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Terre e rocce da scavo2019-06-14T10:47:59+02:00

Classificazione terre e rocce da scavo – Decreto Legislativo 152/06 e DPR 120/17

Introduzione

La gestione delle terre e rocce da scavo è una tematica complessa che viene resa ancora più articolata da tutti i provvedimenti normativi che si sono susseguiti dal 2001 fino ad oggi e rimane ancora un argomento in continua evoluzione.

Le terre e rocce da scavo possono essere un rifiuto, un non rifiuto o un sottoprodotto.

  • Sono un rifiuto quando vengono osservati gli adempimenti della Parte Quarta del D.Lgs. 152/06.
  • Sono un non rifiuto quando vengono rispettati i criteri fissati dall’Articolo 185 del D.Lgs. 152/06.
  • Sono un sottoprodotto quando vengono rispettati i criteri fissati dal DPR 13 Giugno 2017 n.120.

Ovviamente, utilizzare un prodotto di scarto come sottoprodotto rappresenta un obiettivo da porsi, sia nell’ottica di diminuire il numero di rifiuti che andrebbero ad intasare gli idonei siti di destino e ad impattare sull’ambiente, sia nell’ottica di vedere trasformato uno scarto, che ha un certo costo di gestione, in una risorsa da impiegare in una nuova attività produttiva.

Come spesso capita in queste situazioni, bisogna cogliere le opportunità che il decreto presenta, ma si tratta di un compito arduo dal momento che la legislazione è giustamente molto complessa e affronta tutti gli aspetti della gestione delle terre e rocce da scavo, dalla progettazione all’utilizzo passando per il deposito temporaneo e definendo gli oneri del proponente, dell’esecutore e del produttore.

In questo articolo discuteremo le modalità di utilizzo delle terre e rocce da scavo come sottoprodotti, andando a vedere quali sono gli adempimenti che la tua azienda deve seguire.

Requisiti minimi per considerare le terre e rocce da scavo come sottoprodotti

Il DPR 120/2017 ha abrogato tutto le normative preesistenti ed è necessario rispettare ogni suo punto affinché le terre e rocce da scavo possano essere considerate sottoprodotto: in caso contrario devono essere gestite come rifiuti.

Per essere sottoprodotti devono essere valide le condizioni di seguito indicate:

  • Le terre e rocce da scavo devono essere prodotte durante la realizzazione di un’opera, esserne parte integrante ma, al tempo stesso, non costituirne lo scopo primario;
  • Le terre e rocce da scavo non devono essere trattate se non attraverso alcune procedure di “normale pratica industriale” stabilite dal decreto;
  • Le terre e rocce da scavo devono essere conformi al piano o alla dichiarazione di utilizzo;
  • Le terre e rocce da scavo non devono contenere altri materiali ad eccezione di PVC, bentonite, calcestruzzo, vetroresina, amianto naturale, miscele cementizie e additivi ma sempre tenendo in considerazione i limiti previsti nella Tabella 1, Allegato 5 del Decreto Legislativo 152/06

terre e rocce da scavo roma

Per utilizzare le terre e rocce da scavo è necessario che:

  • L’opera del sito produttivo sia in possesso di tutte le autorizzazioni richieste dalle norme cogenti;
  • L’opera di destinazione sia in possesso di tutte le autorizzazioni richieste dalle norme cogenti;
  • La valutazione della compatibilità ambientale abbia dato esito positivo;
  • L’utilizzo venga ufficialmente comunicato mediante la Dichiarazione di avvenuto utilizzo.

Che cos’è il Piano di Utilizzo (PdU)

Il piano di utilizzo è l’attestazione di una serie di elementi relativi all’opera (non al singolo al cantiere).

Viene redatto in caso di opere soggette a VIA/AIA con un volume di scavo > 6000 m3.

Viene redatto dal proponente e sottoscritto come dichiarazione sostitutiva di atto notorio per presentarlo all’Arpa competente e all’Autorità VIA 90 giorni prima dell’inizio dei lavori.

Le Autorità competenti hanno a disposizione 30 giorni per poter chiedere integrazioni o verifiche all’Arpa.

Qualora il Piano di utilizzo passasse al vaglio dell’Arpa, quest’ultima ha 60 giorni per esprimersi in merito.

Il Piano di utilizzo non necessita atti di assenso, ma può essere attivato trascorsi i 90 giorni e comunque almeno entro 2 anni dalla presentazione.

Chi è l’esecutore del PdU?

