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TERRA DEI FUOCHI: I CHIMICI PROPONGONO CONTROLLO SU TUTTI I PRODOTTI ALIMENTARI E SULLE FALDE

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Sono ormai diversi anni che l’attenzione pubblica è tutta puntata sulla cosiddetta “Terra dei fuochi”, come esempio di mala gestione ambientale. Questo territorio, che si estende tra la provincia di Napoli e l’area sud-occidentale della provincia di Caserta, è stato interessato da discariche abusive, che hanno rilasciato nel terreno e nelle acque materiali inquinanti, andando così a compromettere il benessere ambientale, animale e umano. 

Il Consiglio Nazionale dei Chimici (CNC) si è pronunciato su questo argomento nel 2015, allertando le Autorità competenti e proponendo di sottoporre a controlli tutti i prodotti alimentari provenienti dalla Terra dei fuochi. 

La nostra salute è forse in pericolo? Ciò che mangiamo è davvero sicuro? Come può essere sanata la Terra dei fuochi? A tutte queste domande diamo una risposta in questo articolo. 

La proposta del Consiglio Nazionale dei Chimici

La Terra dei fuochi è da anni una grande discarica a cielo aperto e ciò crea un grave problema per tutti i prodotti che vengono coltivati in quei territori. Per questo motivo il Consiglio Nazionale dei Chimici ha fatto sentire la propria voce, già nel 2015, lanciando un appello in nome della salute dell’ambiente e delle persone. 

“La soluzione proposta dai Chimici è di mettere in sicurezza queste discariche costituite prima dell’entrata in vigore della normativa e che pertanto non rispondono oggi ai dettami per garantire una buona discarica”, ha spiegato a Rai News 24 Fernando Maurizi, allora segretario del Consiglio Nazionale dei Chimici. “L’unica soluzione è coprire questi terreni in cui possono essere sotterrate sostanze nocive, ma lasciando i rifiuti dove si trovano e garantire un controllo delle falde. Assolutamente non bisogna spostarli altrimenti si provocherebbe solo una movimentazione di rifiuti andando magari a inquinare altri posti”. 

Bisogna pertanto verificare attentamente tutti gli alimenti che provengono da questa zona, in modo tale da garantire che “sia chi produce generi alimentari che i consumatori siano certi che il prodotto che viene da quei territori sia sicuro per l’alimentazione umana”, conclude Fernando Maurizi. 

Perché è chiamata “Terra dei fuochi”?

L’appellativo “Terra dei fuochi” è rimasto attaccato alla provincia di Napoli e di Caserta a causa dell’abbandono incontrollato di rifiuti, seguito quasi sempre dalla combustione degli stessi: sono stati proprio questi roghi a ispirare il nome “Terra dei fuochi”. 

L’abbandono di rifiuti tossici e la frequenza di questi incendi, spesso a opera di clan camorristici, ha causato la dispersione e lo sversamento di sostanze inquinanti nell’ambiente, destando preoccupazione nelle popolazioni locali e nelle amministrazioni comunali, regionali e nazionali. 

Di quale tipo di inquinamento si parla? 

Il danno ambientale causato dai fumi che si sprigionano e delle sostanze inquinanti che possono riversarsi sui terreni agricoli è veramente incalcolabile. Le attività illegali di abbandono e incenerimento dei rifiuti ha compromesso l’ecosistema in maniera permanente, inquinando anche i pozzi e le falde acquifere, mettendo in serio pericolo la salute umana. 

Lo smaltimento illegale dei rifiuti

La situazione all’interno della Terra dei fuochi è degenerata per colpa di un consistente traffico di rifiuti, di cui molti tossici e altamente inquinanti. 

Lo sversamento e l’eliminazione di questi materiali provengono da tutta Italia e, per mezzo delle indagini dei Carabinieri, è stato possibile accertare l’esistenza di un vero e proprio traffico di rifiuti gestito dalla criminalità organizzata. Sono state infatti le dichiarazioni del camorrista pentito Carmine Schiavone ad evidenziare come la Campania fosse destinata a diventare una discarica a cielo aperto, contaminando le falde acquifere e le coste marittime.  

Per contrastare questa situazione, nel 2013 è stato adottato il Patto per la Terra dei fuochi, sottoscritto da 56 comuni della provincia di Napoli e 34 della provincia di Caserta, dalla Regione Campania, dalla Provincia di Napoli e da quella di Caserta, dalla Prefettura di Napoli e di Caserta, dall’ANCI Campania, dall’ARPA Campania, dalle ASL Napoli 1, 2 e 3 e dalla ASL Caserta, oltre al Compartimento ANAS Campania, dal FAI – Fondo Ambiente Italiano, dalle Guardie Ambientali d’Italia, da Legambiente Campania, da ISDE – Medici per l’ambiente e dal Ministero dell’Interno. 

