di sostanze e materiali ottenuti o derivati da OGM (sia di origine animale che vegetale).
  • la predisposizione di specifiche procedure per il prodotto vegano, relative all’approvvigionamento delle materie prime, qualifica fornitori, valutazione del rischio per il pericolo di contaminazioni con prodotti/ingredienti convenzionali, ecc.

In conclusione, il mercato dei prodotti biologici e vegani, sostenuto dai nuovi stili di vita e di alimentazione, rappresenta oggi un’opportunità per le aziende alimentari.

Gli operatori di settore che vogliano indirizzare le proprie produzioni verso questi due mercati possono senz’altro indirizzarsi, in primo luogo, verso la formazione e l’informazione, vale a dire indirizzarsi nel raccogliere tutte quelle informazioni preliminari che possano poi permettere di valutare gli eventuali vantaggi di questi due mercati emergenti e delle relative certificazioni alimentari , e quindi di rispondere in modo tempestivo ed efficace alle nuove richieste di consumatori sempre più al passo con i tempi.

 [/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container]

 

 GRUPPO MAURIZI CAMBIA SEDE

 

La nostra Azienda è cresciuta negli ultimi anni e la nostra sede crescerà con noi.

Per fare spazio a nuovi progetti, clienti e collaboratori, abbiamo scelto una sede più grande.

Da lunedì 20 giugno potrai trovarci nel nostro nuovo Headquarter a questo indirizzo:

 

Gruppo Maurizi s.r.l.

Via Pellaro 22, 00178 Roma

 

A partire da tale data tutti i campioni del laboratorio dovranno essere spediti e/o consegnati al nuovo indirizzo.

This will close in 0 seconds

Richiedi una consulenza
icona-preventivo