Il rischio fulminazione è regolamentato dall’ articolo 84 del decreto legislativo n. 81/2008, il quale stabilisce che “Il datore di lavoro provvede affinché gli edifici, gli impianti, le strutture, le attrezzature, siano protetti dagli effetti dei fulmini realizzati secondo le norme tecniche”.

Una scarica del fulmine può essere considerata fonte di corrente ideale. Se una corrente elettrica di questo tipo scorre attraverso parti conduttrici si avrà una caduta di tensione descritta con le lege di Ohm: U = I x R.

Se una corrente si forma in un unico punto su una superficie conduttrice omogenea, si crea il cosiddetto gradiente di potenziale; se degli esseri viventi di trovano all’interno del gradiente di potenziale, si forma una tensione di passo, che può avere come conseguenza una scossa elettrica pericolosa.

Più la conduttività del terreno è alta, più piatto risulterà il gradiente di potenziale ed il rischio di pericolose tensioni di passo diminuisce conseguentemente. Se il fulmine colpisce un edificio già dotato d’impianto di protezione contro i fulmini, la corrente di fulmine si scarica attraverso l’impianto di messa a terra dell’edificio e non esiste, pertanto, alcun rischio per le persone presenti all’interno dell’edificio.

Per tali ragioni questo è necessario eseguire l’equipotenzializzazione di tutte le parti conduttrici che si possono toccare, presenti all’interno dell’edificio, se questo viene trascurato, esiste il rischio di pericolose tensioni di contatto in caso di fulminazione.

Valutazione rischio fulminazione: i parametri della corrente di fulmine

Le correnti di fulmine sono costituite prevalentemente da correnti impulsive ed, eventualmente, anche da correnti di lunga durata. Le correnti di fulmine sono normalmente correnti impresse (come se fossero generate da generatori ideali di corrente) e difficilmente sono influenzate dagli oggetti colpiti. I parametri caratteristici sono i seguenti:

Vuoi saperne di più?

Chiamaci allo 06 7840919
  • Valore di picco (o di cresta) Imax: valore massimo raggiunto dalla corrente di fulmine in kA
  • Carica della corrente di fulmine Qfulmine: (ґi dt);
  • Pendenza massima:
  • Energia specifica associata alla corrente di fulmine: (ґi 2 dt)
  • Corrente massima di fulmine

La valutazione del rischio

Il datore di lavoro deve considerare i seguenti aspetti quando effettua una valutazione specifica relativa al rischio fulminazione di questo tipo:

  • Tipologia di edificio: è necessario valutare le caratteristiche dimensionali e strutturali, di ubicazione, di destinazione d’uso, e di compartimentazione antincendio dell’edificio. E’ fondamentale anche considerare il tipo di impianti elettrici e telecomunicazione presenti, o in ingresso, al carico di incendio presunto, alla presenza, o meno, di mezzi adeguati per fronteggiare o rivelare la presenza di eventuali incendi, consente di valutare se la struttura è statisticamente autoprotetta dai fulmini (ossia protetta in relazione alle proprie stesse caratteristiche), oppure necessita di adeguati mezzi di protezione esterni quali LPS (parafulmine, gabbia di Faraday, ecc.), SPD (limitatori di sovratensione), o accorgimenti di altra natura (mezzi di rivelazione/estinzione automatico in caso di incendi, asfaltatura del suolo, ecc.)

 

  • Sorgenti di danno: la corrente di fulmine è la principale sorgente di danno. Le sorgenti considerate sono distinte in base al punto d’impatto del fulmine:
    S1: fulmine sulla struttura
    S2: fulmine in prossimità della struttura
    S3: fulmine su una linea
    S4: fulmine in prossimità di una linea

 

  • Tipo di danno: Nelle applicazioni pratiche della determinazione del rischio si distingue tra le tre tipologie principali di danno che possono manifestarsi come conseguenza di una fulminazione:
    D1: danno ad esseri viventi per elettrocuzione
    D2: danno materiale
    D3: guasto di impianti elettrici ed elettronici

 

  • Tipo di perdita: Ciascun tipo di danno, separatamente o in combinazione con altri, può produrre diverse perdite nella struttura da proteggere. Debbono essere presi in considerazione i seguenti tipi di perdita:
    L1: perdita di vite umane (inclusi danni permanenti)
    L2: perdita di servizio pubblico
    L3: perdita di patrimonio culturale insostituibile
    L4: perdita economica (struttura, contenuto e perdita di attività)

 

  • Rischio specifico: ad ogni perdita corrisponde un rischio specifico. Il rischio (R) è la misura della probabile perdita media annua. Per ciascun tipo di perdita che può verificarsi in una struttura deve essere valutato il relativo rischio. I rischi da valutare in una struttura possono essere:
    R1: rischio di perdita di vite umane (inclusi danni permanenti)
    R2: rischio di perdita di servizio pubblico
    R3: rischio di perdita di patrimonio culturale insostituibile
    R4: rischio di perdita economico

Per valutare i rischi R debbono essere definite e calcolate le relative componenti di rischio che rappresentano i rischi parziali dipendenti dalla sorgente e dal tipo di danno; ciascun rischio R è quindi la somma delle sue componenti di rischio. Nell’effettuare la somma, le componenti di rischio possono essere raggruppate secondo la sorgente ed il tipo di danno.