Il proponente del PdU, prima di iniziare i lavori deve nominare un esecutore del PdU e comunicarne le generalità all’Autorità competente. L’esecutore diviene il responsabile del PdU.

Il PdU può essere modificato?

Il DPR 120/2017 prevede la possibilità di aggiornare il piano di utilizzo per due volte al massimo e in caso di modifica sostanziale dei requisiti, a partire dal sessantesimo giorno successivo alla presentazione.

Cosa si intende per modifiche sostanziali?

Per modifiche sostanziali si intende un aumento significativo dei volumi di scavo (> 20%), uno spostamento dei siti di destinazione e/o del deposito intermedio, o l’introduzione di diverse tecnologie per lo scavo.

È prevista una proroga dei termini?

È possibile richiedere una proroga dei termini per l’inizio o per la fine dei lavori, prima della scadenza dei termini,  per un massimo di 730 giorni all’Autorità competente e all’Arpa per giustificati motivi, che saranno valutati e che possono essere accettati o meno.

È possibile presentare un PdU “in bozza”?

Sì. Il proponente può richiedere una verifica preliminare dell’Arpa in modo da ottenere una validazione preliminare e, in questo modo, i termini ordinari si riducono della metà.

Che cos’è la Dichiarazione di utilizzo

La Dichiarazione di utilizzo è un documento presentato dal produttore come dichiarazione sostitutiva di atto notorio, al Comune del sito di scavo e all’Arpa, che attesta il rispetto delle condizioni all’articolo 4 del DPR 120/2017.

Deve essere presentata nei casi in cui l’opera non ricada nelle condizioni per le quali è necessario un piano di utilizzo (vedi punto precedente).

Nella dichiarazione di utilizzo viene riportata la quantità di terre, viene individuato il deposito intermedio, viene dichiarato il sito di destinazione, vengono indicati i tempi di utilizzo (comunque massimo un anno, prorogabile per altri 6 mesi per seri e comprovati motivi).

Deve essere presentata 15 giorni prima dell’inizio dei lavori.

Può essere modificata con un preavviso di 15 giorni per massimo due volte.

Che cos’è il deposito intermedio

Il deposito intermedio è un’area nella quale le terre e rocce da scavo vengono conservate prima dell’utilizzo finale.

Può essere individuato all’interno del sito di produzione, all’interno del sito di destinazione oppure in un terzo sito.

Può essere comune a più cantieri.

Deve essere indicato da opportuna segnaletica. Deve risultare idoneo a livello ambientale e urbanistico.

Il DPR 120/2017 lo regolamenta in tutti i suoi aspetti agli articoli 2, 15 e 21.

Che cos’è la dichiarazione di avvenuto utilizzo

La dichiarazione di avvenuto utilizzo è un documento che deve essere presentato dal produttore/esecutore sotto forma di dichiarazione sostitutiva di atto notorio presso il Comune del sito di produzione, il Comune del sito di destinazione, l’Autorità rilasciante VIA/AIA e l’Arpa competente al sito di destinazione.

Deve essere presentata nei termini previsti dal Piano di Utilizzo o della Dichiarazione di Utilizzo.

È unica anche quando gli utilizzi sono molteplici.

Deve essere conservata per 5 anni.

Il DPR 120/2017 la presenta all’articolo 7, allegato 8.

Che cos’è il documento di viaggio

Il documento di viaggio è la documentazione necessaria al trasporto delle terre e rocce da scavo e deve essere predisposta come prevista dal DPR 120/2017 nell’articolo 6 dell’allegato 7.

Deve essere compilato per ciascuna movimentazione tra i siti e per ciascun automezzo.

Deve essere redatto in quattro copie.

Deve essere indicato il percorso e gli orari. Deve essere conservato per 3 anni.

Quali sono le normali pratiche industriali

Il DPR 120/2017 elenca tutte le operazioni che possono essere condotte sulle terre e rocce da scavo per renderne l’uso maggiormente produttivo, migliorandone le caratteristiche merceologiche:

  • Stesa al suolo
  • Macinazione
  • Selezione granulometrica

Il decreto dettaglia queste operazioni all’articolo 2 dell’allegato 3.

Se il sito presenta un fondo naturale?

Agli articoli 11 e 20, il DPR 120/2017 afferma che l’utilizzo delle terre e rocce da scavo derivanti da siti con fondo naturale è consentito purché vengano impiegati nel sito stesso di produzione  o in siti con caratteristiche similari

Se il sito è soggetto a bonifica?

Occorre fare richiesta ad Arpa per verificare l’idoneità del sito di produzione e di quello di destinazione, così come previsto dal DPR 120/2017 agli articoli 12, 25 e 26.