Chi produce i rifiuti tossici che finiscono in questa zona? 

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la produzione dei rifiuti che vengono smaltiti illegalmente nella Terra dei fuochi non proviene solamente dalle aree limitrofe. La verità è che questo traffico illegale di rifiuti coinvolge tutta Italia, per un giro di affari criminale di proporzioni irripetibili. 

Secondo il Rapporto Rifiuti Speciali dell’ISPRA, è la Lombardia, con ben 37,4 milioni di tonnellate (equivalente al 38,8% del totale dei rifiuti del nord Italia) la regione che produce più rifiuti speciali nella Penisola. Seguono il Veneto con poco più di 18 milioni di tonnellate, l’Emilia-Romagna con quasi 14,6 milioni di tonnellate (15,1%) e il Piemonte (circa 13 milioni di tonnellate, ovvero il 13,5%). 

Nel centro Italia la situazione non è migliore: il quantitativo complessivo di rifiuti speciali prodotti è pari a 27,2 milioni di tonnellate, attribuibili per il 37,4% al Lazio (10,2 milioni di tonnellate) e per il  36,6% alla Toscana (10 milioni di tonnellate) 

Al Sud, la Puglia, con una produzione di circa 11,4 milioni di tonnellate, copre il 27,6% del totale, seguita dalla Sicilia con 9,3 milioni di tonnellate (22,5%) e dalla Campania con 9,1 milioni di tonnellate (22%). 

Questo quadro ci aiuta a comprendere come siano le zone dove la densità di attività commerciali e industrie è più alta a produrre la maggior parte dei rifiuti che molto spesso finiscono nella Terra dei fuochi per essere smaltiti illegalmente. 

Cosa si coltiva nella Terra dei fuochi?

La Campania tutta è senza ombra di dubbio un territorio di eccellenza per la produzione agroalimentare. Tuttavia, da quando è scoppiato il caso della Terra dei fuochi, ormai più di dieci anni fa, molti terreni agricoli sono stati interdetti a causa dell’alto livello di inquinanti rilevati che avrebbero potuto contaminare la coltivazione. 

Intere aree sono state sottoposte a sequestro e bonifica e in questi spazi non è possibile coltivare. Diversamente, dove i controlli delle Autorità competenti hanno potuto verificare per mezzo di analisi di laboratorio la sicurezza dei terreni, nelle province di Napoli e Caserta si coltivano diverse varietà di pomodori, di limoni, di frutta e verdura come broccoli, fragole, cavoli e finocchi, oltre all’allevamento di bufale dal cui latte si produce la rinomata Mozzarella di Bufala Campana che tutto il mondo ci invidia.  

Quali conseguenze per la salute?

Disastri ambientali come quello verificatosi nella Terra dei fuochi hanno delle inevitabili ripercussioni sulla salute della popolazione. I fumi cancerogeni generati dai roghi, le emissioni tossiche nell’aria e gli sversamenti inquinanti nel suolo, nei pozzi e nelle falde acquifere costituiscono un fattore di rischio cui è direttamente riconducibile l’aumento di tumori, malformazioni, leucemie e tasso di mortalità, come dimostrato dal Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità. 

Per monitorare la situazione, sono stati istituiti i registri tumori dedicati alla raccolta di informazioni su tutti i casi di tumore che si verificano tra le persone residenti in una determinata ripartizione amministrativa (comune, provincia, territorio di una ASL, regione o nazione). 

Quali sono le conseguenze economiche per il settore agroalimentare?

Allo scoppio del caso nel 2013, molti consumatori hanno evitato di acquistare prodotti agricoli provenienti dalla Terra dei fuochi. Questo ha inizialmente causato un calo dei prezzi, ma con la drastica diminuzione dell’indotto, molte aziende sono andate fallite e il tasso di disoccupazione è aumentato. Dopo più di dieci anni, grazie al concerto fra diverse Istituzioni e Autorità nazionali e locali, si può dire che la produzione agroalimentare della Terra dei fuochi è fra le più controllate d’Italia e che gli alimenti che arrivano sul mercato lo fanno solamente a seguito di un lungo iter di convalida e verifica. 

Come influisce la Terra dei fuochi sulla biodiversità?

La contaminazione ambientale causata dallo sversamento di rifiuti tossici e materiali inquinanti nella Terra dei fuochi ha avuto importanti conseguenze anche sulla biodiversità. 

A tutela dell’ambiente e dei consumatori, il Reparto dei Carabinieri per la Biodiversità di Caserta ha messo in atto un Programma di controllo denominato “Terra dei Fuochi”, attraverso il quale partecipa alle verifiche nel ciclo di produzione e trasformazione dei prodotti agricoli, collaborando con gli altri soggetti istituzionalmente individuati, garantendo il rispetto delle prescrizioni impartite sui terreni agricoli sui quali è inibita la coltivazione. 

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