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L’Italia apre alle coltivazioni OGM e scoppiano le polemiche

La normativa sugli organismi geneticamente modificati (OGM) è oggetto da tempo di un ampio dibattito che coinvolge le istituzioni europee e gli Stati membri dell’Unione. L’Italia, in quanto Stato membro, deve adeguare le proprie disposizioni nazionali a quelle comunitarie, al di là di ogni possibile polemica. 

Cerchiamo di capire insieme, con obiettività e seguendo un metodo scientifico, qual è la reale situazione in Italia e in Europa sui prodotti OGM nella filiera alimentare. 

Il significato di OGM

Un organismo geneticamente modificato (OGM) è un organismo, diverso da un essere umano, in cui il materiale genetico (DNA) è stato modificato in un modo differente da quanto avviene in natura, con l’accoppiamento e la ricombinazione genetica naturale. L’applicazione delle moderne biotecnologie permette di trasferire tratti di geni selezionati da un organismo all’altro, anche di specie non correlate, per esempio tra batteri e piante. 

Lo storico divieto di coltivazione in Italia

La penetrazione delle colture geneticamente modificate in Italia è stata fortemente contrastata dai ministri per le politiche agricole e forestali Pecoraro Scanio (nel 2000-2001, Governo Amato II) e Alemanno (dal 2001 al 2006, Governo Berlusconi I e II). 

Tuttavia, l’Italia, in quanto Stato membro dell’Unione Europea, ha l’obbligo di recepire le Direttive comunitarie e di ottemperare i Regolamenti. Di conseguenza, non è possibile limitare l’importazione di prodotti OGM autorizzati a livello europeo né vietarne la coltivazione se non per motivazioni scientificamente supportate.  

Ad oggi, sussiste il divieto di coltivazione OGM in Italia per tutelare la salute della popolazione. 

La recente apertura verso l’OGM

La più recente apertura verso l’OGM ha inizio nel 2013, a seguito del caso Monsanto 810. All’epoca fu, infatti, annunciata la firma di un decreto che proibiva uno dei più diffusi prodotti OGM, il mais Monsanto 810. Ancora nel 2015 il Consiglio di Stato respinse il ricorso di un agricoltore friulano, Giorgio Fidenato, sostenitore delle colture di mais geneticamente modificato, che chiedeva il permesso di utilizzare questo tipo di sementi. La sentenza ribadiva il divieto italiano di qualsiasi coltivazione di piante e raccolti OGM.  

Questo lungo iter giuridico si è concluso nel 2017, quando la vertenza è stata portata davanti alla Corte di giustizia europea, che, decidendo sul ricorso di Fidenato, il 13 settembre 2017 ha pronunciato una sentenza in cui viene censurato come ingiustificato il divieto di coltivazione sancito dal decreto interministeriale del 2013. 

L’importazione di prodotti OGM in Italia

Al momento in Italia non è consentito né sperimentare né coltivare piante geneticamente modificate in campo aperto, mentre sono consentite le importazioni da Paesi terzi produttori (USA, Canada, Argentina, Brasile i più importanti) di derrate di mais e soia, con Eventi GM autorizzati nella UE, a fini di trasformazione industriale per l’alimentazione umana e animale con la relativa menzione in etichetta obbligatoria in caso di presenza superiore allo 0,9%. 

I timori sulla salute

Quando si parla di OGM il dibattito pubblico si concentra sempre sui potenziali rischi per la nostra salute. In verità, eminenti scienziati di tutto il mondo sono favorevoli alla loro produzione, soprattutto se si guarda al rapporto tra OGM e fitofarmaci.  

“Gli unici Paesi dove da dieci anni sta diminuendo l’uso di fitofarmaci sono quelli che hanno introdotto gli Ogm. Viceversa, dove gli Ogm sono proibiti, il commercio di veleni è in costante crescita” dice il professore Francesco Sala, biotecnologo vegetale. 

Lo stesso caso del mais MON 810 ci dice molto su questo tema: il prodotto era stato geneticamente modificato per essere più resistente ad alcune tipologie di insetti, rendendo superfluo l’utilizzo di grandi quantità di fitofarmaci. 

Quali sono i prodotti OGM già presenti in Italia?

Sono quindici gli organismi geneticamente modificati, meglio noti come OGM, autorizzati in Europa.  

Si tratta di: 

  • dieci tipi di mais 
  • due di soia 
  • tre di colza 

Vengono tutti importati dalle aree extra UEe utilizzati come mangimi per gli allevamenti di tutti i Paesi della Comunità, Italia compresa. L’Europa non è in grado di produrre tutti i mangimi necessari ai nostri allevamenti animali ed è costretta perciò a importare mangimi fuori dall’UE. 

 OGM: l’importanza di saper leggere le etichette

Saper leggere le etichette è un elemento indispensabile per il consumatore così da potersi tutelare da eventuali truffe e individuare gli ingredienti geneticamente modificati. 

I prodotti costituiti o contenenti o derivati da OGM, sia alimenti che mangimi, sono soggetti ai requisiti di etichettatura e tracciabilità stabiliti con i Regolamenti comunitari n. 1829/2003 e n. 1830/2003.  

Lo scopo è fornire informazioni chiare per permettere ai cittadini di effettuare una scelta d’acquisto consapevole. 

Il Regolamento (CE) n. 1829/2003 si incarica anche di fissare le soglie di tolleranza della presenza accidentale o tecnicamente inevitabile di OGM, per cui anche gli alimenti derivati da OGM, destinati al consumatore finale o ai fornitori di alimenti per la collettività, devono riportare in etichetta la dicitura relativa alla presenza di OGM. 

In poche parole, tutti i prodotti alimentari costituiti o contenenti OGM o derivati da essi, con una presenza superiore allo 0.9% di questi ingredienti, devono riportare in etichetta una delle seguenti diciture: 

  • “contiene organismi geneticamente modificati”  
  • “contiene (nome dell’organismo) geneticamente modificato”. 

Tale obbligo non si applica tuttavia agli alimenti che contengono OGM autorizzati, oppure sono costituiti o prodotti a partire da OGM autorizzati in proporzione non superiore allo 0.9% degli ingredienti alimentari, purché tale presenza sia accidentale o tecnicamente inevitabile. 

Il Regolamento (CE) n. 1830/2003, invece, stabilisce che gli alimenti GM devono rispettare anche le prescrizioni stabilite in materia di tracciabilità. 

Essa viene definita specificatamente per questo settore come 

la capacità di rintracciare OGM e prodotti ottenuti da OGM in tutte le fasi dell’immissione in commercio attraverso la catena di produzione e di distribuzione. 

Per garantire la tracciabilità gli operatori che trattano prodotti contenenti, costituiti o ottenuti da OGM hanno l’obbligo di fornire al successivo operatore della filiera, in tutte le fasi di produzione e distribuzione, una specifica informazione in merito. 

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