Come ci si deve comportare nel caso di utilizzo in sito?

La contaminazione deve sempre essere verificata, secondo quanto previsto dall’Allegato 4.

In caso di opere soggette a VIA deve essere presentato un progetto “in bozza”.

In caso di presenza di amianto naturale, le attività di riutilizzo in sito devono essere eseguite sotto la stretta sorveglianza dell’Autorità competente.

Che cos’è il deposito temporaneo?

Qualora le terre e rocce da scavo vengano classificate come rifiuti, assegnando loro i codici EER 170504 o 170503*, prima dell’avvio delle operazioni di recupero o smaltimento, vengono raggruppate nel deposito temporaneo.

Lo smaltimento può essere condotto ogni tre mesi, senza limiti di quantitativi, oppure una volta l’anno purché il quantitativo di rifiuto sia inferiore a 4000 m3 di cui al massimo 800 m3 di pericolosi.

Modifiche rispetto al DM 161/2012

Nel DPR 120/2017 sono stati eliminati tutti i riferimenti ai materiali dragati e ai materiali litoidi da cava, dal momento che sono regolamentati da normative specifiche.

È stato inserito un allegato (Allegato 6) che contiene il modello da compilare per la dichiarazione di utilizzo.

Il trattamento con calce non viene più considerata un’operazione rientrante nelle normali pratiche industriali.

Non è più richiesto di comunicare tutte le informazioni relative al trasporto all’Autorità competente ed è stato semplificato il documento di trasporto.

Le attività di caratterizzazione devono essere condotte prelevando il campione all’interno del cantiere e non è più consentito allestire delle “zone di caratterizzazione” esterne.

Ci sono ancora incongruenze o “buchi” normativi?

Sì. Gli Allegati 1 e 2 del Decreto, relativi alla caratterizzazione e al campionamento, si riferiscono in modo univoco all’Articolo 8, che è specifico per le terre e rocce provenienti da cantieri di grandi dimensioni; l’Allegato 4, relativo alle determinazioni analitiche, si riferisce direttamente all’Articolo 4 che riporta i cantieri di qualsiasi dimensione; l’Allegato 5 discute il Piano di Utilizzo che è relativo ai soli cantieri di grandi dimensioni, ma richiama sia gli Allegati 1 e 2 che l’Allegato 4; l’Allegato 9, relativo alle procedure di campionamento e ai controlli, fa riferimento sia all’Articolo 9, che tratta i cantieri di grandi dimensioni, che all’Articolo 28, che tratta tutte le tipologie di cantieri: ma nell’Allegato 9 si parla propriamente di Piano di Utilizzo e quindi dei soli cantieri di grandi dimensioni.

Alla luce di questo, l’interpretazione migliore è che il protocollo di analisi minimo da eseguire sia quello indicato nell’Allegato 4 e che valga per tutte le tipologie di cantiere e che si debba sempre fare riferimento alle CSC del D.Lgs 152/06 (Parte IV Titolo V). Invece, soltanto per i cantieri di grandi dimensioni, occorre seguire quanto stabilito dagli Allegati 1, 2 e 9 che definiscono il numero minimo di campioni da prelevare e le modalità di controllo che deve seguire l’Arpa.

Caratterizzazione ambientale delle terre e rocce da scavo

In fase progettuale, deve essere prevista una caratterizzazione ambientale per valutare le condizioni del materiale che dovrà essere escavato e il suo rispetto dei requisiti minimi di qualità ambientale.

In fase progettuale sarà anche possibile valutare la necessità o meno di eseguire una caratterizzazione anche in corso d’opera.

La caratterizzazione delle terre e rocce prima dell’inizio dei lavori è a carico del proponente, quella da eseguire eventualmente in corso d’opera è responsabilità dell’esecutore.

Procedure di campionamento

Il Piano di utilizzo deve riportare anche le procedure di campionamento che si intende seguire.

Il Decreto afferma che deve essere sempre preferito un prelievo mediante scavi piuttosto che un prelievo mediante sondaggi.

I punti di prelievo devono essere scelti disponendo una griglia con maglie da 10 a 100 metri (a seconda delle dimensioni del sito) e considerando i nodi della griglia stessa, oppure dei punti all’interno della maglia.

Ad ogni modo, i prelievi devono essere almeno tre e crescono in funzione della dimensione dell’area di campionamento, secondo quanto previsto dalla tabella 2.1 riportata nel metodo:

  • Inferiore a 2500 metri quadrati = 3 punti di prelievo;
  • Tra 2500 e 10000 metri quadrati = 3 + 1 ogni 2500 metri quadrati;
  • Oltre i 10000 metri quadrati = 7 + 1 ogni 5000 metri quadrati

Qualora l’opera si sviluppi in maniera lineare, il campionamento deve essere  eseguito ogni 500 metri di tracciato oppure ogni 2000 metri se in fase progettuale è stato valutata una non eccessiva variabilità. Ad ogni modo, il campionamento deve essere comunque eseguito in corrispondenza di variazioni significative di litologia.

Qualora l’opera riguardi lo scavo in galleria, il campionamento deve essere condotto ogni 1000 metri lineari oppure ogni 5000 metri se in fase progettuale è stato valutata una non eccessiva variabilità. Ad ogni modo, il campionamento deve essere comunque eseguito in corrispondenza di variazioni significative di litologia.

In merito alla profondità di campionamento devono essere prelevati almeno tre campioni: uno da 0 a 1 metro, un altro nella zona di fondo scavo, un altro nella zona intermedia.

Qualora si tratti di scavi di profondità inferiore ai 2 metri, si preleveranno due campioni: uno per ogni metro di profondità.

Ad ogni modo, se è presente una diversificazione litologica anche in senso verticale, è opportuno prelevare aliquote per ogni strato.

Inoltre, se si ritiene opportuno, si potrà prelevare anche un campione di acqua sotterranea mediante campionamento dinamico e in corrispondenza di ciascun punto di prelievo.

Nel caso ci si imbatta in materiale di riporto?

Se nel corso della procedure di campionamento finalizzate alla caratterizzazione ambientale, si individuino materiali di riporto, i punti di campionamento dovranno essere scelti in modo da comprendere le porzioni di suolo interessate da tali materiali e dovrà essere valutata la percentuale in peso dei riporti.

analisi e campionamento terre e rocce da scavo

Analisi di Laboratorio

Prima di consegnare i campioni in Laboratorio, è opportuno procedere con l’eliminazione della componente maggiore di 2 cm, mentre le analisi saranno condotte sul materiale setacciato a 2 mm, ma tenendo conto del peso iniziale del campione comprensivo di scheletro.

Nel caso in cui la componente non setacciata evidenzi la presenza di una possibile contaminazione, il Laboratorio eseguirà le analisi sull’intera porzione consegnata.

 

 

Linee guida e Delibera 54/2019 del SNPA

Il 9 Maggio 2019, il Consiglio SNPA ha deliberato mediante Delibera n.54/2019, di adottare il manuale “Linee guida sull’applicazione della disciplina per l’utilizzo delle terre e rocce da scavo”. Tali linee guida hanno l’obiettivo di essere uno strumento di lavoro per omogenizzare i controlli e la gestione di queste attività su tutto il territorio nazionale

CONCLUSIONI

La gestione delle terre e rocce da scavo è un argomento molto complesso che richiede una conoscenza approfondita delle norme che regolano le autorizzazioni ambientali e una competenza tecnica elevata in tema di caratterizzazione ambientale.

Sicuramente la corretta applicazione e la verifica di tutti i requisiti richiesti dalla normativa cogente permettono di diminuire considerevolmente l’impatto ambientale di alcune grandi opere e permettono anche un risparmio economico non trascurabile.

Un altro aspetto fondamentale riguarda le tempistiche con le quali presentare la documentazione, che sono stringenti e non permettono passi falsi.

Inoltre, la progettazione delle varie fasi deve essere capillare e tenere in considerazione ogni aspetto dell’attività di escavo e richiede anche una grande capacità di previsione.

Infine, la caratterizzazione ambientale richiede dimestichezza con le procedure di campionamento e un’elevata competenza analitica dei tecnici di Laboratorio.

Gruppo Maurizi si avvale di collaboratori esperti in materia di autorizzazioni ambientali ed è dotata di un Laboratorio in grado di eseguire tutte le analisi richieste dal piano di caratterizzazione ambientale.

Siamo dotati anche di tecnici prelevatori esperti che potranno seguire la tua azienda nella progettazione di un piano di campionamento e nel prelievo dei campioni da analizzare, nel rispetto delle procedure tecniche stabilite dal Decreto e assicurando rapidità ed affidabilità.

Periodicamente o su specifica richiesta organizziamo corsi e seminari per approfondire l’argomento.

Se siete un’azienda che si scontra con la gestione delle terre e rocce da scavo e state cercando un consulente di riferimento unico che vi segua in questo processo, non esitate a contattarci.

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